Something Very Bad Is Going to Happen: il lato oscuro dell’amore
Un thriller psicologico prodotto dai Duffer Brothers dove nulla torna davvero
Un viaggio verso il matrimonio dovrebbe avere il sapore di un inizio. Al contrario in Something Very Bad Is Going to Happen ogni chilometro percorso sembra avvicinare a un esito in bilico. Non c’è un momento preciso in cui tutto si incrina: la sensazione che qualcosa non funzioni è nell'aria, sottile ma costante come un rumore di fondo impossibile da ignorare.
La storia segue Rachel (Camila Morrone) e il suo fidanzato Nicky (Adam DiMarco), durante il tragitto che dovrebbe condurli verso il matrimonio. Fin dai primi minuti la narrazione introduce un elemento destabilizzante: Rachel ha un cattivo presagio. Non una paura definita ma una sensazione spiacevole, che si manifesta attraverso piccoli eventi disturbanti.
Il viaggio come primo segnale di rottura
Questo senso di minaccia trova piena espressione quando la coppia raggiunge la casa della famiglia di Nicky, presso una grande villa isolata in un bosco immerso nella neve. Qui si cambia passo: l’orrore non è più suggerito ma insinuato nei comportamenti. I Cunningham non sono apertamente ostili, ma risultano profondamente inquietanti. Il padre (Ted Levine) e la madre (Jennifer Jason Leigh) guidano una famiglia che Rachel sembra più osservarla che accoglierla.
Il resto del nucleo familiare contribuisce a costruire un clima di costante disagio. Ogni interazione appare leggermente fuori asse, come se ci fosse qualcosa di non detto che tutti conoscono tranne la protagonista. Ed è proprio questa esclusione a rendere Rachel sempre più fragile, ma allo stesso tempo più attenta ai segnali.
Una famiglia che osserva più di quanto accolga
Uno degli aspetti meglio riusciti è la gestione dell’atmosfera. Le prime puntate fanno largo uso di suoni e silenzi per generare tensione, accompagnati da alcuni jump scare ben calibrati che riescono a sorprendere senza risultare gratuiti. L’inquietudine resta palpabile, con vari crescendo che culminano nell'ultimo episodio, benché nel quarto ci sia una svolta importante, capace di rimettere in discussione quanto visto fino a quel momento.
Dopo questo snodo la serie cambia parzialmente direzione. L’elemento horror si attenua, lasciando spazio a una curiosità più narrativa: si continua a seguire la storia non tanto per paura, quanto per capire come si concluderà. Non spezza veramente il coinvolgimento nonostante la lentezza di numerosi passaggi, con le prime due puntate più galvanizzanti.
Quando la tensione cambia forma
Alcuni episodi successivi mantengono comunque momenti efficaci, in particolare il sesto, che recupera parte della tensione iniziale. Interessante anche la scelta stilistica del penultimo episodio, costruito con lunghe sequenze senza stacchi evidenti, contribuendo a creare una sensazione di continuità quasi soffocante. Il ritmo scostante tende però ad appesantire la narrazione, rischiando di arrivare un po' sofferenti all'ultimo episodio, che peraltro nei primi minuti sfida subito la pazienza dello spettatore.
Pur solido, il finale non è privo di criticità. Una delle sequenze chiave risulta eccessivamente dilatata, rallentando il ritmo proprio nel momento in cui dovrebbe essere più incisivo. La conclusione legata a uno dei personaggi principali può lasciare perplessi, perché non del tutto coerente con quanto costruito in precedenza. Narrazione che a conti fatti appare troppo dilatata: otto episodi funzionano, ma la sensazione è che una struttura più compatta avrebbe portato a una resa più incisiva. Consigliatissimo l'ascolto tramite impianto Home Theater, in presenza di veri canali discreti l'atmosfera è ancora più aggressiva.
Finale solido ma troppo dilatato
La creatrice Haley Z. Boston riesce comunque a distinguersi, costruendo un racconto con una sua identità, lontano dai cliché dell’horror più convenzionale a partire dalla terza puntata. Anche il coinvolgimento produttivo dei Duffer Brothers si percepisce nella cura dell’atmosfera, pur trattandosi di un progetto molto diverso rispetto a Stranger Things.
In definitiva Something Very Bad Is Going to Happen è una proposta interessante per chi cerca un horror più psicologico che visivo. Priva di un ritmo serrato costante e con più di una transizione grafica molto forte, la tensione e i colpi di scena potevano dare di più con un minutaggio totale più basso. Al netto di scelte narrative che possono dividere, questa mini serie è pur sempre un’esperienza che vale la pena di vivere fino in fondo, specie per chi è disposto ad accettare un racconto più sottile e progressivo.