Human Vapor: la vendetta di un uomo diventato nebbia
Il classico Toho del 1960 rinasce su Netflix in una serie di otto episodi firmata dal creatore di Train to Busan, tra ottimi effetti speciali e una trama accattivante ma disomogenea.
Nel corso di un'intervista in diretta televisiva, uno strano vapore simile a della nebbia si avvicina al luminare e dopo essere "entrato" nella bevanda che questi stava sorseggiando lo fa esplodere in mille pezzi dall'interno davanti alle telecamere, sotto gli occhi esterrefatti della giornalista Kyoko Kono nonché di milioni di spettatori. Poco dopo, un uomo misterioso rivendica l'omicidio in un'intervista concessa proprio alla stessa reporter, svelando di voler fare giustizia per le vittime dimenticate degli abusi perpetrati dal cosiddetto White Center, un progetto segreto che aveva sfruttato senza pietà individui considerati sacrificabili.
In Human Vapor le indagini vengono affidate all'esperto detective Okamoto, appena rientrato da una lunga sospensione dal servizio provocata proprio da Kyoko, con il quale il poliziotto ha un trascorso personale. Nel frattempo anche due giovani youtuber, fratello e sorella, cercano di scoprire di più su quanto sta accadendo, con la scia di morti che aumenta progressivamente col passare dei giorni.
Human Vapor: prima e dopo
C'è un qualcosa di profondamente nostalgico in un'operazione come Human Vapor, giacché ci troviamo davanti ad un remake di un film uscito oltre sessant'anni fa. L'originale dal titolo omonimo era stato diretto Ishirō Honda, ovvero il regista del primo, mitico, Godzilla (1954) e fino ad oggi era gelosamente custodito dalla Toho, storica casa di produzione nipponica che ha ora deciso di aprire le porte del suo immenso catalogo al mondo dello streaming, con questo nuovo adattamento sbarcato in esclusiva nel catalogo di Netflix.
Un'operazione avallata personalmente e riadattata da cima a fondo da Yeon Sang-ho, l'autore sudcoreano che ha reso celebre in tutto il mondo lo zombie-movie Train to Busan (2016) e la serie apocalittica Hellbound. Un vero e proprio mastermind che sta cercando di dare nuova vita al cinema fantastico di produzione orientale, al punto che anche negli otto episodi di questo nuovo progetto si respira il suo marchio di fabbrica di stampo sovrannaturale.
Come ovvio che sia, rispetto al prototipo molte cose sono state cambiate ed è più che altro la premessa, relativa per l'appunto a un villain "vaporoso", a essere rimasta intatta. La sceneggiatura qui offre maggiori ambiguità e una rete di intrighi ben più fitta, in grado di tenere alta la presa, dell'attenzione e della curiosità, sullo spettatore fino all'ultima puntata, lasciando poi aperte le porte a un ulteriore prosieguo del franchise.
Nel cuore del mistero
Se l'inizio di stagione lascia intuire un potenziale racconto di vendetta da parte di chi, vittima di mostruosi esperimenti, è ora dotato di poteri incredibili, Human Vapor si trasforma poi in un ibrido di generi, mescolando il body-horror più sanguigno al thriller cospirazionista, con tanto di richiami al j-horror con l'entrata in scena degli streamer. Non mancano nemmeno strizzatine d'occhio all'universo j-pop, con tanto di videoclip ad hoc girato dal fittizio gruppo femminile delle Dream Succubus.
A tratti forse non tutte le anime convivono armoniosamente, con almeno un paio di situazioni che rischiano di apparire parzialmente forzate, ma il ritmo si mantiene su discreti livelli senza eccessive cadute di tono, complice anche la gestione e lo spazio dedicato ai tre nuclei di personaggi principali - la giornalista, il poliziotto e gli youtuber. E dal punto di vista tecnico la serie si difende discretamente, con effetti speciali di buona qualità a garantire la giusta dose di sano intrattenimento action-fantastico a tema.