WWE 2K26 è il King of Kings
Visual Concepts e 2k tornano sul ring con un altra annata da campioni
Definire uno degli ultimi capitoli della serie WWE 2K come "un gioco" è ormai estremamente riduttivo. WWE 2K26 è almeno tre giochi diversi, più la componente multiplayer, che fa storia a sé. C’è il simulatore di wrestling, con due distinte modalità narrative (Showcase e MyRise, con quest’ultima composta da quattro strade differenti) e il gioco libero, che include una quantità difficile da enumerare di tipologie di match, con multiple varianti e un roster sconfinato di leggende, facce nuove e persino wrestler che non hanno mai calcato durante la loro carriera da lottatori un ring della WWE. Anni fa, con un simile ben di dio di personaggi a disposizione, la versione adolescente di chi scrive avrebbe passato mesi a organizzarsi storyline, PPV, cambi di titolo e colpi di scena, un’esibizione dopo l’altra, come si faceva qualche anno prima coi pupazzetti e il ring recuperato al mercato. Oggi, invece, basta spostarsi di una casella sul menù iniziale. O due.
I tanti volti di WWE2K26
Già, perché poi c’è quello che potrebbe essere considerato un secondo gioco in sé, un manageriale di wrestling con le due modalità MyUniverse e MyGM. Nella prima gestiamo in sostanza gli attuali panni di HHH, il boss delle decisioni creative della compagnia, quello che organizza ogni singolo show, match, promo e interferenza. Quest’anno, le opzioni sono ancora più numerose, non solo per la maggiore varietà di match organizzabili o per l’esordio del Draft, ma anche per le numerose azioni aggiuntive che si possono mettere in scena per portare avanti la storia che abbiamo in testa, come l’attacco a bordo ring durante un’intervista. MyUniverse riesce a rendermi digeribile, anzi a volte quasi intrigante, anche un’attività che di solito detesto, ovvero guardare i videogiochi senza interagire direttamente: eppure c’è una certa soddisfazione nell’organizzare tutto il programma dello spettacolo e poi lasciare che sia la IA a fare il lavoro al posto mio, a volte con risultati imprevedibili, a volti con match decisamente troppo lunghi, ma sì sa, guardare uno show di wrestling comporta sempre i suoi rischi.
Forse, anticipando un discorso che riprenderò un poco più in là, potrebbe essere arrivato il momento di ragionare sulla possibilità di fondere MyUniverse e MyGM. La vicinanza concettuale tra le due modalità si assottiglia sempre di più e la differenza principale ormai è incarnata dal budget che siamo chiamati a gestire in MyRise, con tutti i vincoli del caso: gli atleti costano, i match speciali costano, luci e allestimento ovviamente costano anche loro e così via. Nei fatti però il compito del giocatore è molto simile a quello descritto nel paragrafo precedente, seppur limitato al proprio roster e alla sfida con gli altri GM (umani o meno). Anche in questa sezione, le aggiunte sono tante, dal periodo di gioco allungato a 50 settimane al Draft, oltre a una lunga serie di piccole revisioni e aggiustamenti.
Le luci della ribalta
Poi ci sarebbe MyFaction, quello che di fatto è card game a sè, all’interno del gioco. Non proprio a sé, perché WWE 2K26 fa un po’ tutto per invogliare il giocatore a esplorare ogni anfratto, distribuendo potenziamenti e oggetti incrociati tra le varie sezioni. E ancora ci sarebbe la componente online capitanata da The Island, l’hub multigiocatore che quest’anno risulta ampliato e suddiviso tra tre differenti fazioni. Fuori dall’isola però c’è sempre la classica modalità multiplayer che consente di organizzare match di numerose varietà contro amici o sconosciuti online, o anche da questi spalleggiati, perchè no. A pioggia, su tutte le singole modalità, discendono poi le migliorie apportate da Visual Concepts e 2K al nucleo principale del gioco, ovvero la fisica degli scontri e l’aspetto generale del gioco.
