Malcolm: Che Vita! celebra il passato al passo coi tempi
La serie celebrativa di 4 episodi sarà disponibile dal 10 aprile su Disney+
Quando agli inizi dei '2000 è arrivata in Italia Malcolm in the Middle (dalle nostre parti, semplicemente Malcolm, per tutti), il sottoscritto era ormai un po’ fuori target per la serie, per diverse ragioni. Oltre all’età, ahimé già più alta di praticamente l’intera banda di fratelli, c’è sempre stato quel problema dell’essere figlio unico che mal si prestava a sviluppare l 'immedesimazione nel figlio mediano di una famiglia numerosa. Questo preambolo per dire che per me Malcolm non è stata la serie della vita, anzi, credo di non averla mai seguita per intero né col giusto senso di consequenzialità degli eventi: un episodio qui, venti minuti mentre sgranocchiavo qualcosa, qualche scena vista su YouTube su indicazione di un amico… insomma, il classico rapporto con le serie del pomeriggio di Mediaset, che in qualche modo finiscono per infilarsi con episodi random nelle vite di tutti coloro non ancora in età lavorativa, volenti o nolenti.
Eppure, in quel susseguirsi ipnotico di immagini che è stata la fascia pomeridiana post-Simpsons almeno per un paio di generazioni, Malcolm riusciva a spiccare al punto da diventare riconoscibile pur nella frenesia dello zapping, al punto da possedere una personalità tale da divenire individuabile in un paio di fotogrammi. La serie ideata da Linwood Boomer riusciva a incasellare lo spirito edgy del tempo in una formula iper-classica, quella della sitcom familiare, restituendo una versione più cattiva e cinica, più ‘2000 insomma, di tante altre famiglie disfunzionali del piccolo schermo che l’avevano preceduta, ma pur sempre in un formato adatto al pomeriggio dopo scuola (per la versione più nuda e cruda avremmo dovuto attendere Shameless).
Tutta questa premessa per dire che l’idea di Malcolm: Che Vita! (a proposito, quanto è più bello il titolo originale Malcolm in the Middle: Life's Still Unfair?), ovvero una nuova (mini)serie revival/tributo non mi aveva scaldato particolarmente il cuore, anche perchè quella realizzata da Hulu (e da noi in arrivo su Disney+) non è di certo la prima operazione simile. Nonostante ciò, il risultato mi è sembrato ben più riuscito di tanti altri casi simili.
La trama di Malcolm: Che Vita!
Le premesse di questa nuova serie di quattro episodi vedono il buon vecchio Malcolm finalmente realizzato e felice. E tutto questo successo al solo prezzo di non vedere mai o quasi la sua famiglia. La realizzazione è stata semplice: “Lontano da loro sono una persona migliore”. Tutte quelle stramberie, quegli incidenti quasi mortali e quei litigi assurdi protratti per settimane tra dispetti e ripicche accadono solo quando Malcolm si trova tra i suoi genitori e i suoi fratelli. Al di fuori di quella bolla, Malcolm è un uomo brillante e realizzato: ha una figlia, una compagna e un lavoro di prestigio presso un’associazione di volontariato. Quest'ultima, per altro, è una posizione lavorativa perfetta per giustificare ogni assenza o mancata risposta al telefono con impegni di lavoro improrogabili e stancanti. L’elegante e intricato sistema di telefonate strategiche e mail programmate per partire in notturna però si inceppa nel momento in cui Malcolm è invitato al 40° anniversario di matrimonio dei suoi genitori.
Secondo quanto raccontato dallo stesso Boomer nelle interviste, lo spunto per la reunion di 4 episodi sarebbe arrivato da un’idea della moglie: e se Malcolm avesse una figlia che è proprio come lui? Malcolm: Che Vita! però va oltre questo concept per indagarne uno parecchio più interessante, ovvero come si sopravvive a una famiglia disfunzionale? O forse semplicemente come si sopravvive alla propria famiglia, visto che di non-disfunzionali non mi è ancora capitato di incrociarne. Ovviamente per amor di commedia qui tutto è portato all'estremo, a partire dall’atteggiamento di Malcolm, eppure in quel rifiuto di aderire alla tradizione e al volere familiare c’è un’esperienza condivisa da generazioni e generazioni, amplificata in questo nuovo millennio dalla velocità con cui il mondo evolve, distanziando le esperienze di figli e genitori.
Considerazioni su Malcolm: Che Vita!
Paradossalmente, questi quattro episodi mi hanno finalmente portato a empatizzare col protagonista: hey, amico, cosa voglia dire essere il fratello di mezzo lo ignoro tuttora, ma cosa significhi provare a far capire ai tuoi che a quarant’anni non sei più il loro bambino non me lo deve spiegare nessuno. Senza sacrificare lo humor affilato e quella giusta dose di cattiveria, ma con un’idea ben chiara di quale sia lo spirito del tempo (si veda il modo con cui viene gestito il quinto fratello, non binario: altro che non si può più dire nulla, il problema di fondo è che bisogna avere qualcosa di divertente - e magari anche intelligente - da dire, e che bisogna sapere come dirlo), Malcolm: Che Vita! affonda il suo umorismo caustico nelle disillusioni di trenta e quarantenni, tra matrimoni falliti, camere coniugali nel box dei genitori e salutari lontananze fotografando la spensierata disillusione con cui le generazioni a cavallo del millennio affrontano un mondo che si rifiuta categoricamente di essere ciò che avrebbe dovuto essere nelle teorie dei nostri genitori.
È una visione spietata e al contempo indulgente, in cui al crollo delle istituzioni sociali secolari (tra cui su tutte la famiglia, ovviamente) si contrappone uno individualismo dilagante che non è solo egoismo, ma anche una forma di resistenza, di consapevolezza che per poter essere utile a qualcuno devi prima tenere insieme i pezzi di te ancora integri. Probabilmente non sono la persona migliore per cogliere tutti i cameo e i rimandi alle vecchie stagioni (ma ce ne sono, tanti: anzi, azzarderei quasi tutti quelli che potreste aspettarvi), eppure mi sono ritrovato comunque l’occhio un po’ umido sul finale che, ovviamente, fa un po’ leva sul sentimentalismo, ma allo stesso tempo espone e fotografa una generazione che invece nascondere i traumi (familiari e non), o peggio ancora reiterarli, ha deciso di farci i conti e portarne in giro i segni.
Probabilmente non c'era bisogno di questa nuova stagione di Malcolm, come non c’era bisogno di un sacco di altre serie resuscitate per monetizzare sulla nostalgia. Ma se operazioni di questo tipo devono proprio essere realizzate, Malcolm: Che Vita! è un esempio da cui bisognerebbe prendere appunti.