Under Par Golf Architect: la Recensione del gestionale sui verdi campi

Avete mai sognato di gestire un club di Golf? Ora potete farlo!

di Tommaso Alisonno

La natura della maggior parte dei videogiochi sportivi è ovviamente quella di cercare di ricreare l'esperienza della specifica disciplina, ma sul mercato è sempre stato vivo l'interesse per tutto ciò che sta “dietro” alla mera competizione: giochi che offrissero una componente gestionale – totale o parziale – sul mondo del calcio, del basket, del football americano, dell'automobilismo, persino del Wrestling ne abbiamo infatti avuti parecchi. Meno frequenti – ma comunque presenti – sono quelli legati alle discipline più di nicchia, come ad esempio il Golf: in questo senso questo Under Par Golf Architect di Broken Arms Games ci offre un'interessante occasione per cimentarci nella progettazione e nella gestione di verdi campi e banchi di sabbia.

Under Par Golf Architect: dal produttore al consumatore

L'idea alla base di Under Par Golf Architect è quindi quella di impersonare l'amministratore di un impianto golfistico: potremo scegliere se giocare in modalità Sandbox, selezionando un'ambientazione tra quelle disponibili e impostando liberamente i parametri iniziali, oppure cimentarci nella Carriera a scenari. In entrambi i casi, comunque, all'inizio della partita ci troveremo al cospetto di un ampio appezzamento incolto con un budget iniziale da investire nel nostro circuito, a partire dalla costruzione di un Golf Club e della prima Buca. Questi due elementi rappresentano di fatto il doppio binario su cui dovremo far marciare il nostro impianto sportivo: le buche sono naturalmente il cuore dell'esperienza per i futuri soci che vogliamo attirare e dunque la principale fonte di reddito, ma la gente avrà bisogno anche di bagni, fontanelle, panchine, bar e ristoranti per nutrirsi e riposarsi, di campi di allenamento per affinare la propria tecnica, di percorsi per non perdersi tra alberi e cespugli, fino a veri e propri negozi o piscine. La gestione di queste strutture richiederà inoltre l'assunzione di assistenti, istruttori, manovali, spazzini e giardinieri: tutte spese “vive” che a fine mese impatteranno sulla nostra contabilità.

Le interfacce di costruzione di gestione sono basate su due menù radiali, accessibili con Quadrato e Triangolo, che permettono di accedere alle schermate richieste ed ad eventuali sotto-menù su cui normalmente si naviga coi tasti laterali e/o la croce direzionale. Il menù più importante è naturalmente quello di creazione e modifica delle buche, dove trovano posto non solo i Tee, i Green e i vari tipi di Fairway, ma anche i Bunker, i cespugli, gli alberi, gli ostacoli di roccia, persino le zone di acqua. La terraformazione e i sentieri hanno dei menù specifici, mentre tutti gli edifici, dalla più semplice fontanella alla SPA con piscina, sono raggruppati in un'unica categoria.

La missione di un impresario golfista

La modalità Carriera, come accennato, prevede una serie di scenari successivi a cui potremo accedere solo dopo aver ottenuto sufficienti “stelle”, da una a tre, in quelli precedenti: per fare ciò dovremo soddisfare volta per volta varie condizioni che si faranno ovviamente più esigenti man mano che la campagna proseguirà. Se dunque all'inizio verremo premiati per aver progettato e messo sul campo una o due buche generiche ed aver attirato una manciata di soci “bronzo”, successivamente ci saranno imposti dei minimi di “stile” da rispettare, o la presenza di strutture particolarmente onerose, o ancora il fatto di ottenere “recensioni” sufficientemente alte da parte degli avventori. Ogni scenario prevede inoltre degli ospiti VIP che ci proporranno delle sfide speciali, premiandoci con nuovi capi di abbigliamento per il nostro Avatar.

