The Beauty: il nuovo thriller di Ryan Murphy smaschera l’ossessione per l’immagine
Anteprima romana di The Beauty: la nuova serie TV su Disney+
In occasione dell’anteprima romana di The Beauty, sono stati presentati i primi due episodi della nuova serie FX ideata da Ryan Murphy in arrivo su Disney+ dal 22 gennaio. Una serie tv che, fin dai primi istanti, ci mette davanti a un racconto che utilizza il thriller come grimaldello per interrogarsi sull’ossessione contemporanea per l’immagine, il corpo e l’identità.
Ambientata in un futuro talmente prossimo da sembrare già presente, The Beauty prende avvio dal mondo dell’alta moda, sconvolto da una serie di morti misteriose che colpiscono alcune top model internazionali. Un incipit che mette immediatamente in crisi l’idea stessa di bellezza come valore assoluto, trasformandola in qualcosa di instabile, fragile, potenzialmente letale.
Fin dalle prime scene, ciò che si apre allo spettatore è un racconto volutamente cacofonico e claustrofobico. La sequenza inaugurale è una passerella scandita dal ritmo feroce di Firestarter dei The Prodigy: un battito elettro-pop che accompagna i passi di Bella Hadid e trasforma la sfilata in un manifesto estetico della serie. Tra fango, eccesso e follia controllata, la moda diventa linguaggio narrativo e anticipazione di una discesa rapida nella violenza e nel body horror.
Il corpo è da subito il primo campo di battaglia. Superficie da modellare, merce da perfezionare, ma anche luogo di collasso. La bellezza, nelle prime due puntate, non si offre come risposta o soluzione, bensì come enigma: un messaggio inquietante che rimane volutamente parziale, sospeso, ancora da decifrare.
The Beauty: bellezza, corpo e ossessione nella serie TV
Sul piano narrativo, gli agenti dell’FBI Cooper Madsen (Evan Peters) e Jordan Bennett (Rebecca Hall) vengono inviati a Parigi per indagare su una serie di eventi apparentemente scollegati. L’indagine li conduce alla scoperta di un virus sessualmente trasmissibile capace di trasformare persone comuni in esseri fisicamente perfetti. Un’apparente benedizione che porta con sé conseguenze terrificanti. In The Beauty, la perfezione non è mai gratuita: ogni miglioramento del corpo sembra richiedere una contropartita.
Dietro l’epidemia si muove l’ombra di “The Corporation”, guidata dal personaggio interpretato da Ashton Kutcher, creatore del farmaco miracoloso “La Beauty”. Kutcher ha raccontato di aver costruito il ruolo osservando il comportamento di élite economiche abituate ad attraversare il mondo senza percepire limiti reali, con una sicurezza quasi arrogante che trasforma ogni problema in qualcosa di aggirabile o acquistabile. Il risultato è una bellezza sintetica, industriale, che si contrappone a una bellezza più imperfetta e umana, incarnata da altri personaggi, come quello interpretato da Isabella Rossellini.
The Beauty vs The Substance: l’ossessione per la giovinezza nella serialità
Il confronto con The Substance è immediato e quasi inevitabile. Anche lo spettatore meno cinefilo riconosce il parallelismo con il film che ha visto Demi Moore farsi corpo e simbolo di un sistema ossessionato dall’eterna giovinezza e dalla performance costante. Murphy amplia quel discorso, mostrando come questa ossessione non riguardi più soltanto l’industria dello spettacolo, ma condizioni ormai l’intera società.
È in questo contesto che The Beauty introduce termini come Incel e Chad. Parole che nel linguaggio di internet sono spesso diventati meme, ma che negli Stati Uniti rappresentano vere e proprie bandiere. Gli incel, in particolare, diventano uno degli snodi più interessanti di questi primi due episodi. Il personaggio che incarna questa condizione non riversa l’odio verso l’esterno, né lo trasforma in violenza ideologica esplicita: lo interiorizza, lo lascia sedimentare fino a trasformarlo in una pulsione distruttiva. Gli involontariamente celibi, per definizione internettiana, solitamente proiettano la loro incapacità sociale su quelle che vengono da loro chiamate “non persone”. Una categorizzazione che per lo più riguarda tutte quelle donne che non scelgono loro in vista di soggetti più oggettivamente piacenti. Deumanizzando, di conseguenza, le donne stesse in vista della loro personale incapacità di relazionarsi al prossimo.
