Land of The Vikings, la recensione. Il city builder per il vichingo che è in voi

di Simone Rampazzi

Leggendo le notizie sui giornali, soprattutto quelle che riguardano la politica, si finisce spesso per scadere nell’ovvietà. Una delle frasi più gettonate recita: «se ci fossi io, le cose sarebbero certamente diverse!». Certo, si fa presto a parlare, e chissà se magari gli stessi chiacchiericci da bar possano applicarsi anche nel mondo videoludico, soprattutto quando tra le mani vi capita un gestionale come Land of the Vikings. 

Tradotto in soldoni, un city builder piuttosto elaborato interamente dedicato al contesto storico dei vichinghi. Come nelle serie tv, o quasi, il ruolo di capo, o jarl, o sovrano di un determinato territorio non doveva essere cosa facile, soprattutto quando bisognava avere a che fare con tutte le difficoltà che la natura, o i vicini belligeranti, ponevano lungo il cammino.

Su questa pietra costruirò la mia casa

Trattandosi di un client early access al momento non sono presenti diverse modalità a cui prendere parte nel gioco. Quando cercherete di creare una partita, infatti, avrete solo la possibilità di scegliere uno stemma personalizzato con cui rappresentare il nostro casato vichingo, seguito subitamente da una piccola selezione di mappe, quello che in soldoni vuole essere la classica introduzione a quello che potrebbe diventare il gioco in futuro. 

Oltre a decidere la grandezza della mappa, e la distribuzione delle risorse al suo interno, non potrete effettivamente fare altro, come ipoteticamente selezionare un numero di giocatori guidati dall’IA, oppure decidere di affrontare un match seguendo le classiche regole delle skirmish vecchio stampo.

Catapultati nel gioco nel ruolo dello jarl, inizialmente le cose sembrano facili. Sembra di trovarsi davanti alla classica gestione comunale, quella dove arrivano i cittadini scontenti a dirti cosa non va, mentre tu rassicuri tutti e inviti alla calma col fine di prendere tempo e decidere il da farsi. Grazie al tutorial, Land of the Vikings parte in modo piuttosto lineare: ci spiega che il mondo ha da offrire le solite risorse naturali da sfruttare, rappresentate da legna, cibo e pietra, il tris vincente con cui nei video su Youtube vedi gente nella giungla tirare su case migliori che in certi paesi italiani.

Per raccoglierle bisogna impiegare parte della popolazione, una cosa che dovete tenere a mente soprattutto quando, successivamente, dovrete decidere le assegnazioni per ogni cittadino iscritto all’ufficio di collocamento. Come dicevamo si parte con poco: alcuni vanno a fare i carpentieri, altri si dedicano all’agricoltura, e via via ci si trova a gestire un villaggio dove è importante decidere tutto nel dettaglio, tenendo in considerazione le capacità di ogni membro della comunità.

Ogni volta che apri un menù ti rendi conto che una cosa potevi farla meglio. Per dire, scegliere un medico intelligente potrebbe decretare la sopravvivenza di molti soprattutto durante l’inverno, o gli acciacchi della vecchiaia, o selezionare cacciatori forti potrebbe garantire un miglior approvvigionamento di carne e pellame. Ognuno deve aver modo di trovare il proprio ruolo nel mondo, sebbene in questo caso ci si trovi a essere come la divinità di Black & White (ve lo ricordate?), tant’è che a mancare è solo il cursore a forma di mano.

Una gestione capillare

Partita dopo partita si finisce con imparare i segreti del mestiere. Magari, si arriva persino ad anticipare la costruzione di qualche edificio, giusto per garantire una migliore longevità del villaggio, che dovrà resistere a diverse difficoltà, non solo identificate dal classico cambio stagionale. In Land of the Vikings sono presenti diverse situazioni in cui da capovillaggio saremo costretti a prendere situazioni scomode.

Alcune volte dovremo sedare i litigi delle famiglie, altre dovremo identificare e decidere le sorti di qualche ladro, nel peggiore dei casi capiterà di fronteggiare persino la furia degli elementi, con terremoti e tragedie pronti a creare un notevole scompiglio. Il focus maggiore va tenuto sui cittadini, inutile girarci intorno, se non altro perché senza di loro la ruota lavorativa ci mette un attimo a fermarsi, creando così notevoli disagi compreso il nostro fallimento come leader della città.

Come ogni city builder che si rispetti, anche qui troviamo un tech tree molto semplice da consultare, pensato chiaramente col fine di garantire al giocatore uno sviluppo trasversale, giacché si può preferire di inseguire uno stampo più guerrafondaio, con edifici dedicati, oppure uno maggiormente votato al commercio. Il secondo risulterà molto utile in entrambi i casi, visto che una delle risorse in gioco è rappresentata dall’argento, moneta che si può ottenere solo tramite gli scambi o la vendita delle risorse al mercato.

Con legna e pietra potremo costruire la maggior parte degli edifici, e andando avanti basterà raffinare quest’ultime al fine di costruire strutture migliori. Le monete d’argento servono per la parte decorativa, o per sedare le dispute tra cittadini, motivo per cui è sempre averne una buona riserva se non si vuole incappare in problemi grossi. Una maggiore rosa di variabili garantirebbe sicuramente maggiore divertimento, elemento che probabilmente verrà visionato dagli sviluppatori lungo il percorso che condurrà il gioco fuori dalla zona di early access.

E la famiglia come sta?

Tecnicamente parlando Land of the Vikings si appoggia su un motore grafico ben utilizzato, soprattutto quando si va a osservare il rendering delle texture applicate alle strutture e ai cittadini, che vediamo ben realizzati anche nel momento in cui ingrandiamo la visuale al suo massimo. Le impostazioni grafiche garantiscono al titolo di potersi adattare alle diverse configurazioni presenti in commercio, anche le più scafate, sebbene come al solito è inutile negare un sacrificio a corredo qualora metteremo ognuna delle impostazioni suddette al minimo.

La colonna sonora è ridotta all’osso, necessita sicuramente di qualche musica altisonante e ben acclimatata nel contesto. Al netto di questo il gioco funziona egregiamente, ricreando un buon livello di intrattenimento considerando soprattutto il genere trattato.