Il sorpasso 4K – La corsa disperata di Dino Risi

Restauro 2016 per il capolavoro di Dino Risi, curato da Cinecittà Luce e Cineteca di Bologna

di Claudio Pofi
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Bruno Cortona attraversa le strade deserte della Roma ferragostana del 1962 come se il mondo fosse una pista tutta sua. Al volante della Lancia Aurelia suona il clacson, provoca gli sconosciuti e trascina Roberto, universitario timido e impacciato, in una vacanza improvvisata. Per il giovane è l'occasione di uscire dalla propria esistenza ordinata; per il suo compagno correre sembra l'unico modo per non fermarsi a riflettere.

Dino Risi costruisce così una commedia agrodolce, che si alimenta dell'energia incontenibile di un gigantesco Vittorio Gassman. Bruno è irresistibile proprio quando diventa insopportabile: la sua esuberanza nasconde un egoismo feroce, mentre la sua apparente libertà somiglia sempre più a una fuga senza meta. Jean-Louis Trintignant gli fa da contrappunto, seguendo un percorso che incrina progressivamente le sue certezze.

Una risata che lascia l'amaro

Il viaggio procede tra incontri grotteschi e soste che aprono squarci sulle contraddizioni del benessere italiano. Risi non abbandona mai il tono leggero, ma lascia affiorare dietro le bravate di Bruno una solitudine difficile da ignorare. La sua regia preferisce l'immediatezza e il contatto con la strada, in netto contrasto con la contemplazione malinconica di Antonioni, evocato persino attraverso una battuta sprezzante del protagonista.

Quando il passato familiare di Roberto riaffiora e Bruno torna a confrontarsi con gli affetti che ha lasciato, la corsa perde parte della sua spensieratezza. Il finale spezza brutalmente l'illusione di una libertà senza conseguenze. Il sorpasso intrattiene, diverte ma non assolve il suo protagonista. Sotto la superficie della commedia si nasconde un'amara riflessione su un Paese lanciato verso il futuro ma incapace di capire cosa stia lasciando alle proprie spalle.

Nel 2016 la Cineteca di Bologna e Istituto Luce-Cinecittà hanno curato il restauro 4K presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Il lavoro è partito dal negativo originale di scena e da quello della colonna sonora, ma le condizioni del materiale hanno richiesto interventi specifici: alcune inquadrature presentavano infatti danni causati da muffe e strappi, tanto da rendere necessario il ricorso a un controtipo positivo d’epoca di prima generazione per recuperare le sequenze compromesse. Intervento che ha ridato nuova vita al film di Dino Risi, cult e opera centrale del cinema italiano.

Formato immagine originale 1.85:1 (3840 x 2160/23.97p), codifica HEVC su BD-66 doppio strato. Questo restauro convince per compattezza e resa complessiva, con un bianco e nero quasi sempre notevole per risalto elementi e ampia scala di grigi. Qualche flessione restituisce una inferiore minima solidità e senso di tridimensionalità, a partire dalle transizioni con poca luce. Traccia monofonica DTS-HD Master Audio 2.0 (16 bit) che offre un ottimo ascolto musica, elementi sonori e dialoghi. Presente anche un'accettabile traccia Dolby Digital 2.0 (192 kbps) dal volume fin troppo alto. Rispetto all'edizione Blu-ray 2K sono stati esclusi gli extra da circa 80' minuti, con focus sulla produzione.