Ti uccideranno è un horror divertentissimo da vedere perché ha tantissime idee e prova a metterle in scena tutte

È davvero entusiasmante vedere un film con così tanta voglia di stupire e intrattenere il suo spettatore come l’horror Ti uccideranno.

di Elisa Giudici

L’originalità a volte è meramente una questione di attitudine, che non riguarda solo cosa si vuole dire, ma anche il come, con che presupposti e quanta smania di farlo. Non c’è esempio più calzante di Ti uccideranno, un film che sulla carta è derivativo sia dal passato recente che da qualche decennio più remoto. Non appena la sua eroina, interpretata da Zazie Beetz, estrae una spada e comincia a smembrare gli avversari, il pensiero corre subito ai due Kill Bill di Quentin Tarantino, rievocati più tardi da un combattimento tra la “neve” di un congelatore sotterraneo.

È un po’ tutto il cinema di Tarantino prima maniera e dell’amico Robert Rodriguez a venire evocato dall’approccio della pellicola: un po’ perché si guarda alla blaxploitation e alle pellicole splatter dei decenni saccheggiati da Tarantino nella composizione del suo stile, un po’ perché è passato abbastanza tempo dalle rielaborazioni del regista di Pulp Fiction da consentire al collega e co-sceneggiatore Kirill Sokolov di dire a sua volta di aver non copiato, bensì omaggiato il predecessore.


Ti Uccideranno conferma che i super ricchi sono i nuovi super cattivi

I rimandi e le derive identificabili in Ti Uccideranno però guardano anche al passato recente del genere horror, che sembra curiosamente fissato con pellicole che hanno per cattivi l’1% iper ricco della popolazione mondiale, spesso ritratto con tratti tra il grottesco e il vampiresco. Una nuova classe di ultra cattivi di cattivo gusto, privi di carisma o charme, che non si limita a sfruttare il resto della popolazione (specie chi è in posizioni di grande svantaggio e difficoltà), ma arriva a cacciare e uccidere i malcapitati finiti alle proprie dipendenze.

I super ricchi come super vacui super cattivi, da trasformare in un bersaglio su cui riversare la violenza non solo propria del genere, ma anche sistemica della società. Perciò film come The Menu, The Hunt ma soprattutto Finché morte non ci separi sono chiaramente un punto di partenza e riferimento per la snellissima, scattante trama di Ti uccideranno, che sembra davvero una copia a buon prezzo di quest’ultimo, ricalcandone fedelmente la premessa. Asia (Zazie Beetz) infatti in teoria è un’inconsapevole vittima sacrificale che, assunta come domestica al prestigioso hotel Virgil, scopre ben presto che quest’ultimo è abitato solo da immortali adoratori di Satana che per mantenersi lontano dalla morte debbono periodicamente sacrificare un’innocente alla Bestia.

Solo che, pur non conoscendo la storia del Virgil e i suoi veri scopi, Asia non ci è finita per caso e non è esattamente una domestica inerme. Ha un suo piano, un suo obiettivo e una valigia piena di armi per raggiungerli. Se per ottenere ciò che vuole è costretta a menar le mani, tanto meglio per lei, noi spettatori e per il film. Come ben sintetizza Patricia Arquette, che dopo Severance mantiene i panni di un’amministratrice sinistra e inflessibile, Asia è “una vendicatrice”, un po’ come la sposa tarantiniana. Il suo creatore quindi la mette di fronte alla premessa più sfiziosa per un amante dell’action e delle vendette: i suoi nemici sono immortali, il che significa che, un piano e uno scontro dopo l’altro, Asia dovrà vedersela con orde di nemici, dando fondo a tutte le sue tecniche di combattimento a mano nude, con armi da fuoco e con qualsiasi oggetto trovi a portata di mano.

La trama di Ti Uccideranno è funzionale alla sua vocazione action

Il fim è davvero tutto qui: Asia vuole portare a termine un certo compito e per farlo deve entrare uscire e viva dal Virgil, mentre gli abitanti del lussuoso hotel hanno bisogno di sacrificarla a Satana entro l’alba per mantenere il proprio status d’immortali. Seguono un’infinità di confronti verbali e fisici caratterizzati dagli spazi molto impostati e ben arredati dell’hotel, che Kirill Sokolov trasforma in variazioni sul tema davvero sfiziose, passando dal voyeuristico all’apertamente splatter.

C’è per esempio una lunghissima scena ambientata in una sala ristorante in una fitta penombra rischiarata solo da un’accetta a cui la protagonista ha dato fuoco e dall’occasionale cadavere in fiamme. Il film si muove a tempo di musica in sequenze altamente coreografate, dove l’uso dello slow motion e il posizionamento della cinepresa, oltre il suo muoversi tra i lottatori interrompendone ritmo e colonna sonora sono parte stessa del combattimento.

Il tono però, più che nero o horror, è quello del dark humour e della giocosa esagerazione con cui da una testa mozzata di netto zampilla una quantità inverosimile di sangue: non manca nemmeno un po’ di slapstick insomma, con tanto di un bulbo oculare che se ne va in missione per spiare la protagonista. C’è per esempio un lungo segmento in cui, a carponi, Asia cerca di scappare nei labirintici condotti di aerazione, inseguita da un avversario a cui ha distrutto la testa e che quindi non può vederla.