ì, perché in tutto questo impianto organizzativo ogni tanto potremo anche caricarci in spalla la sacca delle mazze e andare a fare qualche tiro, il ché è inoltre utile per testare con mano la qualità del lavoro svolto. Quando facciamo ciò potremo passeggiare per l'impianto e cimentarci nelle varie buche con il classico sistema dei 3 click: dopo aver preso la mira e impostato l'effetto premeremo il tasto tre volte per, rispettivamente, far partire il cursore, regolare la potenza e infine ottenere la migliore precisione. Il gioco tiene anche conto dei vari parametri di fame, sete e stanchezza, obbligandoci di tanto in tanto di approfittare delle stesse strutture che abbiamo costruito per i nostri soci paganti.

Architetti del Golf? Diciamo operai

Under par Golf Architect è un prodotto Indie venduto a prezzo budget, quindi ovviamente nessuno si aspetta una qualità da titolo AAA. Ciò non di meno non possiamo esimerci dal notare come alcune scelte siano un po' sotto tono rispetto a quello che sarebbero potute essere. Cominciamo col dire che la realizzazione è semplice e tutto sommato chiara, con personaggi dall'aspetto buffo in cui certamente non si è perso tempo a curare i dettagli oltre il necessario. Purtroppo però è innegabile che di tanto in tanto, specie quando si imposta la velocità a 3x – ossia lo standard quando non dovete fare niente se non stare lì ad aspettare che il conto in banca salga – il sistema sperimenti casi di stuttering e input-lag.

L'interfaccia di creazione è decisamente stata pensata in primis per l'ambiente PC, come testimoniano le numerose icone presenti sul bordo della schermata che intuitivamente su quella macchina permettono di accedere immediatamente ai sotto-menù corrispondenti; su PS5 serve un po' di pratica per padroneggiare l'organizzazione dei vari menù radiali e sotto-menù, con quelle icone che diventano totalmente inutili (perché non rimuoverle, dunque?). Il gioco è anche piuttosto carente sotto il profilo dei tutorial: fortunatamente i primi capitoli della Carriera – o una semplice partita Sandbox – offrono abbastanza spazio di manovra per sperimentare e imparare sulla propria pelle, e sui propri errori, come gestire il tutto, ma alcune finestre informative in più non avrebbero guastato affatto. Infine, la colonna sonora è decisamente ripetitiva, con una sola musica di sottofondo a farci compagnia incessantemente per tutta l'esperienza di gioco. Nota positiva: tutti i testi sono tradotti in Italiano in maniera corretta e con dialoghi anche abbastanza spiritosi.

Under Par: arrivare alla bandierina al giusto ritmo – ma da soli

Under Par Golf Architect è quindi un ricettacolo di difetti? Assolutamente no. Ok, quei limiti ci sono e si sentono, però è anche vero che il gioco di Broken Arms restituisce esattamente ciò che promette: vivere ossia l'esperienza di progettare i propri campi da golf non tanto per poi mettercisi alla prova – il gameplay golfistico, la gestione della fisica e la variabilità sono al minimo sindacale – quanto per trasformarli in un business proficuo. D'altro canto, il gioco è “tutto qui”: attraversare la modalità Carriera, lunga e prolissa, è in un certo senso il ripetere più e più volte lo stesso gioco con ogni volta qualche regola o condizione in più, ma di fatto una lunga sessione di Sandbox è sufficiente per vedere tutto ciò che il gioco ha da offrire.

Il prodotto non offre neppure la possibilità di giocare in multiplayer o anche solo condividere le proprie creazioni con gli altri giocatori: creiamo per noi, per i soci virtuali del nostro golf-club e basta. Se vogliamo sfidare un amico sul nostro campo preferito dobbiamo invitarlo a casa e giocare a turno, tenendo traccia a mano dei risultati. Ok, ripetiamo che l'esperienza di gioco sul campo è minimale, ma almeno la condivisione avrebbe potuto costituire un valore aggiunto.

Ma a conti fatti non ci sentiamo di essere troppo severi con Broken Arms: con tutti i suoi limiti e suoi arrangiamenti per rientrare su una console come PS5, Under Par Golf Architect è riuscito a tenerci davanti allo schermo per svariate ore, stimolando la creatività nel tentativo di realizzare delle buche più originali o stilose e tenendo d'occhio entrate, uscite, rifiuti ed erbacce. Alla fine lo scopo del gioco, dunque, è stato raggiunto.