Croc 2 Kingdom of the Gobbos - Recensione di una remastered che si poteva evitare

La remastered di Croc 2 ha troppa poca sostanza e il risultato è un lavoro superficiale che a questo punto era meglio evitare

di Domenico Colantuono
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Se chiedete a un qualsiasi giocatore che ha passato i trenta di elencarvi i giochi della sua infanzia o adolescenza, potete stare sicuri che almeno un paio di platformer ve li caccia fuori – Bugs Bunny: Lost in Time e Paperino Operazione Papero per il sottoscritto.
Questo perché i platform hanno segnato più di un decennio videoludico sotto diversi punti di vista: andando dal ruolo di guida per sviluppatori e giocatori alle novità introdotte dalla tecnologia 3D fino a imprimere una forte identità alle varie console portando sul mercato delle mascotte sempre nuove.

Il passare degli anni e il conseguente avanzamento tecnologico hanno poi permesso di portare su schermo delle storie che potessero liberarsi dei limiti imposti dal genere platform, causando la conseguente scomparsa di questi in favore del genere action adventure che ha poi dominato la sesta generazione di console.

La musica sembra però essere cambiata negli ultimi anni, e il genere platform sta vivendo una seconda giovinezza grazie all’ondata di remake e remastered che hanno interessato l’industria e portato alla ri-scoperta di protagonisti del passato come Crash, Rayman o Spyro e poi alla nascita di nuovi titoli capaci di lasciare il segno sull’industria esattamente come i vecchi classici – Astrobot, Donkey Kong Bananza o il mai abbastanza apprezzato Sackboy.

Questa nuova attenzione al genere ha spinto tante software house ad andare oltre i nomi di punta delle vecchie mascotte e a sbirciare tra i cult di seconda fascia, tra i crash di Serie B, nell’Europa League delle mascotte; il tutto con l’obiettivo di trovare quel titolo che inaspettatamente possa fare il botto.
Ed è in quest’ottica che va vista l’operazione remastered della saga di Croc: un tentativo di riportare in auge un personaggio ormai lontanissimo dai riflettori con l’intento di dargli una nuova vita e renderlo, magari, appetibile alle nuove generazioni, evitando che cada definitivamente nell’oblio.

Un obiettivo decisamente complesso che già in occasione della remastered del primo capitolo ha fatto sentire i primi scricchiolii in casa Argonaut Games e Titanium Studios, che però hanno deciso di rilanciare con Croc 2 Kingdom of the Gobbos.

Ritorniamo nella terra dei gobbos 27 anni dopo - la trama di Croc 2

Nella loro opera di remastered della saga di Croc, Argonaut Games e Titanium Studios hanno deciso di non mettere mano alla storia raccontata dai titoli, proponendo la trama originale arricchendola con la Croc2pedia – un’enciclopedia atta a raccontare la creazione e ideazione di livelli e personaggi – e una serie di mini documentari e interviste con il team originale che svelano tutta una serie di retroscena riguardanti lo sviluppo del videogioco.

Ripartiamo quindi dove ci eravamo lasciati; dopo aver sconfitto il Baron Dante, Croc vive calmo coi Gobbos fino a quando un giorno dal mare arriva una bottiglia contenente un messaggio: i suoi genitori biologici lo stanno cercando. Croc decide di mettersi in viaggio e cercare i suoi simili.

I suoi piani sono però ostacolati dal ritorno del Baron Dante, che deciso a vendicarsi ordina ai suoi scagnozzi di invadere le terre dei Gobbos creando più di un problema al nostro coccodrillo.

Remastered nuova, problemi vecchi - Il gameplay di Croc 2

Se la remastered del primo capitolo ha quasi rivoluzionato il titolo originale – con l’eliminazione dei tank control – non si può purtroppo dire lo stesso del rifacimento del secondo capitolo, che vede pochi, se non nulli, aggiornamenti sul piano del gameplay.
Chiaro, vi sono delle migliorie sulla responsività dei comandi che vanno a migliorare la quality of life del gioco, ma è poca roba nell’economia generale del titolo.

