Ubisoft licenzia il capo dello studio Montreal

David Michaud-Cromp contrario al lavoro in ufficio

di Tommaso Alisonno

Ubisoft sempre più nell'occhio del ciclone per quanto riguarda licenziamenti e riorganizzazioni societarie: l'ultima testa ad essere saltata è niente meno che quella di David Michaud-Cromp, capo dello studio Ubisoft Montreal.

Riporta tutta la vicenda Kotaku: il licenziamento arriva due settimane dopo che Michaud-Cromp si era esposto contro una decisione della società secondo cui tutti gli sviluppatori avrebbero dovuto rinunciare al lavoro da remoto e presentarsi regolarmente in ufficio tutti i giorni feriali, 5 alla settimana. In seguito alle sue obiezioni, lo sviluppatore era stato punito con tre giorni di sospensione dello stipendio e, adesso, con la rescissione del contratto.

Le parole di Michaud-Cromp e la risposta di Ubisoft

"Quest'oggi sono stato terminato da Ubisoft, con effetto immediato - scrive David sul suo profilo LinkedIn - Non è stata una mia decisione. Non descriverò i dettagli interni o le circostanze. Mi prenderò il mio tempo per riorganizzarmi e comunicherò i miei prossimi passi quando appropriato."

"Condividere feedback o opinioni in maniera rispettosa non porta a un licenziamento - replica un portavoce di Ubisoft - Abbiamo un codice comportamentale chiaro che sottolinea le nostre aspettative condivise per lavorare insieme e rispettosamente che i dipendenti leggono e firmano ogni anno. Quando questo è infranto, le nostre procedure si applicano di conseguenza, compresa un'escalation di misure che dipende dalla natura, la gravità e la ripetizione dell'infrazione."

Il lavoro da remoto secondo Michaud-Cromp

Il lavoro da remoto non è una novità degli ultimi 6 anni, ma notoriamente ha ricevuto una spinta notevole durante i periodi di lockdown relativi alla pandemia di COVID-19. Di fatto, man mano che mascherine e tamponi diventavano sempre più un ricordo che racconteremo un giorno a figli e nipoti, numerose aziende hanno progressivamente preteso un ritorno alla normalità e con esso l'abbandono del remoto, predicando i vantaggi del lavoro in ufficio soprattutto in termini di team-building.

A questo proposito però molte persone hanno espresso pareri diametralmente opposti, e Michaud-Cromp è una di queste: "Il lavoro da remoto non è una soluzione universale - premette - e alcune attività come il brainstorming, l'onboarding e il mentoring funzionano meglio in ufficio. Ma nella mia esperienza il fatto che i team in remoto o ibridi siano efficienti ha meno a che fare con la vicinanza fisica e più con dei fondamentali come la chiarezza degli obiettivi, la fiducia, la documentazione, gli strumenti e le pratiche di comunicazione. I team che investono in queste aree tendono a funzionare bene a prescindere dalla locazione, mentre i team che sono in difficoltà in questi campi devono affrontare delle sfide anche se sono tutti nello stesso luogo."

"Per me - conclude - gli ambienti più produttivi, in remoto o di persona, sono quelli dove le aspettative sono chiare, la collaborazione è intenzionale e le politiche sono implementate in maniera ragionevole piuttosto che uniforme. Questo è particolarmente importante in campi creativi come lo sviluppo dei videogiochi, dove la fiducia, la stabilità e la collaborazione a lungo termine contano tantissimo."