Psycho Killer: un horror nato vecchio, tra culti satanici e vendette da compiere

Al centro di Psycho Killer una poliziotta in cerca di vendetta per la morte del marito, un collega ucciso a sangue freddo da uno spietato serial killer. Su Disney+.

di Maurizio Encari
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Jane e Mike Archer sono una coppia di poliziotti felicemente sposati, che un giorno si ritrovano a fermare un'auto sospetta. Il guidatore uccide a sangue freddo l'uomo e Jane non riesce a fermarlo: si scoprirà poco dopo che l'assassino altri non era che il famigerato Squartatore Satanico, un serial killer che sta terrorizzando gli Stati Uniti da settimane.

Determinata in ogni modo a vendicare il marito scomparso, la protagonista di Psycho Killer decide di mettersi in proprio sulle tracce dello psicopatico, la cui scia di sangue continua senza sosta. L'uomo lascia dietro di sé simboli satanici, riferimenti musicali e indizi che Jane crede di poter decifrare, permettendole di essere più avanti delle indagini ufficiali, al punto che lo stesso villain finisce per ingaggiare con lei una sorta di macabra sfida.

Quella di Psychokiller è una storia già vista

Una nemesi così archetipica non si vedeva da tempo nel cinema di genere, con la musica estrema, la maschera antigas e il cappotto nero a rendere il babau un'involontaria caricatura, che si muove nel corso dei novanta minuti di visione come una macchina da uccidere senza particolari spunti o motivazioni alla base. Psycho Killer è un horror fortemente derivativo che non riesce a trovare soluzioni originali, scadendo anche a più riprese nell'improbabile e culminando in una resa dei conti finale ben oltre l'assurdo, ennesimo elemento lacunoso di una sceneggiatura che sembra scritta con l'intelligenza artificiale.

La premessa era pur carica di potenzialità, la base ideale per uno slasher sporco e cattivo, a maggior ragione se si pensa che lo script è a opera di Andrew Kevin Walker, colui che a metà anni Novanta partorì un grande cult sul tema come Seven (1995). Il problema è che, dopo il pur accattivante incipit, il regista Gavin Polone sembra smarrirsi per strada, non sapendo dove indirizzare le atmosfere di un racconto che si sfalda progressivamente, tirando addirittura in ballo incidenti nucleari e riferimenti esoterici alla rinfusa.

Vorrei ma non posso

Va detto che il progetto era in ballo da una ventina d'anni, con Walker che aveva completato la stesura a metà dei primi Duemila, ed è passato in diverse mani prima di trovare un'effettiva trasposizione su schermo. Ecco così che le dinamiche narrative appaiono già viste, ormai vecchie e consumate per il cinema di genere contemporaneo, per di più senza la necessaria personalità da parte di chi le ha portate in scena. Psycho Killer è un b-movie in piena regola, privo di ironia o consapevolezza dei propri limiti, che osa salvo fallire miseramente nelle proprie ambizioni.

Il personaggio di Jane, che dovrebbe essere il cuore emotivo del racconto, non appare mai convincente né meritevole di immedesimazione, nonostante l'impegno evidente di Georgina Campbell, che però si scontra con i limiti di un personaggio monodimensionale, diretto corrispettivo del macchiettistico antagonista. Il percorso investigativo procede meccanicamente da un omicidio all'altro e gli stessi indizi non aggiungono granché al rapporto dicotomoticamente antitetico tra i due. C'è anche spazio per un passaggio puramente scult, con il santone a capo dei seguaci del demonio interpretato da un Malcolm McDowell che ha almeno il guizzo di caricare eccessivamente la sua interpretazione, conscio probabilmente della baraonda per la quale aveva ormai firmato.