Il comportamento degli atleti tra le corde è ormai solido e credibile da anni, anche CON le corde, uno degli aspetti più complicati da rendere con realismo (provate ad esempio ad atterrare un avversario con un colpo potente ai lati del ring e la sua testa cadendo potrebbe prima adagiarsi sulla corda più bassa e poi scivolare al tappeto). Quest’anno il filo dell’incontro scorre ancora più fluidamente e le situazioni impreviste, con scontri casuali che attivano glitch e animazioni poco coordinate, sono ridotte all’osso e avvengono soprattutto quando nel ring c’è parecchia confusione. Nei match singoli o di coppia l’andamento assomiglia ormai molto a quello televisivo, merito di un’IA ancora meglio sintonizzata. Nei tag team match, situazione in cui il controllo dei wrestler era particolarmente debole da parte della CPU, le cose sembrano funzionare meglio, con una migliore gestione delle interferenze sul conteggio.
Un biglietto a bordo ring
Il vero salto in avanti di WWE 2K26 avviene però tra gli spalti delle arene e tra i riflettori che le illuminano. L’illuminazione all’interno delle arene, che replica finalmente quella degli show reali, nasconde nella penombra tutto ciò che è fuori dal cono di luce ring e i suoi dintorni, rendendo di colpo più credibile la folla sugli spalti (no, il tizio con la maglia a bordo ring non c’è, ho già controllato) e ammantando di atmosfera il quadrato. Più in generale i confini tra la regia televisiva e quella del gioco iniziano a sfumare, col passaggio a Netflix in maniera ancora più evidente. Le entrate di WWE 2K26, alcune nascoste e attivabili solo con la giusta combinazione di wrestler, ma anche gli stacchi di regia durante i momenti più spettacolari dei match, sono indistinguibili da quelli televisivi e stabilire chi si ispiri è bel dilemma. A sfumare i confini, in questa edizione troviamo anche un comparto audio finalmente di livello superiore, con reazioni del vociare del pubblico più coerenti, cori che partono dagli spalti per gli atleti sul ring aggiornati alle ultime tendenze e un roster di commentatori che si alternano, producendo sempre un commento sul pezzo e ben ritmato, per nulla artificiale.
WWE 2K 26 è un aggiornamento sostanziale della precedente edizione (basta dire che qui non mi sono dilungato ad esempio sui nuovi match, già trattati nell’anteprima), con tanti grandi e piccoli ritocchi diffusi in ogni sezione. L’aspetto davvero rivoluzionato rispetto al passato è l’introduzione del Pass Bordo Ring, che va a sostituire calendario di DLC degli anni passati. WWE 2K26 prevede sei stagioni, per accedere a ciascuna stagione bisogna acquistare un pass, singolo o cumulativo. Ciascuna stagione è composta da 40 tier, sbloccabili salendo di livello. Nuovi lottatori, nuove arene, altre aggiunte e booster vari, che eravamo abituati a trovare nei DLC, saranno ora sbloccabili in diverse stagioni. È un approccio del tutto nuovo, il cui successo dipenderà dalla velocità con cui si collezioneramnno PE per sbloccare i vari livelli nei prossimi mesi, quando buona parte dei giocatori avranno consumato le modalità preferite.
The next big thing
Come tutte le serie annuali, WWE 2K26 deve convivere con un paradosso: ogni anno milioni di giocatori vogliono una nuova versione, che venga supportata per tutti i successivi 12 mesi, quando si aspettano di trovarsi davanti a un capitolo del tutto nuovo, imballato di novità e tecnologicamente rivoluzionario. Ovviamente, le cose non possono andare così. In quest’ottica, WWE 2K26 fa un lavoro maestoso nel levigare dove serve e ripulire anche dove l’occhio non cadrebbe, offrendo una risposta a quasi tutte le lamentele della community. L’impressione che ho avuto è che quest’anno Visual Concepts e 2K siano andati un po’ più in profondità rispetto al passato, rivedendo anche i modelli e i volti (che su console a volte sono ancora un po’ “strani”) e apportando qualche modifica un po’ più strutturale all'impianto di gioco, inalterato da parecchi anni. Mi piacerebbe a questo punto, ora che abbiamo un gioco gigantesco, che funziona e non ha particolare problemi tecnici, che il team potesse lavorare a una nuova struttura per i WWE 2K futuri, una nuova visione del gioco per il prossimo decennio che sfrutti l’apice attuale per proporre qualcosa di mai visto. Certo, un altro capitolo tra 365 con lo stesso grado di innovazione sarebbe senza dubbio, ma quanto a lungo si può andare avanti? Chi lo sa?! In fondo il wrestling è bello proprio per questo, perché tutti hanno le loro aspettative e a volte essere sorpresi dall'imprevisto è meglio della soddisfazione di averci preso.