Qui, il desiderio di questo personaggio è tragicamente semplice: essere desiderabile, uscire da un limbo autoimposto, convinto che la bellezza possa riscrivere il suo rapporto con il mondo. Murphy inserisce qui una delle riflessioni più lucide della serie: il bisogno di essere piacenti come prerequisito per l’accesso all’altro, per la possibilità stessa di vivere sesso e attrazione. Istinti primordiali che finiscono per giocare una partita a scacchi con la psiche umana.
All’interno del macro arco narrativo costruito da Ryan Murphy, la scelta del cast non appare affatto casuale. Al contrario, emerge come parte integrante del discorso stesso che The Beauty intende portare avanti. Gli attori non sono semplici interpreti, ma corpi e identità chiamati a confrontarsi direttamente con l’idea di bellezza, trasformazione e controllo.
Cast di The Beauty: attori al servizio di bellezza e trasformazione
Durante la conferenza stampa romana è emerso come lavorare con Murphy significhi accettare una costante ridefinizione del proprio ruolo. Jeremy Pope ha parlato della necessità di arrivare sul set con una mente aperta, pronti a vedere ciò che è scritto sulla pagina trasformarsi nella realtà. Anthony Ramos e Pope hanno sottolineato la forte componente fisica dei loro ruoli, tra addestramenti, combattimenti e una preparazione che passa attraverso l’uso del corpo come strumento narrativo. Rebecca Hall ed Evan Peters hanno invece raccontato un lavoro più introspettivo e investigativo, costruito sulla tensione e sul controllo.
Kutcher ha descritto il proprio approccio come una ricerca di motivazioni “nobili” anche all’interno di comportamenti moralmente discutibili, nel tentativo di restituire la complessità di un personaggio che incarna il lato più inquietante del potere contemporaneo. Ne emerge un cast che non si limita a interpretare The Beauty, ma che sembra attraversarne attivamente i temi, diventandone parte integrante.
Dall’incontro col cast, più volte è tornata la domanda centrale della serie: cosa saremmo disposti a sacrificare per sentirci all’altezza? Rebecca Hall ha raccontato la pressione subita all’inizio della sua carriera, quando le veniva chiesto di correggere presunte imperfezioni, mentre Kutcher ha riflettuto su quanto l’aspetto fisico influenzi il modo in cui il mondo ci guarda, spesso generando pregiudizi difficili da scardinare.
Il discorso si allarga anche alle nuove generazioni. Secondo il cast, l’ossessione per la bellezza è già oggi una forza potenzialmente letale, amplificata dai social media e da un flusso costante di modelli irraggiungibili. In questo senso, The Beauty non inventa un futuro distopico, ma estremizza una realtà già in atto.
Le città protagoniste di The Beauty
Le città attraversate dalla narrazione – Parigi, Venezia, Roma e New York – non sono semplici fondali, ma personaggi a loro volta. Girare in Italia, come hanno raccontato diversi membri del cast, ha aggiunto un ulteriore livello simbolico al racconto: parlare di bellezza in luoghi che incarnano una bellezza storica, imperfetta, stratificata. In alcune inquadrature, la città sembra parlare da sola, senza bisogno di dialoghi.
Dopo la visione in anteprima romana dei primi due episodi, The Beauty si presenta come una serie disturbante in grado di inserirsi perfettamente nel macro universo costruito dalla serialità di Ryan Murphy. Una prima indagine, conclusa con cliffhanger, sull’ossessione umana che tiene lo spettatore col fiato sospeso. Una narrazione che preferisce porre domande piuttosto che fornire risposte. Lo spettatore, in questo modo, si trova di fronte a una riflessione scomoda: quanto di ciò che desideriamo è davvero nostro, e quanto invece è il risultato di standard che abbiamo imparato a interiorizzare?