4PGP, la Formula 1 di una volta incontra gli arcade anni ‘90 - Recensione PC 

Vision Reelle e 3goo rievocano dolci ricordi con un racing game che strizza l’occhio ai classici da cabinato. Veloce, immediato e impegnativo al punto giusto

di Jacopo Retrosi
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A secco di racing game vecchia scuola? Lo sviluppatore francese Vision Reelle e il publisher nipponico 3goo potrebbero avere quello che fa per voi, con 4PGP. I possessori di Switch e Switch 2 probabilmente già lo conoscono. Il titolo debuttò infatti sulle piattaforme di casa Nintendo a febbraio e ora si appresta a sbarcare su PC e PS5. Abbiamo provato in questi giorni la versione Steam. Siamo dunque innanzi a un degno erede del filone o alla solita operazione nostalgia?

4PGP si ispira ai giochi di guida anni ‘90, sulla scia del Virtua Racing di Sega, e non prova certo a nasconderlo. Colori sgargianti, motivetti energici e una filosofia plug-and-play senza fronzoli sono i suoi tratti distintivi, tutti elementi che i giocatori con qualche anno in più sulle spalle non tarderanno a riconoscere. Le gare si svolgono su svariati circuiti in giro per il mondo a bordo di vetture a ruote scoperte “legalmente distinte”. I nomi sono solo vaghe allusioni e i layout sono stati smussati per adattarsi al gameplay arcade, ma basta uno sguardo per riconoscere le monoposto che infiammavano la scena tre decenni or sono e i tracciati più celebri del calendario di F1. Ci sono un paio di assenti all’appello, ma il pacchetto è ben fornito.

Tre livelli di sfida (quattro in teoria, ma quello base manco lo conto talmente è facile); quattro coppe, ognuna da tre gare. Completare subito un campionato alla difficoltà massima non contrassegna quelle precedenti, ma ognuna sblocca roba nuova, quindi non mancano incentivi a tornare sui propri passi. Non è molto divertente però demolire la concorrenza dopo averla battagliata al suo meglio. In totale abbiamo 20 auto, tra cui alcune meno “ortodosse”, e 14 tracciati. Accedere a tutti i contenuti non vi porterà via più di poche ore e anche gli achievement sono abbordabili (eccetto portare sul podio la non-Lotus 25, ma è più noia che altro). Non mi sarebbe dispiaciuto qualcosina in più, pur considerando il prezzo del biglietto, tuttavia 4PGP si difende più che dignitosamente grazie all’ottimo modello di guida.

Le vetture sono contraddistinte da tre parametri, che ne determinano accelerazione, velocità di punta e manovrabilità, con ovviamente McLaren e Williams a farla da padrone, Benetton e Ferrari subito dietro. In generale sono piantate a terra, accumulano velocità e frenano in modo piuttosto verosimile. Niente derapate, ma non ci sono danni, né track limits, e i cordoli sono più un suggerimento che non un rischio per le sospensioni. Occhio solo a non scivolare sull’erba o a finire sull’asfalto “colla” a bordo pista. Una buona conoscenza del circuito e dei tempi di risposta del mezzo saranno dunque le armi vincenti per trionfare in gara.

Come “concessioni”, il titolo propone un aggressivo effetto scia, anche se prende piede solo dopo i 275 all’ora circa, e il turbo, che in qualunque momento, fino a esaurimento scorte, potenza parecchio la ripresa. Dopo una curva stretta o uno svarione non è affatto male per tornare a pieni regimi. Per ripristinarlo potremo accostare sul rettilineo del traguardo per un pit stop rapido, con tanto di quick time event per accelerare la procedura. Si perde qualche secondo, quindi tocca pianificare le cose a modo. Volendo è possibile concludere un Gran Premio senza transitare per i “box”, ma ricordatevi di dare una rattoppata alle gomme ogni tanto. Se non volete sfracellarvi, s’intende.

Una volta dietro al volante, 4PGP si comporta molto bene, con un ottimo senso di velocità e numerose interpretazioni del tracciato per migliorare il proprio ritmo di gara. I controlli sono reattivi, c’è il giusto peso dietro ogni cambio di traiettoria e gli errori si pagano quel tanto da rovinare il giro senza compromettere troppo l’intero evento. L’IA è piuttosto coriacea e riesce a starci dietro senza piegare le regole a suo favore. Tende a partire un po’ a razzo e a non risentire particolarmente delle soste, ma per il resto mi pare onesta. Talvolta azzarda pure a tuffarsi in curva per coglierci alla sprovvista e a speronarci se siamo troppo lenti nei tratti più stretti.

Se guidate in modo pulito però difficilmente riesce a starvi dietro, non aspettatevi di sbatterci la testa come in sala giochi. Gradita pertanto la presenza dello split-screen locale fino a quattro giocatori, un po’ meno l’assenza dell’online, ma ne comprendo la complessità per un piccolo studio indipendente.

Gradevole la veste grafica, con colori accesi, forme essenziali, pochi dettagli nei punti giusti (livree e manto stradale in primis) e prestazioni granitiche. Nulla per cui gridare al miracolo, tuttavia svolge egregiamente il suo lavoro e mostra con diligenza tutte le informazioni utili a schermo. Non sono un fan dei menù in stile “mobile”, ma è più una preferenza personale.

Molto orecchiabili e azzeccatissimi al contesto gli allegri motivetti che scandiscono i passaggi sul traguardo. Peccato che la colonna sonora si ammutolisca durante il resto del giro. Per carità, adoro il ruggito dei V12 dell’epoca (qui un pelo artificiali), ma essendo quasi sempre a tavoletta dovremo convivere con il costante stridio dei motori su di giri. La situazione peggiora alle difficoltà minori, visto che manca l’ultima marcia e quindi non avremo neanche il sollievo di quelle occasionali frenate per affievolire le urla dei cilindri. Un paio di brani in linea con le atmosfere sarebbero stati perfetti.