Ovunque tu sia: Harlan Coben colpisce ancora su Netflix
Otto episodi che adattano l'omonimo romanzo, con Sam Worthington nei panni di un protagonista in fuga in cerca del figlioletto scomparso.
David Burroughs sta scontando ingiustamente il quinto anno di una condanna all'ergastolo in un penitenziario di massima sicurezza per l'omicidio del figlioletto Matthew. Un delitto efferato del quale si è sempre dichiarato innocente, ma la sua versione non è stata creduta in tribunale e si trova ora a trascorrere quella detenzione a vita.
In Ovunque tu sia la ormai rassegnata routine carceraria del protagonista viene bruscamente stravolta quando l'ex cognata Rachel, una giornalista investigativa, si presenta a fargli visita portando con sé una foto recentemente scattata in un affollato parco a tema. Sulla destra dell'immagine compare un bambino della stessa età che Matthew avrebbe oggi, marchiato dalla medesima voglia sul volto, unica e inconfondibile. Convintosi quindi che il figlio sia ancora vivo e di essere finito al centro di un subdolo complotto, David viene aiutato ad evadere e si mette sulle tracce del bambino, cercando di provare così la propria estraneità ai fatti mentre l'intero Paese è alle sua calcagna.
Le logiche del thriller secondo Harlan Coben
L'inesauribile filone dei thriller ad incastro di derivazione letteraria ha ormai trovato da qualche anno una vera e propria "gallina dalle uova d'oro", ovvero quell'Harlan Coben i cui romanzi, adattati principalmente in forma seriale, diventano grandi successi del mercato streaming. Ennesimo tassello di questa fortunata collaborazione tra lo scrittore e i colossi della rete è Ovunque tu sia, esclusiva Netflix che in otto episodi porta in live-action l'omonimo libro del 2023.
Un filone che sembra non conoscere crisi di consensi, dove il meccanismo della suspense prende il sopravvento sulla verosimiglianza psicologica dei personaggi o del racconto stesso. Chi ha presente lo stile Coben saprà quindi che ad attenderlo vi sono un'infinità di colpi di scena e forzature variamente assortite, con una storia che cerca sempre di sorprendere lo spettatore senza paura di esagerare. Ma in quest'occasione le libertà di una sceneggiatura sin troppo pirotecnica vengono compensate da un ritmo ad alti livelli che (man)tiene costante la suspense fino all'ultima puntata e da un cast eterogeneo e all'altezza.
Volti e svolte
Un cast capitanato da un solido Sam Worthington, che troverà amici-nemici di spessore interpretati da Britt Lower, Milo Ventimiglia e Madeleine Stowe tra i tanti. Il protagonista è alle prese con una sequela pressoché ininterrotta di inseguimenti, rivelazioni più o meno parziali e cliffhanger piazzati lì con millimetrica precisione allo scadere di ogni episodio. Ovunque tu sia, complice anche la durata media relativamente snella di quarantacinque minuti a tassello, è una serie da consumare tutto d'un fiato, un divertissement che scorre veloce e si dimentica altrettanto in fretta.
Emergono atmosfere anni Novanta in certi passaggi, sin a cominciare da quell'incipit che ricorda vagamente un grande classico quale Il fuggitivo (1993), e l'insieme funziona per larghi tratti, gestendo vari sottogruppi di personaggi ognuno alle prese con la sua propria sottomissione parallela a quella dell'evaso, pronto a tutto pur di scoprire se l'amato figlioletto sia effettivamente ancora vivo e dove si trovi. Va detto che nonostante il materiale non manchi, la storia avrebbe trovato maggior senso in un lasso di tempo complessivamente più contenuto, con alcune ridondanze abbastanza evidenti che rischiano di portare ulteriormente alla luce le numerose artificiosità narrative. Ma nella propria natura di produzione da essere consumata in binge-watching Ovunque tu sia funziona e non si guarda mai indietro, con tutti i pro e i contro del caso.