Call of the Elder Gods, un intrigante sequel a enigmi - Recensione
A distanza di qualche anno, il sequel di Call of the Sea è pronto ad aprire una porta ancora più "lovecraftiana".
È passato un po' di tempo da quando ci siamo imbarcati in quella missione di ricerca nei panni di Norah, in quello che a tutti gli effetti ha dato il La a una serie appetitosa e zeppa di enigmi, di quelli che vi faranno letteralmente girare la testa. Call of the Elder Gods è, a conti fatti, il diretto seguito di Call of the Sea, un titolo che è riuscito a farci investigare sui segreti di un'isola paradisiaca che celava dei misteri irrisolti. In una formula tutto sommato semplicistica (nel senso buono), il videogioco di Out of the Blue Games si confermò come una deliziosa esperienza, capace di raccontare in un modo del tutto originale una storia basata sulle opere di H.P. Lovecraft.
E queste ottime premesse ritrovano terreno fertile in questo sequel ufficiale che va a migliorare alcune caratteristiche, trasformando altresì la narrazione in modo duale, ovvero con due protagonisti che dovranno investigare su uno strano artefatto scoperto un decennio orsono e legato a qualcosa dalle tinta mistiche. Gli sviluppatori sono stati chiari su quello che volevano da Call of the Elder Gods: continuare quella storia che si era conclusa nei post-credit di Call of the Sea e abbracciare nuovi giocatori con un sistema narrativo che incoraggiasse anche i nuovi arrivati.
Il nostro consiglio rimane comunque quello di giocare a Call of the Sea prima di addentrarvi in questa avventura a enigmi, a maggior ragione che il prezzo del pacchetto rimane comunque molto accessibile per quello che offre. Detto ciò, non ci resta che immedesimarci in questa esperienza caratterizzata da perdite di memoria, melma nera (con un preciso significato) e puzzle da farvi, talvolta, rimpiangere di averli sottovalutati… e ciò è estremamente positivo.
Un mistero da risolvere in giro per il globo
Call of the Elder Gods ci proietterà nei panni di una ragazza che faceva sogni strani e inquietanti, ambientati in un'antica città di pietra in mezzo alla giungla che sembra non essere sulla Terra. Il suo nome è Evangeline Drayton, una studentessa tormentata da sogni ricorrenti relativi a un antico artefatto scoperto circa dieci anni fa. Una donna determinata che chiede il supporto del professor Harry Everhart (personaggio chiave di Call of the Sea) che a sua volta cerca di ignorare le ombre che sono sempre dinnanzi ai suoi occhi.
Ma la verità è lì, dietro l'angolo, pronta a farsi scoprire da questi due improbabili alleati, affrontando al tempo stesso esseri di natura ignota che vanno al di là di ogni comprensione umana. A tutto questo, non mancherà una setta con protagonisti poco raccomandabili che cercherà di captare ogni informazione dai nostri "eroi". Si tratta di un racconto interessante, dai tratti soprannaturali e ispirato a "The Shadow Out of Time" (L'ombra venuta dal tempo), appartenente al sempreverde ciclo di Cthulhu che conosceranno bene gli appassionati.
La scelta di due protagonisti, anche se a volte i cambi ci sono sembrati un tantino forzati, ci permette di esplorare più a fondo il mondo di gioco e scoprire nel dettaglio i loro peculiari tratti caratteriali. Il rapporto all'inizio risulta essere un po' travagliato, ma proseguendo con l'avventura i nostri troveranno la giusta coesione e riusciranno (?) a sbrogliare la matassa, e capire cosa si nasconde dietro quella sostanza nera.
Le vicende dunque, nei sei capitoli che le compongono, saranno un crescere di mistero, di novità e di momenti in cui vorrete sempre saperne di più. E dal punto di vista ludico, esplorare diverse location rispetto all'isola del primo gioco permette a Call of the Elder Gods di evolvere in modo creativo, con stazioni radio perdute, basi militari segrete e tecnologie mai viste negli anni '50. Per non parlare poi degli enigmi, la vera e propria sfida che ogni amante dei puzzle game vorrebbe sperimentare almeno una volta.
Degli enigmi non adatti ai principianti
Se vi siete già cimentati nei misteri di Call of the Sea, allora saprete perfettamente che tipo di esperienza vi attende. Per tutti gli altri, Call of the Elder Gods è un gioco a enigmi in cui la curva di difficoltà tenderà a salire man mano che proseguirete l'avventura, che vi farà pensare, ingegnare, provare e riprovare, finché non sarete completamente appagati da essere riusciti ad aprire quella porta di pietra che attendeva quel momento da secoli. Certo, in ogni puzzle game il livello di difficoltà è assolutamente soggettivo: potreste risolvere il tutto in una decina di minuti o passare le ore a capire cosa fare senza mai venirne a capo.
Dal canto nostro, possiamo dirvi che ne ricaverete comunque tanta soddisfazione, anche perché gli sviluppatori hanno inserito in modo sapiente alcuni strumenti per personalizzare la difficoltà. Ma andiamo per gradi: Call of the Elder Gods punta tutto sull'esplorazione (seppur abbastanza lineare) delle varie zone. Il nostro compito sarà quello di osservare ogni anfratto con estrema minuzia per scovare indizi, appuntarli nel diario e rileggerli nel momento giusto per risolvere i vari rompicapo.
Ogni traccia ci farà illuminare la mente, attivare i neuroni e darci le giuste nozioni per essere i migliori Sherlock Holmes del paranormale. Tuttavia, se all'inizio i vari arcani risultano essere alla portata di tutti, andando avanti con l'investigazione ci si scontrerà con problemi legati al calendario egizio, a vari geroglifici e l'interpretazione di linguaggi che non appartengono al mondo umano. Questo aspetto potrebbe all'apparenza scoraggiare i nuovi arrivati ma, come vi abbiamo anticipato, il team di sviluppo ci ha messo a disposizione un menù di suggerimenti che non daranno alcuna penalità al giocatore.
In parole povere, se rimarremo per troppo tempo bloccati su un enigma, il gioco ci darà in modo sequenziale alcuni consigli per farci proseguire, fino a rivelarci la soluzione al gran completo. Ovviamente, il nostro consiglio è quello di ricorrere a questi aiuti solo dopo aver gettato completamente la spugna, altrimenti rischiereste di compromettere la bontà ludica dell'esperienza. In ogni caso, abbiamo apprezzato questa feature che garantisce meno frustrazione al giocatore.
Call of the Elder Gods affronta dei temi molto importanti basati sul dolore emotivo, la salute mentale e la famiglia. E il tutto viene raccontato in modo così scorrevole e con una certa delicatezza che merita il nostro plauso. Di contro, nonostante uno stile grafico morbido e quasi pittorico, alcuni scenari non ci sono sembrati così dettagliati anche se, diciamocelo, su Nintendo Switch 2 è stato fatto un egregio lavoro. Non abbiamo accusato nessun problema degno di nota e siamo rimasti davvero soddisfatti della fluidità generale. A chiudere il cerchio ci pensa un doppiaggio (in lingua inglese con sottotitoli in italiano) più che convincente e che fa immergere ancora più in profondità nel mistero da risolvere.