Jason Statham si confessa: “ho spinto il mio corpo troppo oltre”

Alcune scelte fatte sul set gli hanno lasciato conseguenze fisiche concrete

di Claudio Pofi

Per quasi trent’anni Jason Statham ha incarnato un’idea molto precisa di cinema d’azione: niente paura e pochissimi compromessi. Salti nel vuoto, combattimenti brutali, inseguimenti impossibili. Tutto in prima persona. Oggi però, senza rinnegare quel percorso, l’attore britannico guarda indietro con maggiore lucidità.

Durante la promozione di Shelter, Statham ha raccontato come alcune scelte fatte sul set gli abbiano lasciato conseguenze fisiche concrete. Infortuni al collo, dolori ricorrenti e quella domanda che arriva sempre dopo: perché non lasciare certe scene agli stuntman? Non è una confessione costruita, ma una riflessione schietta di chi ha pagato sulla propria pelle l’idea di dover dimostrare sempre qualcosa.

Il prezzo di scelte coraggiose

Ciò non significa un passo indietro dall’azione. Statham rivendica le sue competenze atletiche e la preparazione accumulata negli anni, spiegando che affrontare scene complesse è parte integrante del suo modo di lavorare. Allo stesso tempo, ribadisce il rispetto per gli specialisti, spesso invisibili ma fondamentali, sostenendo che meritino un riconoscimento maggiore.

Il futuro non prevede rallentamenti: Mutiny nel 2026 e The Beekeeper 2 nel 2027 confermano che l’adrenalina resta centrale. La differenza è lo sguardo: oggi Statham sa che il mito dell’eroe invincibile ha un costo, e non sempre vale la pena ignorarlo. Del resto cosa dovrebbe dire Jackie Chan? È lui a detenere il Guinness World Record per il maggior numero di stunt eseguiti da un attore vivente, tra fratture multiple (naso, dita, costole, caviglie), frattura del cranio dopo una caduta (Armour of God), lesioni alla schiena, alle vertebre, dislocazioni varie, ustioni e traumi ricorrenti.