Rosebush Pruning ha tanti difetti, ma ci regala una Pamela Anderson e un Callum Turner senza freni
Incesti, omicidi e tantissimo cinismo da ricchi sfondati: Rosebush Pruning cerca di essere a tutti i costi il film scandalo di questa Berlinale.
Stando alle note di produzione di Rosebush Pruning, il nuovo film del regista brasiliano Karim Aïnouz è molto, molto liberamente ispirato a I pugni in tasca, il film d’esordio del 1965 di Marco Bellocchio. È l’impostazione familiare e morbosa della storia richiamare almeno in parte quel titolo dirompente, che aveva per protagonista un giovane benestante afflitto da crisi epilettiche che tramava per uccidere la madre cieca e i membri della sua stessa famiglia, così da “liberare” il fratello maggiore dal fardello di dover badare a tutti, dandogli modo di godersi la vita con la sua fidanzata.
Scannarsi tra ricchissimi
È suppergiù l’impostazione di Rosebush Pruning, che vede Jamie Bell nel ruolo del fratello capace di stare al mondo,buono e meritevole di farsi una vita lontano dalle dinamiche tossiche della sua famiglia più che disfunzionale, almeno secondo il molto sindacabile giudizio del protagonista Ed. Al posto della madre cieca e remissiva, c’è un Tracy Letts nei panni di un padre di famiglia cieco che adora scandalizzare chi lo circonda, a tratti possessivo e dispotico. I suoi quattro figli che vivono ancora con lui sono già milionari proprio grazie alla morte della madre (Pamela Anderson), di cui si sono spartiti l’eredità dopo che un branco di lupi l’ha attaccata e divorata. Il personaggio della donna aleggia sin dall’apertura sulla famiglia, che ha lasciato New York in favore di una villa di lusso su un’altura in Spagna, dove i suoi abitanti non fanno altro che andare a cavallo, parlare di musica e griffe di moda, comprando accessori e abiti di griffe costosissime selezionati senza alcun gusto, da cui traggono un piacere puramente consumistico.
Anche la famiglia di Bellocchio era abbastanza abbiente, ma qui ci troviamo proprio in un’altra classe sociale, che avrà un peso enorme nella vicenda raccontata dal film: siamo nell’altissima borghesia milionaria “bloccata” in un’esistenza priva di significato, di desideri profondi o di cose da fare, dato che tutti i protagonisti sono così ricchi e scollegati dalla società da non avere relazioni umane al di fuori di quelle sinistre con gli altri membri del nucleo familiare. Rosebush Pruning insomma è l’ennesimo film affascinato dalla vita radicalmente differente di chi è così ricco da non subire regole e ritmi della società, così come accadeva per Succession, The White Lotus, Triangle of Sadness e via dicendo.
Il film si apre con il protagonista, interpretato da Callum Turner, che rimane toccato dall’incontro con un turista greco: lui gli parla della storia antica, Turner gli mostra le sue costose scarpe. In qualche modo Ed, la voce narrante del film, capisce di essere attratto dall’uomo anche a livello fisico, ma pur avendone i mezzi economici non fa nulla per rimanere in contatto con lui. Ed è insieme un narratore inaffidabile e più sciocco di quel che lui stesso realizzi, che si rifiuta di guidare (fa l’autostop) o di utilizzare la parola scritta (si fa scrivere e leggere il necessario dalla sorella), inventandosi strambi proverbi e coltivando le rose nel giardino patronale. Sono hobby pretestuosi e bizzarri per un giovane uomo che, non essendosi mai confrontato col mondo, è estremamente infantile.
Per qualche motivo è convinto che solo il fratello Jack meriti di sopravvivere e, dopo aver conosciuto la fidanzata di lui Martha (Elle Fanning), decide di potare molti rami del “roseto familiare” che lo intralciano, sé stesso incluso. Ed infatti non si considera molto migliore del fratello Robert (Lukas Gage) o della sorella Anna (Riley Keough) che sembrano desiderare persino fisicamente Jack, a differenza sua. A differenza del film di Bellocchio, Rosebush Pruning instilla molto presto in noi il dubbio che anche Jack sia un disadattato sociale, che finirà probabilmente per replicare le dinamiche tossiche costruite dal padre, risultando al contempo remissivo e incapace di capire quando viene sfruttato, o forse incurante di esserlo.
Più Lanthimos che Bellocchio
Un po’ per l’estremo cinismo disfunzionale della famiglia raccontata, un po’ per il contesto algido e ricchissimo, il film ricorda da molto vicino le pellicole familiari di Yorgos Lanthimos molto più dell’opera di Bellocchio. D’altronde a scriverlo è Efthimis Filippou, fidatissimo sceneggiatore del regista greco, di cui si sente fin troppo l’influenza sul prodotto finale. I principali difetti di questo film sembrano proprio essere imputabili a una scrittura che più che rivelare la reale natura dei personaggi, ne cambia direzione in maniera incomprensibile: Martha passa dall’essere innocente a essere un calco degli altri personaggi femminili manipolatori del film, non si capisce proprio perché o come. Ci sono degli spunti interessanti, specie per quanto riguarda il personaggio di Turner e della madre di Pamela Anderson: i due palesemente non erano legati affettivamente, ma hanno molto in comune e, a conti fatti, sono quelli che poi in qualche modo hanno cercato di costruirsi una dimensione fuori dalla famiglia. Per questo delude il finale facilissimo e molto di maniera riservato al protagonista, laddove era a portata di mano una suggestione migliore: perché non rendere lui, con tutta la sua ingenuità e stupidità, quello in grado di relazionarsi al mondo?
Un altro paragone che il film richiama, in maniera assolutamente inaspettata, è quello al cinema di Emerald Fennell. La sceneggiatura di Efthimis Filippou, seguita a ruota dalla regia di Karim Aïnouz, si lanciano apertamente a caccia di scene costruite per creare un certo shock value. Passaggi scioccanti e che flirtano con il proibito che sono diventati quasi la firma della regista di “Cime Tempestose”. Purtroppo questo film ricorda il suo pessimo Saltburn proprio per come la provocazione sia un vuoto esercizio stilistico accostato a un ritratto che vorrebbe essere caustico dei ricchi più ricchi, ma che sa tanto di vecchio, di già visto. Rosebush Pruning non aggiunge niente di più alle brutali analisi dei registi a cui Bellocchio guardava scrivendo I pugni in tasca, Luis Buñuel e Michelangelo Antonioni, che tra l’altro all’epoca snobbarono l’esordio di un regista italiano che tanto li ammirava.
Karim Aïnouz meta più di un progetto su commissione
Difficile dire chi ammiri Karim Aïnouz qui, dato che i registi e le storie a cui guarda questo film sono lontanissimi dal suo cinema sempre in grado di cambiare, ma sempre estremamente personale, forte nei colori, nei toni e nelle vicende, più versato nelle storie di chi vive ai margini di chi vive in vetta alla società. La presenza di Karim Aïnouz è probabilmente ciò che rende Rosebush Pruning comunque discreto, per merito dei colori vividissimi del suo cinema, della sua visione audace (il sogno di Ed con le scarpe volanti ricorda il Todd Haynes di Poison), della sua capacità di dirigere gli attori alle prese con ruoli per loro insoliti. Il film sembra costruito principalmente per dare modo a Turner di confrontarsi con un personaggio sinistro e mostrare il proprio talento (evidente da tempo, in progetti ben più convenzionali), ma anche Anderson e Letts tirano fuori il meglio da una sceneggiatura che spesso non insegue la soluzione migliore o la più interessante, ma quella più d’impatto.