Mortal Shell 2: Recensione di un gioco talmente bello che sembra uscito dalla fucina di From Software

Mortal Shell 2 è la prova che si possono fare ottimi souls anche se non si è from software

di Simone Marcocchi
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Dopo aver provato ampiamente la demo - per altro quasi per caso -, mi si è immediatamente accesa una grandissima curiosità. Era migliorato tutto: animazioni, situazioni, combattimenti e ambienti… ma andiamo a scoprire come si è comportato nella versione definitiva.

Non è solo un guscio vuoto...

Mortal Shell 2 prende le fondamenta del primo capitolo e le amplia in modo piuttosto evidente. Se il primo Mortal Shell era un soulslike compatto, quasi claustrofobico, costruito attorno alla meccanica dei Gusci e a un mondo volutamente enigmatico - anche se estremamente breve -, il seguito punta a una struttura più vasta, con aree più articolate, maggiore libertà di esplorazione e un sistema di progressione sensibilmente più profondo.
Nel combattimento ritrovi immediatamente il peso degli scontri tipico della serie. Gli attacchi sono lenti, deliberati e richiedono sempre di valutare attentamente la distanza dal nemico.

Non è un gioco in cui si può premere ripetutamente il tasto d'attacco sperando di vincere per aggressività. Ogni colpo comporta un impegno temporale e spesso lascia scoperti per qualche istante. Tuttavia, rispetto al primo capitolo, il sistema appare più dinamico. Le animazioni risultano più fluide e la gestione delle armi offre un numero superiore di opzioni tattiche, soprattutto grazie all'espansione delle armi secondarie e dei potenziamenti sbloccabili tramite la Forgiatar. Qui si deve aprire una piccola parentesi personale, in quanto a causa di alcuni bug, nonostante avessi trovato determinati componenti, ho dovuto fare a meno di alcuni potenziamenti a causa del fatto che un npc non ha "capito" che avevo reperito un elemento utile a migliorare la sua forgia e quindi… amen.

Sembra uscito dalle fucine di From Software, ma...

La differenza principale rispetto ai Souls di FromSoftware è che Mortal Shell 2 continua a premiare la capacità di assorbire la pressione nemica anziché limitarla alla semplice schivata. Nei Dark Souls, in Elden Ring o in Bloodborne il giocatore basa gran parte della sopravvivenza sul movimento, sul posizionamento e sull'invulnerabilità temporanea delle schivate. In Mortal Shell il concetto di resistenza e di tempismo rimane centrale, ma il gioco continua a ruotare attorno alla gestione del proprio corpo ospite e delle sue capacità specifiche. Il risultato è un ritmo spesso più metodico e brutale.

Considerate però che il parry ora ha un peso fondamentale e alcune build ne approfittano particolarmente, ma dovrete studiare parecchio i vostri avversari.
Un elemento molto interessante infatti è il comportamento dei nemici. In molti soulslike tradizionali il mondo sembra spesso attendere il giocatore. I nemici pattugliano o restano in allerta finché non vengono coinvolti. In Mortal Shell 2 capita invece più frequentemente di assistere a situazioni autonome. Alcune creature si affrontano fra loro, gruppi rivali possono entrare in conflitto e determinati eventi sembrano verificarsi indipendentemente dalla presenza del protagonista.

Questo contribuisce a rendere il mondo più vivo e meno artificiale. Talvolta il giocatore può persino sfruttare questi scontri per conservare risorse o attirare l'attenzione di avversari particolarmente pericolosi.

Anche il sistema di progressione è cambiato sensibilmente. Nel primo Mortal Shell la crescita del personaggio era fortemente legata alla conoscenza e al miglioramento dei Gusci disponibili. La personalizzazione esisteva, ma risultava relativamente controllata. In Mortal Shell 2 il livellamento assume un ruolo più importante. Pur mantenendo l'identità unica della serie, il gioco introduce una sensazione più vicina ai classici giochi di ruolo action. Il giocatore ottiene nuove possibilità di sviluppo, investe risorse nelle armi e nelle capacità, e costruisce progressivamente uno stile di combattimento più definito.

Anche la lore conserva l'approccio criptico della serie. Il primo Mortal Shell raccontava la propria storia attraverso descrizioni di oggetti, dialoghi frammentari e ambientazioni decadenti. Molti dettagli erano lasciati all'interpretazione del giocatore. Mortal Shell 2 continua su questa strada ma arricchisce notevolmente il numero di personaggi, fazioni e riferimenti storici presenti nel mondo di gioco. La narrazione rimane indiretta e misteriosa, ma il contesto appare più ampio e strutturato.

Questo però resta a mio avviso l'elemento più debole dell'intero comparto. C'è un'infinità di ispirazione negli ambienti, ma non altrettanto adeguato approfondimento su di essi, nonostante comunque si lasci "vestire" dal giocatore in modo impeccabile.

Dal punto di vista dell'esplorazione si percepisce forse la differenza maggiore rispetto al primo capitolo. L'originale aveva una struttura compatta e intrecciata, con un numero limitato di grandi aree. Mortal Shell 2 trasmette maggiormente l'impressione di un viaggio attraverso regioni differenti, con dungeon, insediamenti e percorsi secondari che invitano a deviare dalla strada principale. Questo non lo trasforma in un open world alla Elden Ring, ma aumenta notevolmente il senso di avventura.