Medicinema - Il cinema come aiuto per i malati

di Roberto Vicario
Se seguite Gamesurf da qualche anno, ricorderete sicuramente l'articolo pubblicato su Nicco per Sempre. Se non l'avete visto (e potete comunque rimediare qui), Nicco per Sempre é uno splendido libro scritto da Luana Gani Alessano, che racconta la storia di suo figlio Niccolò, purtroppo affetto da una gravissima patologia che lo costrinse al totale isolamento negli ultimi anni della sua giovane vita. Niccolò riuscì comunque a trovare una sua serenità interiore grazie all'evasione donatagli dal videogioco online e dagli amici trovati su World of Warcraft. Amici che gli rimasero accanto fino all'ultimo e che ancora oggi oggi interagiscono con il suo avatar virtuale. Si, perché il personaggio di Niccolò, "PierGiuseppe", ancora alberga su Azeroth, grazie proprio a Luana che dalla morte di Niccolò ne ha preso i comandi.

Forti di questa esperienza, che ci ha toccato veramente nel profondo, ci siamo interessati a Medicinema. L'assunto é di quelli importanti: ll cinema come terapia e aiuto per i malati? Sembrerebbe proprio di si, o almeno questo é quello che la Dottoressa Emanuela Mancino - docente di filosofia dell'educazione all'Università Bicocca di Milano - e l'associazione Medicinema, stanno cercando di studiare e portare in maniera sempre più consistente in Italia.

Un incontro, quello con la Dottoressa, che ci ha permesso di entrare nel dettaglio di questo progetto, scoprendone le origini, come si sta sviluppando in Italia e soprattutto quali sono i risultati finora ottenuti, e quello che ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro.



Il cinema a favore dei malati



Guardare negli occhi la Professoressa Mancino mentre parla di questo progetto, ci ha trasmesso la determinazione e la volontà di una persona che crede fermamente in quello che sta facendo.

Sin dalla scoperta di questa associazione - Medicinema - abbiamo deciso di sposare questa causa. Una serie di idee che si muovo in maniera alternativa e particolare verso quelle che sono le difficoltà che un degente può vivere, e si trova a superare, all'interno di una struttura ospedaliera.

Tutto nasce una sera quando, durante il servizio di un telegiornale, la Dottoressa Mancino scopre dell'esistenza di una sala cinematografica all'interno di un'ospedale. Decide così di contattare l'associazione Medicinema - costola italiana di un'ulteriore associazione nata però in terra inglese - per prendere parte attiva al progetto.

Una causa sposata in maniera naturale, ci verrebbe da dire, visto che il cinema come linguaggio di formazione, era già stato oggetto di ricerca da parte della Dottoressa Mancino già in tempi non sospetti. Da questo suo interesse sono nati diversi corsi, sia per ragazzi che per adulti, e laboratori all'interno delle università.



Come nasce questo progetto?



Tutto ha inizio all'interno dell'ospedale St.Thomas in Inghilterra, dove alcuni pazienti sono stati invitati a intrattenersi all'interno di una sala cinematografica. Parallelamente, in un altro ospedale di Londra, succedeva la stessa cosa per alcuni reduci di guerra con profonde ferite non solo fisiche ma anche mentali.

Dopo la visione del film, queste persone venivano intervistate per capire se avevano tratto beneficio o meno dalla visione del film. I risultati di questa ricerca hanno portato a risultati davvero sorprendenti, e dimostravano come ci fosse un effettivo miglioramento della percezione del paziente all'interno della struttura ospedaliera.

Proprio da queste basi, ci spiega la Professoressa Mancino, si é sviluppata la ricerca che si sta portando avanti anche nel nostro paese. Tutto si sviluppa dal concetto che il cinema non é semplicemente svago o intrattenimento ma può essere uno strumento molto utile per chi si trova all'interno di una struttura ospedaliera.




