Demeo: recensione per PlayStation VR2

La meravigliosa esperienza di entrare nel gioco da tavolo

di Simone Marcocchi

Demeo nasce come una sorta di sogno bagnato di qualsiasi amante dei giochi di ruolo vecchia scuola, per i quali ci si trovava con gli amici intorno ad un tavolo e si giocava a Dungeons & Dragons immaginando mondi affascinanti e terribili. Il grosso limite – ma anche vantaggio volendo – era che quei mondi te li dovevi sognare, perché quasi sempre erano costruiti su un foglio di carta con un paio di palme e le miniature da muovere. Quanto invece sono affascinanti i diorami di chi ha scelto di costruire veri e propri set fantasy, ebbene Resolution Games ebbe un’idea geniale già due anni or sono, portando nella VR disponibile al tempo un’idea tanto semplice, quanto geniale, che ha saputo far lievitare nel corso dei mesi successivi.

Demeo: alla pugna dei miei eroi!

Partiamo dalla considerazione che Demeo di fatto è sicuramente un RPG, ma in veste roguelike, certamente tattico e pure deckbuilder. Preciso meglio: si possono scegliere fino a tre personaggi con i quali iniziare la propria avventura - o controllarne uno insieme ad altri nella modalità multiplayer – da un roster di sette possibili scelte, caratterizzati ciascuno per una classe specifica. Ogni nostro avatar ha un set di mosse, oltre a quella classica del combattimento standard, che si identificano grazie alle carte che terremo in mano. Ciascun turno prevede due azioni, che possono essere due spostamenti, due combattimenti o lanci di magie o un ovvio mix di tutto questo. 

Si dovrà scegliere un’avventura, selezionando un libro con l’ovvia retro-grafica in stile D&D della prima ora, che darà il tono a quelle che sono le dimensioni standard del dungeon, del bestiario e della tipologia di ambientazione che abbellisce il diorama e lo rende diverso dagli altri; il modo di essere costruito questo piccolo mondo però è assolutamente casuale, così da rendere ogni viaggio unico e diverso dagli altri.

Ogni passo però dovrà essere misurato, la difficoltà infatti è molto alta, proprio perché lo scopo – un po’ furbo, ma anche funzionale – è quello di spingere l'utente a giocare e rigiocare ogni singola situazione, dato che la morte, che sopraggiunge quasi sempre repentina, ha lo scopo di far guadagnare esperienza che può essere poi spesa per far crescere i propri personaggi. Ecco quindi che le carte iniziano ad avere delle combinazioni più devastanti, le statistiche degli eroi cambiano, ma non mancano quelle piccole varianti estetiche che aggiungono sempre quel tono di novità e cambiamento che siamo abituati ad apprezzare in tanti produzioni simili.

Nel corso del tempo il numero di eroi è cresciuto molto, così come le avventure e la possibilità di apprezzare il gioco non necessariamente su VR ma in una versione ottimizzata per pad e su schermo. C’è davvero pochissimo da segnalare, se non che questo è un gioco super consigliato se amate anche solo un minimo questo genere di titoli. Segnalo solamente che purtroppo non sempre i personaggi si agganciano al volo con la selezione che viene fatta da controller, ma non è nulla che non possa essere sistemato con qualche patch o che possa minare il divertimento di una partita.