The Madison: nel cuore del lutto secondo Taylor Sheridan

Michelle Pfeiffer è la straordinaria protagonista di una serie in sei episodi, che riflette sulla perdita, tra paesaggi suggestivi e sottotrame poco ispirate. Su Paramount+.

di Maurizio Encari

Preston e Stacy Clyburn sono sposati da quasi quarant'anni e sono ancora profondamente innamorati. Preston è un uomo d'affari che ha costruito la sua fortuna a New York, una metropoli la cui frenesia comincia a dargli noia. Ecco così che periodicamente si reca in una fattoria nelle campagne del Montana per passare del tempo con suo fratello Paul. Lì i due trascorrono il tempo pescando, fino a quando un tragico evento non cambia tutto.

In The Madison infatti i consanguinei si trovano a bordo di un piccolo aereo bimotore che resta vittima di un incidente ed entrambi perdono la vita sul colpo. Stacy e le sue figlie sono chiamate a prendere il primo volo dalla Grande Mela per andare a riconoscere le spoglie dei defunti, con la vedova che si sente sempre più attratta da quella dimora che è stato l'ultimo tetto del compianto marito. Al punto da pensare di abbandonare la vita nella grande città per ricominciare da capo in quel luogo remoto e isolato dal mondo, in perfetta comunione con la natura selvaggia.

Il tempo della guarigione

Con The Madison Taylor Sheridan confeziona un progetto dal forte taglio melodrammatico, diverso da tutto ciò che ha fatto prima. A differenza di ogni altra serie da lui prodotta o realizzata, qua ci si concentra sull'elaborazione del lutto e sul vuoto che i protagonisti si ritrovano ad affrontare, sfruttando il palcoscenico da neo-western unicamente per innescare una storia di non detti e rese dei conti emotive.

Un progetto pensato per due stagioni, già girate entrambe back-to-back, con la seconda attesa per la fine dell'anno, mentre la prima è sbarcata da qualche giorno nel catalogo di Paramount+. La ragione principale per cui vale la pena immergersi in questa storia strappalacrime è indubbiamente nella struggente interpretazione di Michelle Pfeiffer, che ruba costantemente la scena al pur variegato e folto cast, mettendo in campo un fascino senza tempo che le consente di caricarsi sulle spalle il peso dell'intera narrazione.

Narrazione che per quanto appassionante, soprattutto nei primi episodi, finisce per adagiarsi via via in soluzioni più o meno abusate, sfilacciandosi ulteriormente quando i numerosi flashback che vedono impegnato Kurt Russell nelle vesti del compianto coniuge si riducono di numero, lasciando emergere le varie problematiche di figlie, generi e nipoti, consegnandoci soluzioni non sempre credibili.

Sconto tra antipodi

La serie vuole insistere forzatamente su una rappresentazione della vita urbana dal taglio paradossalmente caricaturale, un luogo incapace di offrire la giusta serenità alla protagonista. Una decisione chiara che viene sottolineata fin da subito, ma che finisce per rendere eccessivamente forzata quell'idea di "staccare" rappresentata invece da quell'essenza ed esistenza rurali che prendono sempre più campo, tra sottotrame romantiche in divenire e colpi di scena alquanto inverosimili.

Certamente la regia di Christina Alexandra Voros, dietro la macchina di presa di tutta la stagione, trova maggiore respiro nella dimensione di queste immense vallate, paesaggi sconfinati dove ritrovare la pace sembra effettivamente un qualcosa di plausibile. Se New York appare un incubo di cemento e rumore, il Montana diventa uno spazio vivo, dove le acque del fiume possono accogliere le lacrime versate e aprire le porte a un nuovo domani.

La sceneggiatura paga invece una notevole disparità di toni e atmosfere, con la sensibilità con cui si tratteggiano i particolari della perdita, di quella mancanza incolmabile, che vive di potenti scene madri, e un'anima invece più sguaiata e prevedibile. La gestione dei rapporti tra le numerose figure di contorno, principali o secondarie che siano, mette in mostra infatti evidenti forzature. E se alcuni passaggi toccano nel profondo, altri rischiano di scadere nella farsa involontaria