Ariana and the Elder Codex — Recensione: un action RPG anime che convince, ma non stupisce
Il nuovo action RPG di HYDE, Compile Heart e Idea Factory International è un'avventura fantasy accessibile e ben ritmata, con un concept narrativo originale e un combat system solido ma l'eccessiva prudenza creativa ne limita l'impatto.
Nel panorama sempre più affollato degli action RPG di matrice giapponese, Ariana and the Elder Codex prova a ritagliarsi uno spazio con un’identità ben precisa, fatta di ambientazione fantasy, estetica anime ed un’idea narrativa di fondo decisamente intrigante. Il progetto nasce dalla collaborazione tra HYDE, Compile Heart e Idea Factory International, con la direzione affidata a Hiroshi Aoki, figura già nota agli appassionati del genere per il suo coinvolgimento in serie come Rune Factory.
Fin dal primo impatto, il titolo mette in chiaro le sue intenzioni, ossia essere un’esperienza raccolta, coerente e fortemente caratterizzata. Il concept è senza dubbio uno degli elementi più riusciti: Ariana, giovane custode di una misteriosa biblioteca, è in grado di entrare nei libri e ripararli dall’interno, restituendo equilibrio a un mondo in cui la magia è ormai scomparsa.
Un’idea semplice, ma potente, che permette al gioco di costruire un immaginario affascinante e riconoscibile sin dalle prime ore. Tuttavia, proprio come spesso accade in produzioni di questo tipo, il rischio è quello di non riuscire a sfruttare appieno le proprie intuizioni migliori.
Una storia tra i libri: il concept c'è, la profondità meno
La narrazione di Ariana and the Elder Codex si sviluppa attorno ai cosiddetti “Sette Codici degli Eroi”, antichi libri che custodiscono la magia del mondo. Quando questi vengono corrotti, la realtà stessa ne risente, privando ogni cosa della sua energia vitale. Ariana, in quanto custode della biblioteca, diventa l’unica in grado di intervenire, entrando nei codici e affrontando ciò che li ha contaminati.
La struttura narrativa si costruisce quindi su una serie di mondi distinti, ognuno racchiuso all’interno di un libro. Questa scelta consente una discreta varietà visiva e tematica, ma al tempo stesso limita la profondità del racconto. La trama procede in modo lineare, senza particolari deviazioni o momenti di grande impatto emotivo, preferendo mantenere un tono leggero e accessibile.
Se da un lato il concept resta sempre affascinante e la lore di fondo riesce a incuriosire, dall’altro manca quella costruzione dei personaggi e delle relazioni che avrebbe potuto elevare l’esperienza. Ariana stessa è una protagonista piacevole, ma non particolarmente memorabile, mentre il cast di supporto rimane troppo spesso in secondo piano.
Il risultato è una storia che accompagna bene il gameplay, senza mai diventare davvero protagonista. Funziona, ma non lascia il segno.
Magie, platforming e boss fight: il gameplay funziona
Il cuore dell’esperienza è rappresentato da un sistema di gioco che mescola azione, platforming e progressione RPG in maniera piuttosto classica, ma comunque efficace. Ariana and the Elder Codex non è un metroidvania nel senso più puro del termine, e questo è un aspetto importante da chiarire. La struttura è infatti suddivisa in livelli distinti, corrispondenti ai vari Codici, con una progressione che ricorda più da vicino titoli a stage piuttosto che mondi interconnessi.
Ciò non significa che manchi del tutto l’esplorazione. Alcune abilità sbloccabili permettono di tornare sui propri passi e accedere a nuove aree, ma il backtracking resta limitato e non rappresenta mai il fulcro dell’esperienza, né tanto meno risulta invadente e stressante come in altri titoli. È una scelta che rende il ritmo più immediato, ma che al tempo stesso riduce il senso di scoperta.
Il sistema di combattimento è probabilmente l’elemento più riuscito del gioco. Ariana può utilizzare un’ampia gamma di magie, combinabili tra loro attraverso un sistema di equipaggiamento che consente una certa libertà di personalizzazione. Le abilità disponibili sono numerose e permettono di adattare il proprio stile di gioco, che si tratti di un approccio più offensivo o di uno maggiormente difensivo.
Le battaglie, soprattutto contro i boss, riescono a offrire un buon livello di sfida, grazie a un sistema che privilegia la mobilità e la gestione delle abilità. Non si tratta di un combat system particolarmente profondo, ma è abbastanza solido da sostenere l’intera esperienza.
Anche il platforming gioca un ruolo centrale, con sezioni che richiedono precisione e tempismo. Le cosiddette “sfide di riparazione” rappresentano uno degli elementi più interessanti: sono brevi stage che mettono alla prova le abilità del giocatore e che, una volta completate, offrono potenziamenti permanenti. Si tratta di un’aggiunta semplice, ma ben integrata, che contribuisce a dare varietà al ritmo di gioco.
Nel complesso, il gameplay funziona e diverte, pur senza introdurre particolari innovazioni. È proprio questa mancanza di coraggio, però, a impedirgli di fare il salto di qualità.
Estetica anime curata, ma senza picchi memorabili
Dal punto di vista artistico, Ariana and the Elder Codex abbraccia pienamente uno stile anime colorato e vivo, rinunciando a qualsiasi ambizione realistica in favore di un’estetica più morbida e sognante. Le ambientazioni, ispirate ai mondi racchiusi nei libri, riescono a offrire una discreta varietà visiva, mentre il design dei personaggi si mantiene coerente con il tono generale dell’opera.
Tecnicamente il gioco si comporta in modo egregio, senza particolari problemi di prestazioni. L’esperienza risulta generalmente fluida, anche se non mancano alcune rigidità nelle animazioni ed una certa semplicità nelle interazioni ambientali. Nulla che comprometta davvero il divertimento, ma abbastanza da ricordare costantemente la natura non particolarmente ambiziosa della produzione.
La colonna sonora accompagna l’avventura in modo sereno, proponendo brani in linea con l’atmosfera fantasy del gioco. Si tratta di una soundtrack piacevole, che svolge bene il proprio ruolo senza però distinguersi in modo significativo. Anche sul fronte sonoro, quindi, il titolo si mantiene su buoni livelli, senza mai raggiungere picchi memorabili.