Gary Oldman parla di Slow Horses 6: "Lamb mi è entrato sottopelle"
Il protagonista di Slow Horses racconta la sesta stagione della serie e quanto sia ormai diventato semplice scivolare nei panni di Jackson Lamb, cercando di non acquisire le sue brutte abitudini.
È stanco ma soddisfatto Gary Oldman quando prende parte alla presentazione virtuale alla stampa della sesta stagione di Slow Horses. Abbiamo intercettato l'attore sul finire di agosto, mentre è ad Edimburgo per le riprese dell'ottava stagione, appena confermata nella giornata di ieri da AppleTV. Mentre il pubblico si prepara dunque a vedere la sesta, il lavoro della troupe procede spedito: le riprese della settima sono concluse, l'ottava è in lavorazione. La speranza ora è che lo scrittore Mick Herron riesca a partorire presto un nuovo romanzo con protagonista Jackson Lamb. Questo perché la serie, una volta conclusa l'ottava stagione, sarà sostanzialmente alla pari con la saga letteraria e dovrà attenderne gli sviluppi.
Anche Gary Oldman si augura di poter interpretare ancora a lungo il personaggio di Jackson Lamb, che è diventato sempre più familiare dopo quattro anni di riprese molto intense, specie per lui che non ha lavorato mai tanto a lungo a un personaggio, pur avendone interpretati di ricorrenti nel suo passato più recente. Lamb però ora non è mai troppo lontano, con ancora due stagioni da scrivere e dirigere per essere pari alla saga di romanzi da cui Slow Horses è tratto.
Jackson Lamb è diventato uno dei grandi personaggi televisivi contemporanei. Quanto è stato importante per te incontrare un personaggio del genere?
Quando si avvicina l’inizio di una nuova stagione mi entusiasmo all’idea di tornare sul set, rivedere Saskia, Jack, Chris, Amy, Tom. Credo sia una delle cose che hanno reso questa esperienza così piacevole anche dopo tanto tempo. È la mia unica esperienza con una serie di lunga durata, ma non riesco a immaginare niente di peggio che lavorare per anni a una serie insieme a persone con cui non vai d’accordo o che non ti piacciono. Credo sarebbe molto difficile. È anche questo che mi ha fatto andare avanti. E naturalmente la scrittura è ottima e il personaggio è incredibilmente divertente da interpretare. Quindi spero che Slow Horses continui ancora a lungo.
Nella sesta stagione il Pantano smette di essere soltanto il luogo in cui vengono parcheggiati gli agenti indesiderati e diventa un bersaglio, con la squadra costretta alla fuga. Questa minaccia fa emergere più chiaramente l’istinto protettivo di Lamb nei confronti dei ronzini?
Credo che emerga un istinto protettivo più forte di quanto abbiamo visto finora, perché stavolta la questione sembra molto personale. Due ex ronzini vengono assassinati e presto scopriamo che esiste una sorta di lista di persone da eliminare. Lamb capisce chiunque potrebbe diventare un bersaglio, quindi li manda in una casa sicura, ordina loro di sparire dai radar e di non usare i telefoni, mentre lui cerca di capire cosa stia succedendo.
Lamb tratta malissimo i suoi sottoposti, ma sotto tutto questo è incredibilmente leale. Credo che prenderebbe una pallottola al posto loro. In questa stagione vediamo quindi un Lamb più protettivo e, se vogliamo, più paterno.
Il trailer della sesta stagione ha rivelato il ritorno di Sid Baker. Com’è stato ritrovare Olivia Cooke sul set dopo quattro stagioni?
Quando è ricomparsa nei libri, però, eravamo felicissimi. Adoravamo Olivia e pensavamo fosse stata bravissima nella prima stagione, quindi siamo stati entusiasti quando abbiamo saputo che Sid Baker sarebbe tornata.
Lamb ha sempre avuto grande rispetto per Sid. La considerava un’ottima agente e continua a farlo. Quanto al modo in cui il suo ritorno possa destabilizzare gli equilibri del Pantano, non ne sono così sicuro, perché in realtà Sid non torna mai direttamente a farne parte.
