Ashgard: Infinity Mask, un androide dalla consapevolezza umana - Anteprima
Ci siamo ritrovati in un mondo post apocalittico con richiami alla mitologia norrena.
Ogni opera, che sia letteraria o videoludica come in questo caso, cerca sempre di trasmettere qualcosa che possa lasciare il segno o colpire per la sua originalità. Dopotutto, quel che conta quando si programma un videogioco è in primis il cuore, riporre la propria passione in qualcosa che abbia una precisa identità. E Ashgard: Infinity Mask sceglie un binario ben preciso per far correre il suo treno di creatività, proponendo un'avventura fatta di esplorazione, enigmi e sezioni platform in un contesto open world.
Un'impresa non semplice, considerando che il team di sviluppo (Ashgard Games) è composto da soli sette sviluppatori più tre specialisti dell'audio. E come spesso accade per le piccole produzioni, i finanziamenti non sono molti e questo si traduce in un maggior numero di bug disseminati un po' ovunque. E in effetti, Ashgard: Infinity Mask non è ancora un gioco definitivo e ci sono diverse cosucce da sistemare nei mesi a venire: e qui entra in scena l'accesso anticipato, una release del titolo che è ancora in fase di sviluppo, in cui i giocatori potranno fornire feedback agli sviluppatori per rendere l'esperienza più avvincente.
Dal canto nostro, abbiamo trovato questa traversata non proprio eccezionale: i temi sanno di già visto e i mondi post-apocalittici cominciano a diventare un po' troppo ridondanti. Tuttavia, c'è del potenziale inespresso ma è così lampante come il titolo di Ashgard Games non sia ancora propriamente pronto per il grande debutto.
Un mondo devastato dopo il Ragnarök
La mitologia norrena è affascinante, c'è poco da fare, ed è diventata più popolare negli ultimi anni anche grazie a produzioni videoludiche iconiche (tra cui il nuovo God of War e Assassin's Creed Valhalla). Ashgard: Infinity Mask ci trasporta nei giorni seguenti al Ragnarök, un evento catastrofico in cui il mondo verrà distrutto e ordunque rigenerato. Non molto confortante direbbe qualcuno, tuttavia il contesto in cui si vivranno le vicende ci è sembrato a tratti squisito.
In questo viaggio diventeremo Embla, un essere ibridato che nasconde un'anima umana in un corpo interamente metallico. Al primo risveglio ci ritroveremo spaesati, senza ricordi e faremo la conoscenza di un robottino volante denominato Flying Orb, la nostra guida in questa nuova epopea robotica. Dietro un mondo fatto di villaggi distrutti, di biomi e antiche rovine, si celano le nostre origini e la verità sul segreto della Infinity Mask.
Su carta il progetto potrebbe sembrare ambizioso, forse anche troppo, ma inevitabilmente sfocia in una realizzazione che ci è sembrata talvolta schematica. L'ispirazione del resto è fortissima, si respira tanto Ratchet & Clank (soprattutto nella relazione dei due comprimari) quanto una porzione del mondo degli open world di Legend of Zelda. Ma, ahinoi, al titolo ci è sembrato mancasse un po' di mordente e soprattutto di profondità nelle meccaniche, ed è così evidente sin dalle prime battute di gioco.
Partiamo dalle basi: Ashgard è un'avventura in terza persona in cui farsi strada tra rovine marcescenti (almeno agli inizi) e piattaforme logorate. Insomma, Embla potrà saltare, correre ad alta velocità e arrampicarsi su alcune grate o scalette che siano. Le sezioni del gameplay si alternano tra momenti in cui si dovrà saltare da una piattaforma all'altra, calibrando talvolta lo slancio che potrebbe risultare eccessivo, e frangenti in cui sfoderare una bella spada per riuscire a portare a casa la pellaccia. Ed è da qui che si iniziano a intravedere i limiti della produzione.
Un sistema di combattimento non sempre reattivo
Non conoscendone ancora le motivazioni, il nostro Androm (così viene definito) dovrà vedersela con alcuni suoi simili che sembrano avere tutte le intenzioni per farci saltare i bulloni. Una volta incrociato il loro sguardo, saremo chiamati a rispondere con le maniere forti, indirizzando dei fendenti sulle metalliche parti anatomiche degli avversari.
Embla può dunque attaccare, ma dovrà tenere in considerazione la barra della stamina che, una volta esaurita, non gli permetterà di fare alcuna azione. Se da un lato questa feature rende il combat system più impegnativo, dall'altro si perde l'immediatezza dell'azione facendo arrancare in più di un'occasione. Oltre a offendere, si potrà parare (il Flying Orb si trasformerà in uno scudo) e schivare per evitare di incassare più danni del previsto.
Insieme all'arma ordinaria, Embla ha nel suo arsenale anche una moderna balestra, adatta per colpire i cosiddetti "cecchini" oppure per avere un vantaggio negli scontri ravvicinati. Diciamocelo, le battaglie sono impegnative anche a livello di difficoltà normale (soprattutto quelle contro i boss), con momenti scanditi dalla ripetizione delle stesse fasi.
Come avrete intuito, i combattimenti di Ashgard: Infinity Mask ricordano molto da vicino quelli degli action adventure più puri e, sotto certi aspetti, quelli sperimentati dai soulslike: attaccare, difendere, schivare e contrattaccare per avere la meglio. E da questo genere, e più nello specifico da quello GdR, eredita anche il sistema di potenziamento: infatti, durante l'esplorazione si potranno trovare nuovi componenti di lega, tra cui busti, nuove gambe e accessori che andranno a incrementare le statistiche generali.
Nonostante le buone premesse, abbiamo trovato il combat system poco reattivo, e per essere più precisi diremo "appesantito". Al momento, non si respira fluidità e il combattimento diventa ingestibile qualora si fissi il "lock" sull'avversario. In questo caso la telecamera non molla un attimo il nemico e impedisce al giocatore di avere la piena libertà nel combattimento ad area. Liberandosi del lock, tutto diventa più gestibile seppur con qualche frustrazione.
Ashgard: Infinity Mask ci è sembrato un gioco che trae ispirazione da altri esponenti, e questo non è un male, anzi, ma bisogna sempre dare un imprinting ben preciso a quello che si realizza e implementare funzionalità che rendono un'opera unica nel suo genere. Ci sono delle buone basi, questo è innegabile, ma vanno sfruttate al meglio e soprattutto l'esperienza complessiva va resa più immediata e disporre di un'interfaccia più user friendly.
Vi portiamo un esempio: nel gioco potremo creare delle frecce raccogliendo i materiali giusti. E questo va benissimo, però il giocatore non deve ogni volta aprire il menù, selezionare e poi creare lo strumento del momento. La creazione deve essere più immediata, così come il cambio delle munizioni della nostra balestra. Cosa vogliamo dire? Ashgard: Infinity Mask dovrebbe agevolare l'avanzata del giocatore e la semplificazioni delle meccaniche deve essere un'implementazione dovuta: siamo tuttavia sicuri che gli sviluppatori riceveranno dei feedback a riguardo per migliorare la situazione.
Siamo onesti, il gioco è in fase early access ed è palesemente incompleto: ora come ora, non siamo riusciti a capire perfettamente fin dove vuole spingersi. Secondo un nostro modestissimo parere ci sono delle interessanti potenzialità, ma queste devono essere raffinate nel tempo e bisogna anche migliorare le sezioni platform e di mira. Qualora si riuscisse ad aggiustare il tiro su questi aspetti e rendere il combat system più dinamico, allora Ashgard: Infinity Mask potrebbe anche diventare un'avventura piacevole da giocare dall'inizio alla fine.