Di fatto, stare all'interno di questi ambienti provoca una frattura con la quotidianità e con quella che é la vita “normale” di una persona. Attraverso il potente mezzo del cinema si possono aiutare queste persone.

Come? fornendo loro la possibilità di partecipare a qualcosa, di far sentire queste persone protagoniste di un'iniziativa che va unicamente nella loro direzione. Tutto questo nonostante le tante difficoltà - mitigate dall'aiuto di volontari ed infermieri - é stato possibile all'interno di una sala attrezzata appositamente per loro.

La visione del film - ci spiega con entusiasmo la Dottoressa Mancino - veniva introdotta da un tema. Alla fine della visione veniva chiesto loro di raccontare la loro esperienza attraverso le immagini che avevano visto e percepito.

All'inizio, ovviamente, non sono mancate le difficoltà, ma nel lungo periodo si é assisto a fenomeni che hanno incoraggiato la ricerca, come parenti dei degenti che partecipavano a questi incontri, e focus group in cui i malati relazionavano la propria storia con quella del tema principale del film. A questi focus group seguivano inoltre delle interviste singole, il giorno successivo alla visione del film, che spesso permettevano di rielaborare con più calma quello che si era visto il giorno prima.

Tutto questo ha permesso alla persone di raccontare il proprio dolore e le proprie difficoltà, tutto questo grazie alla potenza della narrazione cinematografica. Non possiamo che essere d'accordo con la Professoressa Mancino quando ci racconta che la potenza della narrazione sta all'interno della storia che viviamo e che viene filtrata da un'educazione che é stata impartita al nostro “sguardo”. Esattamente come succede parlando con i propri amici dopo la visione di un film, così é anche per i malati: nessuno, incredibilmente, hai mai visto la stessa pellicola.



Anche i videogiochi possono aiutare?



Essendo un tema a noi caro - per motivi ovviamente differenti - non potevamo non chiedere alla Dottoressa, se dopo questa esperienza che stava vivendo con il cinema, anche i videogiochi potevano diventare uno strumento di aiuto per i malati.

La risposta é stata positiva, pur sottolineando che il cinema non é passivo rispetto al videogioco e pur non essendoci un coinvolgimento fisico, molti dei nostri sensi sono coinvolti e partecipano alla visione del film.

I videogiochi possono comunque diventare uno strumento importante per i bambini all'interno di una azienda ospedaliera, posto che siano rispettate alcune condizioni. La prima é ovviamente legata ad un contesto che abbiamo un senso e che possa trasformasi in qualcosa di utile per il piccolo malato. Il videogioco non deve essere usato come semplice strumento di distrazione ma come qualcosa che li possa far sentire attivi e partecipi verso qualcosa.

Inoltre, se tutto questo riuscisse ad avvenire all'interno di un contesto in cui gli stessi genitori fossero presenti, si amplificherebbe ancora di più il potenziale di questa attività.

Grandi passi, verso un futuro migliore…



Un progetto entusiasmante quindi che ha già trovato realtà che hanno deciso di appoggiarlo e altre che lo faranno in futuro. Il primo passo nel capoluogo lombardo é stato mosso da Umanitas, azienda ospedaliera privata che ha messo a disposizione i pazienti per questo tipo di ricerca.

Stando sempre in zona, i prossimi passi si muoveranno a poca di stanza dall'università all'interno dell'ospedale Niguarda. Qui si lavorerà con adolescenti che hanno avuto grossi traumi, e attraverso il cinema si proverà ad aiutarli. Infine, parallelamente, come visto all'interno della clip girata da Giuseppe Tornatore, al policlinico Gemelli di Roma ci si sta attrezzando per creare all'interno dell'azienda ospedaliera una sala allestita appositamente per i degenti.

Insomma un progetto giovane ma estremamente interessante che non mancheremo di seguire molto da vicino all'interno di tutte quelle che saranno le tappe sucessive. All'interno dell'intervista video che abbiamo realizzato con la Professoressa Mancino, trovate ulteriori dettagli. Continuate a seguirci.