Tra i nuovi arrivi c’è Lenny Rush. Che tipo di dinamica si crea tra il suo personaggio e Jackson Lamb?
È davvero la chiave per riuscire a sbrogliare tutta questa storia e Jackson Lamb, da grande investigatore qual è, capisce che potrebbe essere proprio lui a permettergli di risolvere il mistero. Ma non ha alcuna pazienza per quel moccioso piagnucoloso. Per lui è soprattutto un mezzo per raggiungere uno scopo. Tra loro nasce quindi un rapporto molto interessante e conflittuale. Credo però che Lamb finisca per rispettarlo, perché il ragazzo sa rispondere colpo su colpo. Rappresenta una sfida interessante per Jackson Lamb.
Dopo tanti anni nei panni di Jackson Lamb, hai finito per assorbire qualcuna delle sue pessime abitudini?
Spero proprio di no. Ogni tanto mi piace mangiare junk food. Cerco di evitarlo, ma mi piace. Non fumo e non bevo più. Sono molto più morbido di lui. Jackson Lamb non ha alcun filtro, quindi è estremamente diretto con le persone. Io invece ormai non cerco lo scontro: la vita è troppo breve. Magari quando ero più giovane mi piaceva un po’ di più litigare, ma adesso non voglio ferire i sentimenti degli altri, farli sentire inferiori o metterli a disagio. Lamb invece lo fa. C’è una parte di lui che prova addirittura piacere nel farlo. Quindi spero di non aver preso niente da lui. E non scoreggio dal 1971 (ride).
Dopo sei stagioni senti di conoscere Lamb molto meglio rispetto all’inizio? Ormai riesci a entrare e uscire dal personaggio quasi istantaneamente?
Prima di tutto: non puzzo. La gente chiede a Kristin Scott Thomas e Jack Lowden: «Ma puzza davvero?». No, non puzzo. È tutto un trucco: trucco, parrucco e gel per capelli.
Dopo averlo interpretato così a lungo inevitabilmente ti entra un po’ sotto pelle. Non significa che nella vita di tutti i giorni io pensi a Jackson Lamb o sia consapevole della sua presenza quando non lo sto interpretando. Però ormai è lì e posso accenderlo quando voglio.
È stata un’esperienza interessante interpretare così a lungo un personaggio che, se vogliamo, è il protagonista di qualcosa. Mi era capitato con Harry Potter e con la trilogia di Batman, ma erano esperienze più discontinue. Non c’era la stessa continuità.
Adesso siamo tutti molto a nostro agio nei nostri personaggi. Potrei diventare Jackson Lamb in un istante, anche adesso. Non lo farò, tranquilli, ma ormai ti porti dietro il DNA di quella cosa.
Lamb è spesso brutale con River, eppure sembra anche particolarmente coinvolto nel suo destino. Cosa vede davvero in lui? È corretto leggere il loro rapporto quasi come quello tra un padre e un figlio?
Il rapporto tra River e Lamb si porta dietro un enorme pregresso Lamb disprezza David Cartwright, quindi con River arriva inevitabilmente tutta la storia legata ai Cartwright. Ma Lamb vede se stesso in River e ne riconosce il potenziale. River è bravo. Non glielo direbbe mai, ma è bravo nel suo lavoro. Quindi sì, tra loro esiste una sorta di rapporto padre-figlio. È un rapporto complicato perché, da una parte, River gli ricorda gli eventi del passato legati a suo nonno; dall’altra Lamb è leale e protettivo nei confronti dei suoi Joe, e River è effettivamente molto bravo.
Credo che Lamb sappia che River è stato incastrato. Sa perché si trova a Slough House e sa che non è lì perché sia un cattivo agente. Non so se Mick Herron sarebbe d’accordo con me, ma io la vedo così: Lamb sa perché River è lì. Sa che non è uno scarto, non è un incapace. Ogni tanto si entusiasma un po’ troppo e parte in quarta, ma Lamb vede del potenziale in River.