Kill Bill Boxset – Recensione del box 4K che (non) ti aspetti

Edizione limited 2.000 copie, alla scoperta di una produzione video molto complessa

di Claudio Pofi

Kill Bill Vol. 1 & Vol. 2: due anime, un’unica vendetta

Con il dittico Kill Bill Quentin Tarantino firma una delle saghe di vendetta più iconiche della storia del cinema contemporaneo, opera divisa in due parti che non rappresentano semplicemente le metà dello stesso film, ma due anime profondamente diverse. E se vanno inevitabilmente viste insieme, può diventare altrettanto inevitabile riconoscere che il Volume 1 resta l’atto più riuscito, potente e memorabile.

Di fatto il primo film è Tarantino allo stato puro: cinema come esercizio di stile, velocità, ironia e citazionismo portati a un livello quasi ipnotico. La trama è ridotta all’osso — una donna tradita e massacrata che si risveglia dal coma per vendicarsi — ma non è questo il punto. Il film è un trionfo di ritmo, invenzioni visive e senso cinematografico: combattimenti coreografati come danze, improvvise virate nel bianco e nero, animazione giapponese, ralenti, musica usata come arma narrativa. La lunga sequenza contro O-Ren Ishii e i Crazy 88 è puro cinema astratto, fumetto che prende vita e consacra Uma Thurman come eroina larger-than-life. Qui Tarantino non racconta una storia, ma dimostra cosa può fare con la Settima Arte.

Kill Bill & Tarantino - Tra audacia e anticlimax

Non di meno in questo cinema del “cool” assoluto si annida una certa arroganza autoriale. Il regista chiede allo spettatore una complicità totale: basta riconoscere le citazioni, sapere da dove arrivano le immagini per concedergli carta bianca anche quando l’omaggio sconfina nel furto pigro o nell’autocompiacimento. In passato questa operazione era più virtuosa: il recupero di attori dati per finiti come Travolta, Pam Grier o Robert Forster aveva un senso creativo e quasi politico. In Kill Bill, invece, non tutto funziona allo stesso modo.

Emblematica è la lunga parentesi ambientata a Okinawa con Hattori Hanzo, interpretato da Sonny Chiba. Una sequenza dilatata, quasi 20' minuti, che interrompe bruscamente il ritmo del film per arrivare a un risultato narrativo minimo: la consegna di una spada. Il personaggio è evocato come figura mitica ma senza vero approfondimento; la scena sembra esistere più per il piacere cinefilo di Tarantino di avere Chiba nel cast che per una reale necessità narrativa. Non lo vediamo combattere, e i siparietti sopra le righe con l’assistente finiscono per appesantire un film che, fino a quel momento, scorreva quanto una lama affilata.

Dittico per cinefili, culto assoluto 

Il Volume 2 cambia radicalmente passo. L’azione lascia spazio a dialoghi, flashback e riflessione. È un film più classico, verboso, crepuscolare, che guarda al western e al melodramma più che al cinema orientale. La vendetta diventa meno spettacolo e più resa dei conti emotiva. Alcune transizioni sono eccellenti — lo scontro con Elle Driver, le sequenze con Pai Mei — ma il ritmo rallentato e l’anticlimax dello scontro finale con Bill dividono. Il finale, volutamente rapido e spiazzante, funziona sul piano concettuale, meno su quello emotivo.

In definitiva Kill Bill resta un’opera unica e imprescindibile, ma il Volume 1 è superiore: più audace, compatto e sensorialmente travolgente. Il Volume 2 completa il discorso, lo approfondisce ma non lo supera. Insieme formano un dittico fondamentale, ma è nel primo capitolo che Tarantino scolpisce davvero, nel bene e nel male, un frammento indelebile di storia del Cinema.

Kill Bill Vol. 1 & Vol. 2 - Come si vede

Tarantino è cultore dell'analogico, del cinema vecchia scuola, eppure i Kill Bill tecnicamente non raggiungono vette altrettanto memorabili rispetto al comparto artistico. La sorpresa è legata a quanto accadde dopo le riprese: negativo 35mm 3-perf (Vol. 1 Panavision Panaflex Millennium e Platium / Vol. 2 Panavision Panaflex Millennium e Platium, Arriflex 435) con scelte estremamente variegate per le emulsioni (negativo B/N 200-250 ASA, colore 100/200/320 ASA) e diversi livelli di ingerenza della grana, immagini infine “ridotte” su master 2K.

Farà storcere il naso ma si tratta di scelta unica per l'epoca, certo per non far esondare il budget peggio di un fiume in piena. Rispetto al materiale su pellicola è molto probabile che si sia reso vano parte del lavoro del cinematographer Robert Richardson. Sue le riprese di altri lavori di Tarantino come Inglorious Basterds, The Hateful Eight ma anche World War Z. Sempre lui curò luce e colori di The Aviator di Scorsese, opera tecnicamente complicatissima per la quale si potrebbe scrivere un intero libro solo sulle riprese 35mm 3-perf e tipi di negativi (anche 500 ASA) e color correction per avvicinare all'epoca in cui è ambientata la storia, anche qui con il risultato di un DI 2K (altro film che risale al 2004).

