Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma

È il marzo del 1999, il numero di CIAK in edicola, sulla cui copertina campeggia Ewan McGregor nei panni di un giovane Obi-Wan Kenobi, riporta all’interno un servizio completo sull’imminente uscita del prequel di Guerre Stellari, e lo definisce ‘il film più atteso della storia del cinema’. Esagerazioni giornalistiche, forse.

Ma è difficile, in effetti, ricordare negli anni recenti una pellicola capace di generare così tanta hype. Anzi, è certamente vero un fatto: Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma, uscito nei cinema statunitensi esattamente 20 anni fa (in anteprima a Los Angeles il 16 maggio e in tutte le sale il 19 maggio 1999), è con ogni probabilità l’ultimo film-evento del cinema contemporaneo, un’esperienza meta-cinematografica il cui successo (vedremo però, di che tipo) è stato costruito sull’attesa spasmodica dei fan, sulla parsimoniosa disseminazione di informazioni e soprattutto su un apparato produttivo e distributivo all’epoca letteralmente senza eguali.

La genesi della trilogia prequel la conoscono più o meno tutti: nel 1993, affascinato dal ritorno di popolarità di Guerre Stellari dovuto alla linea di fumetti della Dark Horse Comics e ai romanzi di Timothy Zahn, George Lucas decide di rimettere mano a un suo vecchio sogno, quello di raccontare la storia di Dart Fener (Darth Vader, da qui in poi), l’ascesa e la caduta del padre di Luke Skywalker, il suo percorso di cavaliere Jedi tentato e infine corrotto dal lato oscuro della Forza.

Per farlo, adesso, ha finalmente a disposizione i capitali e la tecnologia necessaria, la stessa tecnologia che nel frattempo userà per rimettere digitalmente mano alla trilogia originale, in una criticatissima riedizione cinematografica targata 1997. Ed è proprio il ritorno nelle sale di Guerre Stellari, L’Impero colpisce ancora e Il Ritorno dello Jedi, se ci pensiamo un momento, a ricordarci il senso di Lucas per la sua personale space opera: girata nel 1976 praticamente con mezzi di fortuna, contro tutto e tutti, e diventata un successo planetario, Star Wars è la creatura di Lucas per eccellenza, il suo grande amore, tutta la sua vita.

Grazie alla computer grafica, adesso, il cineasta californiano può ‘completarla’ e mostrarla al mondo così come l’aveva immaginata: i fan non approvano (se non ci credete cercate su Google ‘Star wars despecialized edition’) e accettano le modifiche solo per poter (ri)vedere nella magia della sala le avventure di Luke, Leia e Han Solo. Poco male, dice Lucas, a lui non interessano i fan, a lui interessa solo Star Wars.

E non è finita, appunto: adesso Lucas può girare da zero una nuova trilogia, esattamente come vuole. Nessun produttore a dirgli quello che deve fare, nessuna limitazione al budget, nessuna troupe che gli riderà dietro, nessun collega regista scettico – celebre la stroncatura del primo Guerre Stellari da parte di Brian De Palma dopo uno screening test. In più sono gli anni ’90, quelli dell’esplosione degli effetti speciali digitali, e la computer grafica è come un’immensa tavolozza d’artista a disposizione del regista di American Graffiti. Tanta, tantissima libertà, dunque, forse troppa.

Si dice che i veri artisti siano destinati a realizzare opere mediocri se non sono spinti dai morsi della fame: che sia vera o no, questa frase si addice perfettamente a Episodio I e al suo creatore. La minaccia fantasma, infatti, è un film visivamente impeccabile ma dal ritmo zoppicante, uno spettacolo per gli occhi ma contemporaneamente un contenitore colmo di spunti solo abbozzati e personaggi dimenticabili (Jar Jar Binks anyone?). La migliore definizione del film la fornirà il critico Drew Grant di Salon.com: ‘Forse l’assoluta libertà creativa di cui ha potuto godere Lucas nell’immaginare questo film - senza executive degli studios alle calcagna o attori indipendenti con cui fare I conti – ha rappresentato per lui una via verso il lato oscuro’.

La delusione è palpabile, anche se sopportabile: Star Wars Episodio I verrà ricordato come il capitolo meno riuscito della saga (gli episodi successivi riusciranno comunque ad alzare l’asticella della qualità narrativa) ma resterà comunque nella storia del cinema per una serie di elementi difficilmente ripetibili.

L’attesa, anzitutto, dimenticate Il Risveglio della Forza, non scomodate nemmeno gli Avengers: The Phantom Menace non viene semplicemente atteso, viene bramato. Fan di Guerre Stellari, vecchi e nuovi, si uniscono in un rito collettivo di speranza della durata di 2 anni, durante i quali le (poche) immagini delle riprese vengono centellinate sul neonato (almeno per l’Italia) World Wide Web. E a proposito di web: per la prima volta il trailer di un blockbuster può essere visto su Internet, costringendo molti di noi a ore di connessione dial-up per scaricare – e rivedere all’infinito - il filmato in versione Quick Time.

E poi alcune perle del film stesso: un cattivo memorabile (quel Darth Maul che avremmo voluto rivedere in altre pellicole della saga) o momenti di autentica meraviglia cinematografica, come la corsa degli sgusci o il Duel of the fates, la splendida sequenza di combattimento tra Qui-Gon Jinn, Obi-Wan Kenobi, e Darth Maul.