Croc 2 offre per grosse linee la stessa identica esperienza di gameplay del titolo originale: un 3D Platform puro e crudo diviso in livelli da pochi minuti strutturati su meccaniche diverse - come le corse in auto, planate in deltaplano o acrobazie su un’enorme palla di neve - contornati da una serie di collezionabili utili a sbloccare contenuti extra.

Una formula che potrà sembrare uguale a quella di altri titoli simili dell’epoca ma che nel modo in cui era proposta in Croc 2 era già superata nel 1999, cosa che ha attirato non poche critiche all’epoca e non può non attirare qualche critica nel 2026.
Dopo il buon lavoro fatto con la remastered del primo capitolo, era lecito aspettarsi qualcosa di più per questo titolo.

Una passata di trucco non basta - il comparto tecnico di Croc 2

Qualche cosina in più è stata fatta sul comparto tecnico, con il titolo che offre l’ormai popolarissima doppia impostazione grafica - retro e moderna - intercambiabili in qualsiasi momento tramite la pressione di un tasto.

Qui, il team di sviluppo ha aggiunto la possibilità di modificare i singoli elementi del gioco, permettendo combinazioni diverse: come quella di utilizzare il Croc del gioco originale, con le texture del titolo del 2000 e il mondo di gioco rielaborato per la remastered.

Un set di impostazioni che dovrebbe aiutare a cogliere al meglio i cambiamenti tra le 3 versioni del titolo, almeno in teoria.
Ma che in pratica mette in mostra un lavoro superficiale e che talvolta va a rovinare l’atmosfera originale del gioco con colori troppo saturi o texture un tantino troppe artificiose che avrebbero meritato un pizzico di lavoro in più.

Croc 2 Kingdom of the Gobbos non è un ritorno trionfale

Quando uscì nel 1999, Croc 2 si trovò a fare i conti con titoli come Crash Bandicoot Warped, Spyro, Rayman o Bugs Bunny: Lost in Time che avevano già modernizzato la formula su cui si basava il titolo.
Oggi, per ironia della sorte, la remastered di Croc 2 arriva nel momento storico in cui alcuni dei titoli sopracitati sono tornati sotto forma di remastered o remake, migliorando e rivoluzionando le vecchie formule su cui si basavano in passato, con la conseguenza che Croc 2 Kingdom of the Gobbos sembra ancora una volta un prodotto in netto ritardo.

L’introduzione di una nuova modalità grafica e le piccole migliorie nei comandi sono il minimo indispensabile che ci si potesse aspettare da un prodotto del genere e quindi non bastano a portare questa remastered al livello delle nuove esperienze del genere platform.

Ecco perché Croc 2 Kingdom of the Gobbos è un progetto complicato da comprendere.  Non si capisce se è un’operazione nostalgia o un modo di tastare il terreno in vista di un futuro rilancio del brand.
In entrambi i casi, l’obiettivo non si può dire raggiunto.

Al suo lancio nel 1999, Croc 2 non è stato un best seller, né ha lasciato questa ferita aperta nei cuori dei giocatori, quindi anche laddove si punti al mercato della nostalgia, ci sono seri dubbi sulla remunerabilità dell’operazione.
L’idea di tastare il terreno per il futuro del brand con questo prodotto è semplicemente folle. 
L’unica saga che è riuscita in un’operazione del genere è stata Crash Bandicoot, ma c’è da dire che tra la N.Sane Trilogy e la remastered di Croc vi è un abisso.
L’unica via sensata che può sembrare percorribile è quella di usare la remastered come trampolino di lancio per un titolo meno ambizioso della saga, magari in 2D, come accaduto per Legacy Of Kain; ma anche lì si parla di un prodotto di tutt’altra caratura.

Sono arrivato ai titoli di coda di Croc 2 Kingdom of the Gobbos con una forte convinzione: il fatto che stiamo vivendo un'era di riscoperta dei classici non significa che qualsiasi titolo del passato meriti automaticamente di essere riesumato.