"Ho giocato a tutti i Super Mario, dalla sala giochi a Kart": intervista a Claudio Santamaria, la voce di Mario in Super Mario Galaxy
Tra videogiochi, doppiaggio e miti del cinema, l’attore racconta il filo invisibile che unisce Mario, James Bond e il sogno di dare voce al Joker.
Quando Claudio Santamaria racconta di aver giocato a tutti i Super Mario ben prima di prestargli la voce nel primo film animato, viene spontaneo credergli. Non solo per il modo in cui gli si accende lo sguardo mentre ricorda le cento lire infilate nei cabinati delle sale giochi, quando da ragazzino passava ore sui primi platform (ancora oggi il suo genere preferito) ma anche per l’entusiasmo quasi tecnico con cui reagisce a una domanda su Mario Kart: quale?, chiede subito, per poi mettersi a ragionare sulle configurazioni ideali di gioco e sulle dinamiche di gruppo.
In questo contesto, il suo ritorno nei panni vocali del Baffetto in Super Mario Galaxy, dopo il successo in sala del primo capitolo del 2022, appare quasi inevitabile. Santamaria, del resto, è uno che nel corso della carriera ha spesso incrociato personaggi e franchise diventati cult, instaurando con alcuni di loro un rapporto che va oltre il lavoro. Figure che, a quanto racconta, finiscono per accompagnarlo anche fuori dal set o dalla sala di doppiaggio, trasformandosi in passioni durature.
La nostra conversazione - una decina di minuti - parte dal legame tra il film e l’eredità videoludica di Mario, e da cosa significhi confrontarsi con un personaggio la cui identità passa in modo così forte attraverso la voce, salvo poi finire a parlare di James Bond, icona che Santamaria ha incrociato da vicino dopo essere cresciuto guardando e riguardando i film con Sean Connery, fino alla partecipazione a Casino Royale, esperienza che definisce ancora oggi "un sogno". E da lì il discorso scivola naturalmente su altri miti personali: Batman, che ha già doppiato, e soprattutto il suo contraltare perfetto, il Joker: un personaggio che, se non riuscirà mai a interpretare in prima persona, gli piacerebbe almeno poter affrontare in sala di doppiaggio, per la libertà e le sfumature che offre.
Claudio Santamaria, attore e gamer: dalla sala giochi alla sala doppiaggio con Super Mario Galaxy
Com’è stato tornare a dare voce a Super Mario? Hai dovuto “ritrovarla” o è venuta naturale?
Claudio Santamaria – All’inizio devi un po’ riaggiustarti, è inevitabile. Però ho imparato col tempo a non preoccuparmi troppo delle prime scene: le facciamo comunque, ma già sapendo che probabilmente le rifaremo alla fine del turno, o comunque alla fine di tutto il doppiaggio. A me piace tornare indietro e rivedere l’inizio, perché nel frattempo ti scaldi, ritrovi la voce, entri meglio nel personaggio. Infatti, tornando sulle prime scene dopo aver doppiato il film nella sua interezza, mi sono accorto che alcune cose erano da rivedere, e le abbiamo rifatte, migliorate, rese più belle. Questo è un po’ il mio modo di lavorare: non mi incaponisco subito, vado avanti e piano piano rientro in questo piccoletto con i baffi.
Nel primo film avevi lavorato molto sull’iconicità della voce dei videogiochi. Qui l’hai sentita più tua?
Claudio Santamaria – No, questa volta la sentivo già mia, la sentivo proprio dentro. Il lavoro più grosso è stato sul primo film, quando dovevamo capire come potesse essere questa voce e impostarla. Abbiamo lavorato molto all’inizio proprio su quello, soprattutto per evitare che nelle scene più emotivamente basse il personaggio scivolasse in qualcosa di troppo drammatico, dove magari un attore tende naturalmente ad andare. Il direttore del doppiaggio, Carlo Cosolo, mi ricordava sempre che siamo dentro un cartone animato: quindi, anche quando sei triste, devi trovare una voce “da cartone”, che può voler dire tutto e niente. È un confine molto sottile: deve essere vero, ma allo stesso tempo è una verità che appartiene a un mondo fantastico.
Hai lavorato in sala insieme agli altri doppiatori o da solo?
Claudio Santamaria – Come di consuetudine da noi, ero solo in sala. Credo che il doppiaggio, a volte, sia anche più difficile che girare una scena dal vivo, perché hai molti più paletti tecnici. Devi essere vero, trovare una verità in quello che fai, ma è una verità che è già stata impostata da qualcun altro. Devi respirare quando ha respirato lui, fare le pause quando le ha fatte chi dà la voce al personaggio che doppi. Magari tu l’avresti fatto in un altro modo, ma devi adattarti. Questa è una delle difficoltà principali del doppiaggio.
Da appassionato storico di Super Mario, hai giocato anche a Galaxy?
Claudio Santamaria – Io gioco a Super Mario da quando ero ragazzino. Galaxy… aspetta, di che è anno è?
2007. Quello con i pianeti tridimensionali.
Claudio Santamaria – Ah, sì! Ma io li ho giocati davvero tutti. Dal primo videogioco in sala giochi: mettevo le cento lire e giocavo al primissimo Mario Bros, quello con le tartarughe e le piattaforme, dove saltavi sopra i nemici e poi li colpivi da sotto per ribaltarli. Sono sempre stato un grande appassionato di videogiochi in generale, ma Super Mario è una delle mie grandi passioni da ragazzo, insieme ai film di James Bond.
Meglio Mario Kart o i platform classici?
Claudio Santamaria – Mario Kart è speciale soprattutto perché è un gioco comunitario: giochi con gli altri, ti diverti, condividi l’esperienza. Però, personalmente, preferisco i platform. Mi piacciono di più, soprattutto quando puoi giocare anche in due, perché lì entra in gioco una difficoltà ulteriore che mi diverte molto.
Dopo aver doppiato il personaggio, che effetto ti ha fatto rigiocare a Mario e sentirlo parlare?
Claudio Santamaria – Mi ha divertito tantissimo. Quando hai delle passioni da ragazzino e poi, da adulto, arrivi così vicino a quella passione da diventarla in qualche modo, è una cosa molto bella. Ti dà una grande soddisfazione.
Hai citato James Bond prima, voglio darti l'occasione, come fanno tutti in questo periodo, di dichiararti interessato. Nel caso...
Claudio Santamaria – L’ho fatto, James Bond, avevo una parte in Casino Royale… ero un fan da ragazzino, guardavo e riguardavo i film con Sean Connery decine di volte. Quando ho avuto la possibilità di partecipare a Casino Royale, per me è stato un sogno.
Quindi se arrivasse la chiamata...
Claudio Santamaria – Io parlo molto bene l’inglese… poi non lo so, forse dovrei essere proprio inglese.
A proposito di sogni: hai doppiato personaggi comici, cartoon ma anche ruoli molto drammatici: c’è un personaggio che sogni di doppiare?
Claudio Santamaria – Ce ne sarebbero tanti. Nei cartoni direi Homer Simpson, perché mi diverte moltissimo. Per quanto riguarda il cinema, invece, direi Joker: ho già doppiato Batman, quindi Joker sarebbe un personaggio incredibilmente divertente da affrontare, con sfumature molto diverse tra loro. E poi sarebbe bello fare finalmente un villain.