Balls Up - Palle al sicuro: una commedia demenziale, tra calcio e sesso protetto
Il nuovo film di Peter Farrelly ha per protagonisti Mark Wahlberg e Paul Walter Hauser, impegnati in una disavventura on the road in terra brasiliana. Su Prime Video.
Brad Lewison, agente commerciale dal physique du rôle e dalla parlantina inossidabile, ed Elijah, produttore ipocondriaco e germofobico che ha messo a punto un preservativo a copertura totale - ovvero capace di proteggere l'anatomia maschile nella sua completezza - sono colleghi e rivali che si ritrovano insieme a presentare al presidente della federazione calcistica brasiliana, il Señor Santos, la sponsorizzazione più audace e improbabile nella storia del marketing sportivo. Il loro profilattico rivoluzionario si candida infatti a essere sponsor ufficiale della Coppa del Mondo.
E in Balls Up - Palle al sicuro la presentazione, miracolosamente, va a buon fine. Quello che segue nell’immediato, purtroppo no: una sbronza colossale con l’importante diplomatico sportivo li porta a perdere il contratto, ma non l’opportunità già acquisita di ricevere due biglietti per la prossima finale dei Mondiali, che si terranno per l’appunto in terra carioca. Finale tra la nazione ospitante e gli storici rivali dell’Argentina, con il pareggio dei padroni di casa che viene annullato all’ultimo minuto per una rocambolesca invasione di campo proprio da parte dei due americani... che ora si trovano alle prese con milioni di supporter locali intenzionati a fargliela pagare per quella bruciante sconfitta.
Tutti pazzi per Peter
Certamente, dalla vittoria del premio Oscar - forse concesso un po’ generosamente in un’annata che vedeva almeno un paio di titoli superiori - per Green Book (2018), ogni nuovo lavoro in solitaria di Peter Farrelly si porta dietro alte aspettative, ma la sua carriera post-statuetta si è stabilizzata sul discreto/mediocre, con un generale ritorno a quella comicità demenziale che tanta fortuna gli diede insieme al fratello Bobby. Se cult come Scemo & più scemo (1994) e Tutti pazzi per Mary (1998) sono entrati nell’immaginario collettivo del grande pubblico, difficilmente un film come Balls Up - Palle al sicuro riuscirà a rimanere impresso dopo lo scorrere dei titoli di coda.
Sceneggiato da Rhett Reese e Paul Wernick, il duo che ha dato vita a Zombieland (2009) e alla saga di Deadpool, Balls Up - Palle al sicuro possedeva sulla carta tutti i presupposti per essere la classica action-comedy di ambientazione esotica senza troppe pretese. Il problema è che la comicità nel frattempo si è evoluta e qui Farrelly non sembra essere rimasto al passo coi tempi: questa farsa appare infatti figlia degli anni Novanta, con gag e situazioni grottesche e assurde che cercano la risata sguaiata, andando raramente a segno.
La struttura da on the road in territorio ostile, con il contesto calcistico quale causa scatenante e il continuo leitmotiv “è solo un gioco”, che rischia di causare guai su guai ai poco accorti protagonisti - peraltro in un Paese dove tale sport è vissuto ancor più intensamente che da noi - diventa ben presto ripetitiva. La sceneggiatura si popola di personaggi bizzarri e monodimensionali - ha comunque un suo perché il boss criminale interpretato da uno scatenato Sacha Baron Cohen - e di situazioni e colpi di scena che cercano il paradosso continuo, in quell’anima sopra le righe che permea per intero i cento minuti di visione.
Una formula sorpassata
A tratti si ride, ma in un tale accumulo di gag sarebbe stato imperdonabile se almeno un minimo di divertimento non fosse emerso, tra volgarità e allusioni più o meno esplicite, con il membro maschile spesso in primo piano, dato anche il surreale incipit. Dal secondo atto in poi Balls Up - Palle al sicuro diventa un inseguimento sempre più scatenato, con una logica interna che si assottiglia progressivamente fino a una terza parte in cui il meccanismo perde mordente, proprio nel momento in cui dovrebbe accelerare.
La narrazione si fa ciclica e finisce per allungarsi oltre il punto di non ritorno, e il montaggio avrebbe potuto accorciare tranquillamente di almeno una ventina di minuti senza troppe conseguenze sulla sorte dei personaggi. La satira sui rapporti di potere tra Nord e Sud del mondo, sui funzionari corrotti, sulla fascinazione americana per il calcio sudamericano e su quella del popolo brasiliano per lo stile di vita yankee viene appena sfiorata, rendendo il film una visione superficiale e mai veramente necessaria.