La quarta stagione di Ted Lasso, risorto dopo la conclusione per esigenze commerciali, a sorpresa funziona
La quarta stagione di Ted Lasso - resuscitato per motivi commerciali - a sorpresa funziona e anzi, ritrova lo slancio degli inizi
La premessa, doverosa e innegabile, è che la quarta stagione di Ted Lasso è innanzitutto e sopra ogni cosa un’operazione commerciale dal vago sapore mercenario, una delle rarissime istanze in cui AppleTV si piega ai desiderata del pubblico e dei dirigenti più che alle logiche narrative. La serie che ha spiegato il calcio agli americani e regalato al resto del mondo una grande comedy su questo sport si era infatti conclusa definitivamente nel maggio 2023, dopo essere diventata la testa d’ariete con cui il servizio di streaming era finalmente riuscito a superare il cono d’ombra a cui sembrava condannato. Ted Lasso è stata la prima, vera hit seriale di Apple, il primo vero successo della piattaforma a entrare nella classifica generale tra i contenuti più visti stillata da Nielsen e a far scoprire a tantissimi spettatori l’esistenza stessa di AppleTV.
È encomiabile come la serie abbia rifiutato di tirarla per le lunghe, dopo che il suo protagonista e il ricco cast di contorno avevano affrontato un percorso narrativo completo, trovando una conclusione dolce amara in perfetto equilibrio con l’essenza stessa della serie, tra le più importanti a introdurre il tema del benessere mentale in un prodotto pensato principalmente per il pubblico maschile. Tempo tre anni e Apple è tornata sui suoi passi, con una quarta stagione che esiste non tanto per l’insistenza dei fan in merito, ma per una precisa strategia della piattaforma che è facile desumere considerando le ultime acquisizioni. Non è un mistero che Apple si stia sempre più interessando allo sport e ai diritti di trasmissioni di competizioni in diretta. Dopo la vittoria del Mondiale femminile e quello maschile appena giocato negli Stati Uniti, anche in America aumenta l’interesse per questo sport. Non solo: Apple ha acquisito i diritti della UEFA Women’s Champions League, prima importante esperimento per capire se sarà replicabile la conversione del pubblico statunitense sportivo in fan del calcio e “l’americanizzazione” di uno sport tanto non-americano, come avvenuto negli ultimi anni con la Formula1, per cui ha giocato un ruolo chiave la docuserie Formula 1: Drive to Survive. Apple dunque punta sul calcio femminile per tentare di replicare la mossa di Netflix e della FIA: quale miglior contenuto ponte del ritorno di una serie tanto amata, incentrata stavolta sul calcio femminile?
Così ecco tornare Ted Lasso con un lunghissimo episodio introduttivo ambientato a Kansas City (sia la parte sotto il Kansas, sia quella in Missouri) in cui la dirigenza dell’AFC Richmond cerca di proporre a Ted di allenare la neonata divisione femminile, incontrando una sorprendente resistenza da parte del personaggio di Jason Sudeikis, rientrato negli Stati Uniti su monito della madre per stare accanto al figlio. Risolta la questione, comincia l’avventura delle Lady Greyhounds, che si pone l’ambizioso e nobile tentativo di tenere insieme il pubblico statunitense e quello europeo, affrontando le realtà e gli stereotipi che circondano il calcio femminile: sottopagato, ignorato dalle tifoserie maschili, accusato di essere qualitativamente inferiore. Dei quattro episodi a disposizione della stampa per il lancio della serie a colpire non è tanto questo racconto, dato che ha un punto di partenza molto diretto, semplice, talvotat banale. Il punto forte della serie è sempre stato la decostruzione del dramma, l’approccio sussurrato e ironico con cui affronta i temi importanti per trovare un modo pacato e riflessivo per affrontarli. Insomma, a tenere in piedi questa quarta stagione non è tanto la mancanza di uno spogliatoio dignitoso per le protagoniste, l’impossibilità di Ted di irrompere nello spogliatoio a piacimento per paura di situazioni contro il decoro, la superficialità di sponsor e tifoseria nell’accusare la squadra femminile di togliere risorse al sogno Champions della divisione maschile. Sono temi “facili” da cui prende il via ogni puntata, che però Ted Lasso riesce ad affrontare con il brio e la saggezza non scontata della prima stagione.
Insomma, non è esattamente un ritorno alle origini, perché d’altronde i riferimenti al passato sono continui e gran parte del cast originario è confermato e ritornato in pianta stabile. Eppure con Ted alle prese con l’imparare a relazionarsi con un’intera nuova squadra, la sensazione è proprio quella di quel brio talvolta velato di malinconia che ha fatto la fortuna della prima stagione. La serie poi fa uno splendido lavoro con il personaggio di Hannah Waddingham: Becca infatti incarna perfettamente sia la sua condizione socioeconomica alto-borghese, sia quella generazione a metà tra le femministe “combattenti” degli anni ‘70 e la nuova generazione di atlete e preparatrici sportive della sua squadra, che ne mettono di continuo (e a ragione) in discussione la visione solo teoricamente a supporto delle donne. Nei suoi momenti più belli, l’avvio della quarta stagione di Ted Lasso fa davvero un ottimo lavoro nel dimostrare quanto, nella pratica, sia complicato a livello economico, generazionale e sociale difendere e sostenere le realtà sportive femminili.
La vera, meravigliosa sorpresa della stagione è però Tanya Reynolds nei panni di Alice Chilton, assistente di Ted che non fa mistero di aver aspirato al ruolo di allenatrice, tanto da decidere inizialmente di licenziarsi all’annuncio dell’arrivo di un uomo nel ruolo. La sua ex calciatrice passata al lato tecnico con un post-it con citazione motivazionale di Billie Jean King è un meraviglioso alternarsi di rigore, ironia e grande emotività, amplificata dal ritratto delle giocatrici che costituiscono il team. Le due sorelle litigiosissime, la tosta mamma lavoratrice, la portiera ancor più tosta che gioca senza guanti ricreano la magia della prima stagione e dei suoi calciatori che via via componevano l’affresco umano dello spogliatoio del Richmond.
Anzi, la critica principale che si può fare a questo ritorno, che per quanto ci è stata data possibilità di vedere è riuscito, è proprio una certa mancanza di coraggio nel creare un prodotto più centrato ed efficace. Ted Lasso ha comprimari legati da relazioni tali che poteva tranquillamente sopravvivere al rientro negli Stati Uniti di Ted. La giovane star di Sex Education Tanya Reynolds dà davvero l’impressione di potersi portare lo show sulle spalle (e chissà che non sia proprio quella la direzione che alla fine verrà presa?) e con personaggi come Becca e Keeley sempre più centrali forse sarebbe stato più azzeccato realizzare uno spin-off. Non bisogna fingere d’ignorare il vero problema: che una serie tutta al femminile si perde buona parte del pubblico maschile che come i tifosi più gonzi del Richmond snobbano arbitrariamente una forma d’intrattenimento se non ruota attorno a un uomo.