Anteprima Diablo 2 Resurrection: L'incubo di Tristam

Sono passati più di vent'anni dall'originale Diablo 2, ma Blizzard sembra non voler abbandonare quello che è stato il punto di svolta per la saga di Diablo

di Simone Rampazzi

Come si può parlare di un prodotto di ventuno anni fa senza lasciarsi trasportare da un minimo di malinconia? La maggior parte dei videogiocatori navigati sicuramente ricorderà il mood: il suono meccanico dei modem che dovevano collegarsi alla rete, le prime grafiche 3D che facevano urlare dalla gioia, senza contare le molteplici offerte videoludiche capaci di catapultarti in un mondo tutto nuovo in grado di fagocitarti senza sputare nemmeno i panni sporchi.

Tra i tanti, molti viaggi, compiuti in quel periodo c’era anche quello del viandante accompagnato dal povero Marius, personaggi di un mondo fantasy posseduto dall’ombra funesta dei Primi Tre Maligni: Diablo, Mephisto e Baal.

Ascoltando il primo nome a molti saranno venuti in mente diversi flash, emozioni suscitate da quelli che erano i primi video confezionati in modo e maniera da lasciarti davanti allo schermo a bocca aperta senza parole.

Oggi Vicarious Visions cerca di resuscitare il male sorto a Tristram, riproponendolo come accade in questi ultimi anni completamente restaurato nella veste grafica, mantenendo però integre le meccaniche del gioco originale.

DIABLO È TORNATO

Chi sostiene che il male può essere sconfitto per sempre, quasi certamente commette un errore. Ventuno anni fa eravamo riusciti a sconfiggere Diablo e i suoi due fratelli, sacrificando ben più di quanto Aidan avesse fatto in passato nel primo capitolo del franchise.

Diablo II e la sua relativa espansione Lord of Destruction rimase incastonata nel cuore dei giocatori proprio come una delle pietre dell’anima dei primi maligni, grazie a un sistema di gioco perfettamente equilibrato e coinvolgente.

Nel corso dei quattro capitoli del gioco originale, più il quinto legato all’espansione, i nostri eroi venivano chiamati a risolvere una serie di problemi insorti nelle vicinanze dell’Accampamento delle Ranger, primo di altri quattro hub in cui si potranno collezionare diverse missioni, prendendo contestualmente parte a una serie generosa di dialoghi utili a comprendere meglio il background della zona in cui ci troviamo.

L’effetto creato da questa versione Resurrected lascia senza fiato sin dalla creazione del personaggio, dove emerge nitida e impeccabile tutta la veste grafica ricreata dai Vicarious Visions. È chiaro che un prodotto inteso come remake debba apportare delle modifiche sostanziali e visibili al prodotto originale, ma in questo particolare caso gli sviluppatori si sono espressi più volte nei confronti della community, indicando che avrebbero cercato in ogni modo di cambiare soltanto l’aspetto estetico del prodotto (sappiamo che dovrebbero uscire anche i filmati restaurati), senza intaccare minimamente il gameplay del gioco originale.

Questa affermazione va tradotta in positivo, seguendo però tutta una serie di sfaccettature che potranno far storcere il naso ai nuovi giocatori, ormai non più abituati a determinate condizioni di cui tenere conto.

Bisogna insomma tenere conto delle movenze un po’ statiche dei personaggi, rimaste pressoché identiche al gioco originale, oppure della “noiosa” barra del vigore pronta a rallentare il nostro personaggio quando esaurita. Dimenticatevi per l’occasione il sistema di abilità e rune messo in campo con Diablo III, una piccola manna che aveva permesso un discreto rifacimento delle build accompagnate dall’effettiva funzionalità sul campo, poiché in questo secondo capitolo del gioco tornano le mono abilità, collocate in uno skill-tree generoso ma utilizzabili soltanto due per volta (tasto sinistro e tasto destro del mouse).

Una buona parte della UI del gioco ha subito un piacevole rifacimento estetico, se non altro indicativo per quanto riguarda la barra dell’esperienza (adesso visibile) e dei bottoni che ora vengono raggruppati al centro per seguire meglio la distribuzione di skill e punteggi caratteristica (si, sono tornati anche quelli).

Per fortuna è stata almeno inserita la possibilità di auto-loot per le monete d’oro e il forziere nell’accampamento, adesso, ha dimensioni più generose che in passato. La stessa regola non vale per il nostro inventario, che avremmo preferito simile alle tasche di Guybrush Threepwood, che vi darà diverse gatte da pelare nel momento in cui vorrete raccogliere la maggior parte degli oggetti rari per racimolare qualche gruzzolo in città a seguito della loro vendita.

Insomma, Diablo 2 Resurrected mantiene in tutto e per tutto il mood di ventuno anni fa, proponendosi nei confronti di questa nuova platea di giocatori come un masterpiece da giocare seguendo qualche piccolo compromesso. Il rifacimento grafico, anche in questa alpha tecnica, non ci ha dato particolari noie in merito a cali di framerate o errori di ogni sorta, elemento che ci fa ben sperare sulla riuscita del prodotto finale, previsto per un ancora ipotetico 2021.

Magari i nuovi giocatori avranno un po’ di difficoltà a entrare in sintonia con questa anima errante tornata dal passato, ma possiamo garantirvi che in merito di lore, e giocabilità, il viaggio varrebbe comunque la candela nell’ottica di conoscere qualcosa di più della storia del gioco.