Kingdom Come: Deliverance

Kingdom Come Deliverance

1405. Il Regno di Boemia è prossimo alla guerra e una lotta fraterna, quella tra Venceslao e Sigismondo, funge da sfondo alla storia fittizia di Henry, protagonista che andremo a interpretare nel videogioco Kingdom Come: Deliverance.

Sviluppato dalla società ceca Warhorse Studio, il titolo promette grandi soddisfazioni in termini di fedeltà storica, considerato soprattutto che gli sviluppatori hanno fatto particolare attenzione a ricreare un setting storicamente accurato, quanto adattato alla vicenda fittizia a cui prenderemo parte durante gli eventi del gioco. Può un semplice fabbro ribellarsi al proprio destino?

Kingdom Come: Deliverance

TEMPI DURI RICHIEDONO MISURE DRASTICHE

Come enunciato poc’anzi i tempi sono duri e Skalitz, un borgo governato dal feudatario locale Radzig Kobyla, viene attaccato a sorpresa dall’esercito di Sigismondo. Henry assiste inerme alla morte dei genitori e fugge subito dopo, mettendo in piedi una serie di eventi volta a fargli ottenere vendetta.

Tale preambolo verrà vissuto dal giocatore sotto forma di lungo e districato tutorial, nel quale vengono presentate tutte le informazioni necessarie per sopravvivere a lungo in quel della Boemia. Trattandosi di un gioco di ruolo tendente paradossalmente alla simulazione, ci troveremo spesso in situazioni complicate da risolvere, dopo non basterà soltanto l’uso della forza bruta per avere la meglio contro il nemico di turno.

Se la configurazione comandi può ingannare in termini di semplicità, lo stesso non si può dire per tutte le altre meccaniche di gioco, che risultano molto più complesse da padroneggiare. Come visto in altri giochi di ruolo, le abilità del personaggio progrediscono con la pratica, tranne in questo caso Leggere e Borseggiare, le quali possono essere solamente addestrate mediante l’apposito insegnante. È evidente che il giocatore dovrà scegliere sin da subito come impostare il proprio stile di gioco, al fine di poter cominciare gradualmente a utilizzare determinate armi così da farne salire più velocemente la competenza.

Supponiamo di volerci addestrare nell’uso della spada. Henry, dopo la prima fase di prologo/tutorial, arriverà alla città di Rattay dove potrà imparare i rudimenti del combattimento da Ser Bernard, l’unico personaggio ad essere in grado di insegnarci anche Combo e Mosse Speciali.

Il gameplay mostra tutta la sua profondità tirando fuori dal cilindro una serie di meccaniche sfidanti, che prevedono la possibilità di attaccare il nemico sfruttando cinque direzioni più una centrale, dedicata all’affondo. Descritto a parole può sembrare facile, ma l’IA dei nemici si mostrerà sin da subito particolarmente ostica, mettendoci contro degli avversari pronti a condurre questa danza mortale senza darci la minima possibilità di sbagliare. La difficoltà, in questo senso, viene aggravata a seconda delle ferite che Henry può riportare, motivo per cui vi consigliamo di avere un approccio decisamente più cauto, magari salvando anche più volte la partita.

Aprendo una piccola parentesi sui salvataggi, il gioco cerca di rispecchiare le dinamiche piuttosto ostiche del periodo storico, proponendo un sistema di salvataggio diviso in due: automatico, quando partono le quest o avviene un evento importante, oppure manuale, grazie all’utilizzo di una particolare risorsa alcolica chiamata Grappa del Salvatore. Quest’ultima non è certamente facile da reperire, poiché il taverniere più gentile della città non sarà disposto a vendercela a meno di 90 groschen, mentre il nostro alter-ego potrà imparare qualcosa sull’alchimia soltanto nelle fasi più avanzate dell’avventura.

Tornando al combattimento, Kingdom Come: Deliverance mostra ogni fibra del suo essere permettendo al giocatore una totale libertà di approccio, coadiuvata proprio dal sistema delle cinque direzioni da cui poter colpire. Un fendente può essere decisivo se inferto dalla giusta direzione, ma sarà lo stesso Bernard ad invitarci nel diversificare le azioni, cercando di essere rapidi e intuire le possibili mosse che farà il nostro avversario. Cambiare approccio significa cambiare armi e tattiche di guerra, cercando di servirsi dei punti deboli del nemico al fine di chiudere il combattimento quanto prima.

