Nyad - Oltre l'oceano: trama e recensione del film di Netflix

Jodie Foster e Annette Bening ci raccontano una storia tanto incredibile quanto vera. E lo fanno in modo praticamente perfetto

di Chiara Poli

Le imprese sportive ispirano. I film sulle imprese sportive ispirano un gran numero di persone, non solo gli appassionati di quel determinato sport. Nyad - Oltre l’oceano, il film di Netflix sull’impresa di Diana Nyad, è fonte d’ispirazione in tanti sensi.

Jodie Foster e Annette bening, 65enne perfettamente credibile nei panni di una neo sessantenne, interpreta l’ex atleta nuotatrice celebre in tutto il mondo che decide di riprovare nell’impresa che 32 anni prima non era riuscita a portare a termine: fare la traversata da Cuba alla Florida, nuotando per circa 60 ore filate.

Diana Nyad, detentrice di svariati record mondiali, aveva dichiarato che sarebbe stata la sua ultima traversata e poi avrebbe smesso di nuotare per sempre. Si sbagliava.

Lo scopriamo nel film disponibile dal 3 novembre su Netlfix che sovrappone la vera voce di Diana Nyad alle vere voci dei commentatori sportivi, in un continuo mix di fiction e realtà.

Tratto dal libro di Diana Nyad: Find a Way: One Untamed and Courageous Life, il film è diretto da Jimmy Chin ed  Elisabeth Chai Vasarhelyi e adattato per lo schermo da Julia Cox (L’ultimo Tycoon).

La trama di Nyad - Oltre l'oceano


Dimmi, che altro avrei dovuto fare?
Non è vero che tutto muore prima o poi, fin troppo presto?
Dimmi, che cosa pensi di fare
della tua unica vita, selvaggia e preziosa?

(Mary Oliver, giorno d’estate)

Di solito i film sulle reali imprese sportive, ma in generale anche i film sulle serie vere, ci raccontano tutta la storia e solo alla fine mostrano le immagini di repertorio con i veri protagonisti dell’evento.

Nyad - Oltre l’oceano sceglie di cambiare la formula: prima ci mostra un breve montaggio di immagini di repertorio che riassumono le imprese sportive della vera Diana Nyad, e poi ci presentano la sua versione cinematografica. Ovvero Annette Bening, come sempre perfetta ma stavolta anche determinata e risoluta più che mai.

Al suo fianco Jodie Foster, quattro anni più giovane della Bening e in splendida forma, nei panni di Bonnie Stoll, la migliore amica di Diana che lei vuole come allenatrice per prepararsi a ritentare a 60 anni suonati l’impresa impossibile in cui aveva fallito 32 anni prima, quando aveva solo 28 anni.

La recensione di Nyad: un film che ispira sotto tanti punti di vista


A 28 anni voleva essere la prima persona al mondo a nuotare per 103 miglia, da Cuba alla Florida. Con oltre 150.000 dollari forniti dagli sponsor, Diana nel 1978 aveva un’enorme gabbia metallica che le permetteva di muoversi liberamente mentre la seguiva per proteggerla dagli attacchi degli squali

Nel 2010, Diana decide che non userà nessun tipo di gabbia. Sfiderà l’oceano senza protezioni, se non il metodo sperimentale ideato da un giovane esperto di squali, Luke Tipple (Luke Cosgrove, La nebbia). Metodo che risulta inutile con le meduse che possono uccidere, come le cubomeduse, tanto per fare un esempio.

Diana Nyad aveva tutte le statistiche, tutti i medici sportivi, tutti gli studi sugli atleti contro. Tutti.

Sapeva cos’era andato storto l’ultima volta, e il suo navigatore era stato una larga parte del problema. Stavolta con lei c’è John Bartlett (Rhys Ifans, Notting Hill, House of the Dragon), che conosce benissimo quella tratta marittima e si dimostra la scelta migliore… Sebbene sia molto scettico.

Il film non indugia su tutti i rischi e i problemi di notare per più di 2 giorni e mezzo di fila in mezzo all’oceano. Senza poter toccare la barca. Senza potersi fermare. Senza protezione.

Ci vuole un anno per prepararsi, ma poi la natura non aiuta: un modo per ricordarci che l’oceano non è nostra disposizione. Siamo noi che dipendiamo da lui. Ce lo ricorda anche Luke, parlando degli squali:

Ricorda, Diana: l’oceano è loro. Tu sei solo di passaggio.

E poi, naturalmente, oltre a tutta la preparazione fisica e alla necessità di andare d’accordo con tutta la squadra, gestendo il nervosismo, c’è l’aspetto mentale.

Diana aveva la sua playlist mentale, cantava nella sua testa le canzoni giusti per tenere il ritmo delle bracciate e occupare la mente. Il sangue freddo necessario per resistere al dolore, al freddo, alla paura, alla fatica, alla nausea, ai crampi… La mente lo domina. Ha un potere fondamentale sul corpo, in un’impresa del genere. Dopo 30 anni fuori dall’acqua, anche l’allenamento mentale si perde. Si chiedono tutti se un anno basterà a ritemprarsi. Non basterà.

Nyad è un film incredibile. Su una storia vera eppure incredibile. Mentre Diana nuota, il montaggio alterna le immagini girate a quelle reali, di repertorio, del primo tentativo di nuotare per 103 miglia. Il tentativo fallito. La tensione cresce man mano che aumentano le complicazioni. Ogni genere di complicazione.

Diana fallisce. Ma non demorde. A 62 anni compiuti, ci riprova. Rischia di morire. Ci riprova. Fallisce. Ci riprova…

La sua storia viene raccontata in modo praticamente perfetto da questo film, che mette in luce non solo tutte le difficoltà fisiche e mentali affrontate dagli atleti, ma anche tutti i danni collaterali che li circondano. Preferisco non parlarvene (ed è comunque un fatto noto, Diana ne parlò insieme alle sue ex compagne di squadra).

Conosci te stesso


La terza volta che prova a fare la traversata, smettendo di respirare dopo l’attacco delle cubomeduse e rischiando di morire, Diana Nyad dice a Bonnie una cosa incredibile:

Ho imparato qualcosa su me stessa.

62 anni, 30 anni in acqua, sfide e traversate da record e ancora adesso, Diana impara qualcosa su se stessa.

Ci sono persone che passano l’intera vita senza neanche preoccuparsi di chiedersi se si conoscono.

E poi ci sono quelli che fanno sport, o che affrontano una malattia, o che devono lottare contro le malattie e il dolore cronici - come me, mio malgrado - abituati a passare metà della vita a pensare a come reagiranno al prossimo attacco, alla prossima bracciata, al prossimo ostacolo.

Lo sport è un grande maestro di vita, così come lo è la malattia. Ma anche Diana Nyad ha tanto da insegnarci. Guardate Nyad - Oltre l’oceano.

La storia della donna il cui cognome deriva dal greco Nàiadi, il termine usato, fra le altre cose, per indicare le ninfe dell’acqua. E il destino in un nome. Il nome di una donna che a quasi 64 ha fatto storia. Almeno per noi.