Ciò detto, le differenze tra il nuovo disco UHD e la controparte 2K rischiano di diventare sottili se non si dispone di catena video 10 bit nativa, capace di porre l'accento non solo sul dettaglio degli elementi in secondo piano, ma anche sulla diversa compressione dinamica delle luci e ampiezza colori in virtù del Dolby Vision. Del resto la versione Blu-ray 2K è sempre stata di eccellente qualità, mentre la 4K rescaling per quanto detto non può rappresentare un balzo netto in avanti. Formato immagine per entrambe 2.39:1 (3840 x 2160/23.97p), codifica HEVC su BD-100 triplo strato, secondo quanto riportato da IMDB il Volume 1 sembrerebbe essere stato girato 1.78:1 e poi mascherato 2.39:1.

Girato 35mm ma master solo 2K – Ecco perché

Tarantino gira i film tra il 2002 e il 2004, anni in cui il cinema hollywoodiano si trova in una fase di transizione: il Digital Intermediate è ormai affermato come pratica industriale, ma la produzione degli effetti speciali in computer grafica è ancora rigidamente ancorata al 2K. CGI nativa 4K in quel contesto non significa immaginare una versione “più raffinata” del film, bensì un progetto produttivamente irrealizzabile. A inizio anni 2000 il 2K è lo standard assoluto del DI, il 4K è usato quasi esclusivamente per scansioni archivistiche, restauri, sperimentazione.


Ciò che più contava all'epoca era l'hardware impiegato nelle sale, che proiettavano principalmente 35mm, con poche sale adibite al digitale 2K. Nello specifico i Kill Bill fanno uso di CGI in modo mirato e invisibile. Tra gli interventi messi in atto: rimozione di cavi e stunt rig, blood enhancement e correzioni di continuità, compositing dei fondali, cleanup su set e location, titoli ed elementi grafici, integrazione dell’animazione del segmento anime per il Vol. 1. Lavorazioni realizzate da laboratori reference come The Orphanage e Digital Domain, tutti operanti su pipeline 2K.

Nel 2003–2004 la differenza tra 2K e 4K non è da pensarsi concettuale, ma infrastrutturale. Volendo estrapolare qualche numero sulla post-produzione: 23 anni fa 1 singolo frame CGI 2K richiedeva mediamente 30'–90' minuti di rendering su CPU single-core. Lo stesso frame 4K avrebbe richiesto almeno 6–10 ore per via della moltiplicazione dei pixel (x4), maggiore complessità di antialiasing e motion blur, limiti severi di RAM (2–4 GB per nodo), ulteriori passaggi di rifinitura, per non parlare delle brutte sorprese a termine esecuzione quando ci si accorgeva di eventuali errori.

In film come Kill Bill, con decine di migliaia di frame anche solo per effettiinvisibili”, ciò avrebbe significato mesi aggiuntivi di produzione, una render farm 3–4 volte più grande di quella più grande dell'epoca, costi aggiuntivi per l'hardware nell’ordine di milioni di dollari. In quegli anni il 2K non fu quindi una scelta al ribasso, ma l’unico equilibrio possibile tra tecnologia, creatività e industria. A fine lavorazione si scelse di riversare in DI 2K evitando le problematiche (e i probabili costi superiori) innescati da un nuovo trasferimento su negativo 35mm.

Quindi versioni definitive queste UHD? Fino al momento in cui il regista non deciderà di rimettere mano ai materiali, tornando indietro per produrre DI 4K nativi al 100%, la risposta resta positiva.

Kill Bill Vol. 1 & Vol. 2 - Come si sente

DTS-HD MA 5.1 italiano (16 bit) e inglese (24 bit), con un risultato che non manca di coinvolgere al netto dell'inferiore risoluzione della traccia con il nostro doppiaggio. Favorito il parlato, effetti, subwoofer, musiche e una dinamica complessiva piacevole se ascoltata tramite impianto HT.

Un gradino sopra l'inglese, ulteriormente rifinita e dettagliata, avvicinando all'ascolto in sala. Il Volume 1 è decisamente quello da preferirsi per testare il proprio sistema audio, in virtù delle ipercinetiche sequenze di combattimento e un coinvolgente missaggio sonoro.

Kill Bill – Vol. 1: gli extra

Identici al passato: making of (22'); performance musicale della band 5, 6, 7, 8's (6'); trailer originale.

Kill Bill – Vol. 2: gli extra

Identici al passato: making of (26'); scena eliminata “Damoe” (4'); esibizione musicale della band di Robert Rodriguez alla premiere (12'); trailer originale. Ovunque sottotitoli in italiano.

Kill Bill Boxset 4K italiano

Kill Bill Boxset 4K italiano
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Inclusi nel box: 2 cartoline commemorative dei film, libretto di approfondimenti testuali a cura di Nocturno editore. Edizione a tiratura limitata 2.000 copie numerate.