L'uomo dei sussurri, il ritorno dei film medi?
Robert De Niro e Adam Scott sono padre e figlio in questa storia di colpe passate e presenti, dove un serial killer rapisce bambini emulando chi venuto prima di lui. Su Netflix.
Tom Kennedy è uno scrittore di romanzi rimasto vedovo. Dopo la tragica scomparsa di sua moglie, decide di trasferirsi con Jake, il figlioletto di otto anni, nella cittadina di Featherbank, luogo dove vive anche suo padre Peter, un ex poliziotto con cui non ha rapporti da anni. La comunità è ancora profondamente scossa dal ricordo di Frank Carter, un serial killer soprannominato L'uomo dei sussurri per il suo particolare modus operandi: prima di rapire le sue piccole vittime, lasciava loro ascoltare una filastrocca e sussurrava attraverso porte e finestre.
Carter è stato arrestato quindici anni prima proprio da Peter, oggi per l'appunto detective in pensione. Quando un bambino scompare nel nulla, in un caso che ricorda da vicino il metodo del suo predecessore, e lo stesso Jake viene a sua volta rapito, Tom è costretto a rivolgersi proprio al genitore dal quale si era allontanato. Nel frattempo la detective Amanda Beck conduce le indagini e si accorge delle inquietanti analogie con quel drammatico passato.
La storia si ripete
Un bambino scomparso, una filastrocca inquietante, una cittadina palcoscenico di una storia tragica prossima a ripetersi. E naturalmente, come in ogni crime thriller che si rispetti, un serial killer in carcere e qualcuno pronto a emularlo al di fuori. L'uomo dei sussurri non potrebbe essere più sfacciato nel dichiarare le proprie influenze, guardanti a certo cinema di genere anni Novanta. Il problema è che questo sarebbe stato un classico film medio di suddetto decennio, accolto oggi nell'era streaming come una sorta di titolo-evento per via del lussuoso cast a disposizione.
Nei ruoli chiave troviamo infatti Robert De Niro e Michael Keaton, con l'ormai lanciatissimo Adam Scott e Michelle Monaghan a completare un quadro attoriale di assoluto livello. Il regista James Ashcroft ha scelto consapevolmente di recuperare quelle atmosfere da thriller psicologico americano, ma le quasi due ore di visione rischiano di essere vittima di suddetta formula, limitandosi a una confezione gradevole ma senza mai il coraggio di osare qualcosa in più, compiendo di fatto una semplice reiterazione di logiche archetipiche.
Spunti inespressi
Il problema principale è che L'uomo dei sussurri non sfrutta appieno le diverse potenzialità insite nel racconto, adattamento dell'omonimo romanzo scritto nel 2019 da Alex North. L'accostamento tra la figura del serial killer e il contrastato rapporto padre-figlio, con tanto di suggestioni pseudo-paranormali, era sulla carta interessante, ma per gran parte della vicenda si assiste ad un accumulo di indizi secondo una costruzione relativamente tradizionale, imbastendo qua e là false piste, misteri familiari, ricordi e visioni in maniera poco organica, al punto che il meccanico rischia di incepparsi in maniera più repentina del previsto.
La tensione in diverse scene raggiunge discreti picchi, peccato che la resa dei conti finale vanifichi quanto di atmosfera costruito in precedenza: quel corri e rincorri, tra istinti sacrificali, salvataggi dell'ultimo minuto e spunti fortuiti, risulta ricco di forzature unicamente ricercate per portare ad un epilogo rassicurante e conciliatorio, a prova di grande pubblico. E il discorso più o meno spremuto sulle "colpe dei padri che ricadono sui figli" è privo della necessaria ambiguità, affidandosi al legame De Niro - Scott con soluzioni non certo originali.