Un personaggio munito di chain mail, per esempio, sarà molto più vulnerabile alle armi contundenti, mentre un nemico vestito di stracci sarà particolarmente inerme nei confronti delle armi da taglio. Fondamentalmente diventa indispensabile gestire il vigore nel migliore dei modi, così da non rimanere senza fiato e quindi scoperto agli attacchi dei nemici.

Il tasto (Q) serve a parare, ma anche in questo caso il sistema prevede una parata standard tenendo semplicemente premuto il tasto, oppure una più elaborata dove il giocatore non consumerà vigore premendo la parata nel momento giusto. Oltre a parare è possibile schivare gli attacchi muovendosi nella direzione opposta al medesimo, ma in questo caso entriamo in una sfera sinceramente molto più complessa, che richiederà parecchio tempo prima di venir padroneggiata a dovere.

Scegliere la tattica diventa praticamente fondamentale, proprio perché i nemici ricorreranno a tutto ciò in loro potere per cercare di farvi fuori senza diritto di replica. Vi basti pensare che un campo briganti, per esempio, può essere attaccato soltanto a patto che i nostri interventi siano silenziosi e precisi, poiché troppo rumore comporterà il suono di un allarme contestuale a un prevedibile, quanto letale, accerchiamento da parte del nemico.

ATTENTI AL LUPO!

Trattandosi di un gioco completamente in singolo, Kingdom Come propone una serie di quest avvincenti che possono tradursi, al netto delle tempistiche indicate dagli sviluppatori, in almeno 100 ore di contenuti e racconti. Henry può incontrare delle persone casuali pronte a chiedere il suo aiuto, oppure può essere chiamato in causa dal suo lord per ripulire alcuni accampamenti popolati da briganti e, peggio ancora, trovarsi coinvolto in macchinazioni di potere molto più grandi di lui.

Il bello è che ci sono quest e quest. Alcune, tanto per fare un esempio, hanno una tempistica improrogabile e ciò le rende, piacevolmente, più divertenti da seguire perché se fallite andranno a cambiare lievemente il corso della narrazione. Durante le nostre indagini verremo coinvolti in un efferato omicidio e saremo chiamati in causa, ovviamente, per scoprire il mandante e trovare i banditi che hanno preso parte al massacro: dopo aver trovato un testimone scomodo, il nostro alter-ego torna indietro dal proprio generale in comando per comunicare cosa ha scoperto, venendo poi severamente rimproverato per aver abbandonato la ronda senza avvisare nessuno. Le quest, inoltre, continuano ad andare avanti seguendo un proprio ciclo vitale.

Non è stato piacevole tornare a Rattay e venire fermati da pericolosi strozzini, solo per esserci dimenticati di pagare il debito portato avanti dal nostro padrone di casa. Alcuni appuntamenti possono essere mancati, ragione che porterà il gioco open world a modificare il suo scorrere degli eventi, regolandosi su ciò che il giocatore fa mentre gioca. Tale fattore regala un grado di immersività non indifferente, coadiuvato d’altronde dal dubbio di aver spesso saltato qualcosa importante da fare, scoprendo magari in seguito che il cammino da noi scelto per risolvere il caso poteva essere intrapreso da tutt’altra direzione.

Kingdom Come: Deliverance

SCRITTO MEGLIO DELLA DIVINA COMMEDIA

A discapito di quanto potrebbe fare un fabbro analfabeta nel Medioevo, le schermate dedicate all’inventario rappresentano un vero e proprio reliquiario, pronto a spiegarvi tutto ciò che c’è da sapere sul titolo. Premendo il tasto (I) è possibile accedere all’inventario, suddiviso per categorie utili a poter spulciare tutto quello che vi serve, facendo chiaramente attenzione al peso trasportabile dal nostro personaggio. Il pannello Giocatore (P) regala altri dettagli su Henry, suddivisi tra Attributi (Forza, Agilità, Vitalità e Dialogo) Battaglia (Arte Bellica, Difesa, Arco, Etc) e Abilità (Cavallerizzo, Furtività, Alchimia, Etc) ognuna da addestrare semplicemente tramite utilizzo prolungato.

Una volta raggiunto un grado di maestra potranno essere sbloccati dei talenti, che funzionano praticamente come i feats visti tantissime volte su Dungeons & Dragons. La scheda Effetti è utilissima per identificare parte dei bonus/malus che il giocatore può subire durante la propria avventura, mentre la Reputazione saprà descriverci meglio come qualsiasi cittadino sarà più propenso a fidarsi di noi (fate comunque attenzione alla vostra condotta).

