Univideo - Il lusso di essere disconnessi e la cultura del fisico

Il lusso di fermarsi: perché il supporto fisico oggi è una scelta culturale (e non nostalgica)

di Claudio Pofi

In un’epoca in cui tutto scorre, suggerito da algoritmi che decidono cosa vedere, quando e per quanto tempo, parlare di supporto fisico tra DVD e Blu-ray può sembrare un gesto anacronistico. Eppure è proprio dentro questa apparente contraddizione che si è inserito l’evento promosso da Univideo all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano: Il lusso di essere disconnessi. Un titolo che non allude a una fuga dal presente ma a una riconquista del tempo, dell’attenzione e del senso stesso dell’esperienza audiovisiva.

L’incontro ha messo al centro una domanda cruciale: che cosa rappresenta oggi il supporto fisico in un mondo dominato dallo streaming e dal “liquido”? Non una semplice alternativa tecnologica ma un diverso modo di abitare le immagini, costruire memoria, dare forma alla propria identità culturale e non di meno tramandare cultura.

Dopo l’intervento introduttivo della presidente di Univideo, Luciana Migliavacca, il confronto è stato guidato da Federico Bagnoli Rossi, presidente FAPAV (Federazione Anti-Pirateria AudioVisiva), che ha accompagnato e coordinato i diversi momenti dell’incontro. La proiezione del film 40 secondi – intensa e rigorosa ricostruzione dei fatti che portarono alla tragica morte del giovane Willy Monteiro Duarte – è stata invece curata dal produttore Roberto Proia (Eagle Pictures) insieme a Beatrice Puccilli, una delle interpreti del lungometraggio.

Al termine del film l’attrice si è intrattenuta con gli studenti delle scuole superiori presenti in sala, dando vita a un confronto diretto sul percorso creativo del film e sui suoi temi, trasformato in una sorta di racconto “dal dietro le quinte” della sua realizzazione.

Il DVD come gesto intenzionale in un mondo di fruizione passiva

Uno dei punti più interessanti emersi dalla ricerca qualitativa presentata da NIQ Italia e GfK riguarda la dimensione del gesto. Acquistare un DVD o un Blu-ray non è (più) un atto automatico: è una scelta. Richiede tempo, intenzione, consapevolezza. È l’opposto dello “scorrere” continuo che caratterizza la fruizione digitale, dove spesso il contenuto arriva prima del desiderio.

Nel racconto dei partecipanti alla ricerca, il supporto fisico diventa così uno spazio di controllo e libertà, tassello da aggiungere nella costruzione della propria comfort zone. Non c’è un catalogo che cambia, non c’è un titolo o una stagione di una serie che scompare all’improvviso, non c’è una visione interrotta da notifiche o suggerimenti. Una volta scelto il film è lì per restarci.

In questo senso il DVD o il Blu-ray non è percepito come un residuo del passato, ma come un argine alla volatilità del presente. Un oggetto che non scade, non dipende da licenze, non viene rimosso per ragioni commerciali. È un presidio di stabilità in un ecosistema audiovisivo sempre più fluido e incerto.

Archivi personali e identità culturale

Altro elemento chiave emerso con forza è il superamento della figura del “collezionista” in favore di quella dell’archivista personale. Chi acquista DVD e Blu-ray oggi non accumula necessariamente per feticismo, ma costruisce nel tempo parte del racconto di sé. Ogni titolo scelto è una dichiarazione di gusto, appartenenza, di memoria.

La ricerca ha mostrato come, soprattutto tra i più giovani, il supporto fisico venga percepito come parte integrante del proprio storytelling culturale. Non si tratta di possedere tutto, ma di custodire ciò che conta. Film che hanno segnato un momento della vita, opere che si vogliono rivedere, far vedere e tramandare.

In questo senso il disco diventa oggetto relazionale. Si presta a essere regalato, commentato, condiviso e vissuto con i propri tempi. È qualcosa che passa di mano in mano, che si presta a una dimensione sociale e affettiva che lo streaming, per sua natura, fatica a replicare.

Tempo di qualità e profondità dell’esperienza

Durante l’evento è emersa con chiarezza l’idea che la visione su supporto fisico sia percepita come tempo di qualità. Non solo perché (potenzialmente) priva di interruzioni, ma perché implica preparazione, attesa e non di meno la ritualità dell'incontro con la Settima Arte. Inserire un disco, scegliere dal menu e certo non ultimo esplorare i contenuti extra alla scoperta della produzione: ogni passaggio contribuisce a creare un rapporto più profondo con l’opera.