Non mancano tantissimi extra all’appello. Esiste infatti la possibilità di scassinare le serrature, anche se il minigame a corredo non è proprio così preciso e affidabile, oppure di giocare d’azzardo con i dadi soltanto nelle taverne degne di questo nome, e il bello di tutte queste caratteristiche è che rimangono del tutto unite da un unico pericolosissimo collante: la casualità.

Il nostro consiglio è quello di seguire fedelmente i tips prodotti dal gioco, così da non incorrere in sgradevoli punizioni da parte del vostro circondario, pena la prigione!

Kingdom Come: Deliverance

QUALCHE DIFETTO C’E’ SEMPRE

Dopo aver assistito all’installazione della patch al day-one del gioco, abbiamo constatato che molti bug e glitch sono stati rimossi per l’occasione, mentre altri sono invece rimasti inspiegabilmente legati soprattutto all’utilizzo del cavallo. Durante la nostra missione nel mondo, il nostro alter-ego può richiamare un cavallo di sua proprietà premendo il tasto (X), peccato che questa stessa operazione può essere effettuata durante la semplice esplorazione, rendendovi a tutti gli effetti “più semplice” gestire i combattimenti con i nemici.

Il nostro esempio più lampante riguarda i campi dei briganti. Molto spesso il gioco propone di uccidere il capo di alcuni rifugi e, anche se può risultare estremamente complesso, ci siamo ritrovati a risolvere la questione in quattro e quattr’otto, semplicemente tirando frecce dal nostro cavallo mentre i nemici erano praticamente fermi. Forse l’IA non riesce a gestire ancora bene il pattern di azione contro il nemico, motivo che spesso li fa letteralmente “incastrare” tra il fogliame, rendendoli del tutto vulnerabili ai nostri attacchi.

Recuperare le frecce rappresenta forse la sfida più ardua, ma vi accorgerete che da un certo momento in poi potrete collezionare diverso materiale “junk” inserendolo nella bisaccia del cavallo, così da poter trasportare più roba al mercante più vicino per fare un sacco di soldi. L’economia nelle città è particolarmente florida e con questo metodo, fortunatamente, sarà difficile restare a bocca vuota o senza soldi.

La mappa di gioco (M) sblocca alcuni luoghi di viaggio rapido solo una volta averli esplorati, fattore che rende il gameplay più realistico soprattutto in relazione al tempo di viaggio, seguito a ruota libera dall’orario in cui viene svolto. Per essere chiari, viaggiare di notte è un male da evitare, senza diritto di replica.

Il comparto tecnico è veramente ben realizzato, fattore che incentiva l'esplorazione del territorio anche solo per perdersi negli splendidi scorci campagnoli ricreati per l'occasione. Il titolo richiede un calcolatore di fascia nettamente alta per funzionare doverosamente, attivando al massimo tutte le varie impostazioni, ma attivando il contatore fps ci siamo accorti di come il gioco (almeno sulla nostra configurazione) abbia girato a 30fps fisso senza battere minimamente ciglio.

Anche i dialoghi rispecchiano una particolare cura degli sviluppatori nel ricreare il possibile contesto del tempo, ma la localizzazione italiana è veramente una piccola perla, che viene in questo caso piacevolmente accompagnata dal fatto che tutti gli elementi del gioco sono interamente sottotitolati in lingua nostrana. Questo semplifica di gran lunga la scoperta delle informazioni, nonchè la lettura del codex, fattore che farà sicuramente a tutti coloro i quali non masticano al meglio la lingua anglosassone.

Kingdom Come: Deliverance

Kingdom Come: Deliverance
9

Voto

Redazione

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Kingdom Come: Deliverance

Kingdom Come: Deliverance è un gioco avvincente, capace di avvicinare i giocatori verso quel settore più hardcore dove il gioco di ruolo, per necessità di cose, diventa quasi simulazione. L’impossibilità di salvare a nostro piacimento, con tanto di forzato recupero dai checkpoint autoprodotti, rende il titolo particolarmente ostico da digerire, motivo che comunque non riesce a penalizzare totalmente la bonarietà degli elementi inseriti, degni di un plauso speso totalmente a nome degli sviluppatori. Insomma, se amate il genere ma avete una buona propensione al giocare in modo totalmente hardcore, questo è un titolo che fa al caso vostro senza riserva alcuna, pena la gogna! (Al momento della recensione manca il salvataggio in cloud, fattore che speriamo risolvano al più presto)