Tale dimensione è stata sottolineata anche dal regista e cinefilo Mauro Zingarelli, che ha definito il Blu-ray il “gadget definitivo di un film”. Un’affermazione che coglie un punto essenziale: il supporto fisico non si limita a contenere il film ma lo espande, lo contestualizza, lo arricchisce. Commenti audio, making of, interviste, scene tagliate diventano strumenti di comprensione e immersione, soprattutto per chi vive il cinema non solo come intrattenimento, ma come linguaggio.

Accessibilità, inclusione e valore sociale

Un passaggio particolarmente significativo dell’incontro è stato l’intervento di Martina Romano, consulente sorda LIS per il settore cinematografico. La sua testimonianza ha riportato l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: l’importanza delle edizioni sottotitolate nel rendere il cinema accessibile anche alle persone non udenti.

In questo ambito il DVD assume un valore che va oltre la dimensione individuale. Diventa strumento di inclusione, capace di abbattere barriere che non sempre lo streaming considera una priorità. È un promemoria del fatto che la qualità dell’esperienza audiovisiva non riguarda solo la risoluzione video o audio, ma anche la possibilità di essere condivisa da tutti.

Il digitale come alleato, non come nemico

Uno dei messaggi più equilibrati emersi dall’evento è la necessità di superare la contrapposizione ideologica tra fisico e digitale. Come ha sottolineato più volte Luciana Migliavacca, presidente di Univideo, lo streaming non è nemico del supporto fisico. Al contrario ha contribuito a rendere i contenuti più accessibili, diffusi, più presenti nella vita quotidiana.

Il punto non è scegliere un formato contro l’altro, ma riconoscere che offrono esperienze diverse. Il digitale è immediatezza, scoperta, ampiezza di catalogo. Il fisico è profondità, permanenza, relazione. Possono convivere e, anzi, arricchirsi a vicenda. Scoprire con la piattaforma può spingere a desiderare di rivivere l'esperienza in misura più coinvolgente, dove il Blu-ray 4K è al momento l'oggetto per eccellenza per gustarsi lo spettacolo immersi nel proprio impianto Home Theater tra immagini di qualità e tracce audio meno compresse. Disco che è anche chiave per aprire i retroscena della produzione, tra dietro le quinte e commenti dei creativi.

È proprio in questa prospettiva che la ricerca parla di un disco “aumentato”: supporto ibrido capace di dialogare con il digitale senza perdere la propria specificità. Contenuti interattivi, esperienze personalizzate, elementi connessi che non sostituiscono l’oggetto, ma lo potenziano.

Il futuro: meno quantità, più senso

Guardando al futuro, il quadro che emerge non è quello di un ritorno di massa al fisico, ma di una evoluzione qualitativa. Il supporto non deve più giustificare la propria esistenza inseguendo lo streaming sul terreno della quantità o del prezzo. Deve invece rivendicare la propria unicità: essere oggetto con un’anima.

Gli utenti adulti cercano coerenza, cura, attenzione. Vogliono edizioni pensate, non riempitive. I più giovani cercano relazione, personalizzazione, possibilità di esprimersi. In entrambi i casi il filo conduttore è lo stesso: il desiderio di un’esperienza che abbia peso, durata es significato.

Le sfide aperte

Naturalmente le criticità non mancano. La progressiva scomparsa dei lettori DVD e Blu-ray dalle abitazioni, la riduzione dei punti vendita fisici, la concorrenza aggressiva delle piattaforme sono ostacoli reali. Ma come spesso accade le crisi sono anche occasioni di ridefinizione.

Se il supporto fisico saprà riposizionarsi come oggetto culturale, come spazio di disconnessione attiva, come luogo di incontro tra opera e spettatore, potrà continuare a esistere nonostante – e forse proprio grazie a – un mondo sempre più veloce e superficiale.

Il lusso di scegliere

In definitiva l’evento Univideo ha messo a fuoco un concetto semplice ma potente: oggi il vero lusso non è avere tutto subito, ma scegliere consapevolmente. Scegliere cosa vedere, quando, come e con chi. Scegliere di fermarsi, di entrare in una storia, di darle tempo di prenderci per mano e vivere un'esperienza più immersiva all'interno del proprio quality time.

In questo senso DVD e Blu-ray non sono solo supporti, ma una dichiarazione di intenti. Un modo per dire che alcune esperienze meritano attenzione, cura e memoria. Che in un mondo che corre, fermarsi e rallentare per meglio contemplare espandendo le proprie sensazioni può essere l’atto più radicale di tutti.