Stupid Never Dies, uno zombi può salvare il mondo? - Recensione

Il primo videogioco di Hiroyuki Kobayashi e di GPTRACK50 ci proietta in un'autentica "follia" punk-zombi.

di Antonio Armento
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Trovarsi dinnanzi a Stupid Never Dies, ci porta inevitabilmente a immaginare uno di quei videogiochi nipponici immensamente creativi – e dai tratti distintivi squisitamente "fuori di testa" – della settima generazione di console (PS3/Xbox 360) come Lollipop Chainsaw o Shadows of the Damned. Un richiamo solamente estetico, di primo impatto, che certamente non identifica pienamente il primo videogioco realizzato dallo studio fondato da Hiroyuki Kobayashi, noto produttore di serie iconiche come Resident Evil, Devil May Cry, Dragon's Dogma e tante altre.

Si tratta del primo e autentico biglietto da visita di GPTRACK50, team di sviluppo che ha lavorato con crescente entusiasmo a Stupid Never Dies, un titolo frenetico che ci mette nei panni di uno zombi poco eccentrico e con un obiettivo più che nobile per un non morto: riportare in vita la ragazza che ama e forse anche il mondo. L'esperienza confezionata mischia saggiamente il genere GdR d'azione con delle meccaniche roguelite che, nonostante tutti i guizzi narrativi e ludici, non riesce a liberarsi del tallone d'Achille che attanaglia il genere: la ripetitività!

Tuttavia, Stupid Never Dies è un titolo che si lascia giocare, che ti mette davanti a un livello dietro l'altro dove far man bassa di mostruosi cattivoni in un piccolo lasso di tempo. L'obiettivo degli sviluppatori era quello di creare un'esperienza appagante in sessioni mordi e fuggi legate tra loro, mettendo altresì nelle mani del giocatore tutte le potenzialità di un GdR dei più classici. Tempo al tempo ordunque, e facciamo scendere Davy attraverso lo scarico del water: niente paura, avete letto bene, è tutto assolutamente normale per entrare nel labirintico dungeon. 

La "stupidità" di uno zombi non ha limiti? 

C'è stato un tempo in cui l'umanità conviveva con i mostri e, in fondo, non erano poi una grande minaccia. Infatti, queste creature orribili (forse per qualcuno) erano considerate uno spettacolo inconsueto e facili da sterminare come scarafaggi o, nella migliore delle ipotesi, venivano esposte come animali in gabbia. Ma un giorno tutto cambiò: il mondo che tutti conoscevano venne spazzato via dal KOM (Il Re dei Mostri), non prima di aver dichiarato guerra all'umanità (e forse non aveva nemmeno tutti i torti). Pensate che in meno di un mese il 98% degli umani fu eliminato e i mostri sparirono dal mondo della superficie.

Però, a parte quei pochi umani, qualcuno non se ne andò e continuò a vagare sulla Terra: gli amatissimi/odiatissimi zombi, come Davy, il nostro protagonista. Questo "mostro" però non è come gli altri: nella guerra decise di non farsi usare come carne da macello contro gli umani e fuggì dal campo di battaglia rifugiandosi in un centro commerciale. Ed è proprio in una cella frigo che incontrò una fanciulla congelata di cui si innamorò perdutamente e di cui non sapeva nemmeno il nome.

Le giornate diventarono ripetitive fin quando, per fame, Davy non mangiò uno strano uovo variopinto e acquisì un potere misterioso: uno zombi di bassa lega ora era l'unico che poteva sconfiggere il KOM e ripristinare l'umanità. Ma chi se ne importa dopotutto: l'unico obiettivo dello zombi è quello di "scongelare" la sua amata in nome dell'amore, unico suo egoistico desiderio. 

Un incipit interessante e parecchio stimolante narrativamente parlando quello di Stupid Never Dies, nonostante la semplicità su come vengono raccontati gli eventi principali. E per metterli in piedi, il team di sviluppo ha diviso il gioco in due sezioni: quella narrativa in cui scoprire gli aneddoti della nostra traversata, e l'altra in cui bisogna lanciarsi nel dungeon da un hub principale, ovvero il centro commerciale. Questo "stratagemma" permette al giocatore di mantenere l'attenzione sulle vicende che faranno da spartiacque tra un combattimento e l'altro.

GdR d'azione o Roguelite?

Rispondere a questa domanda è semplice: Stupid Never Dies è un autentico GdR d'azione in 3D con forti elementi roguelite. Questo cosa significa? Be', che ogni nostra esplorazione nel dungeon ci farà guadagnare dell'ESP (esperienza) dai nemici sconfitti che potremo utilizzare per svilupparci, ma al tempo stesso perderemo gli oggetti trovati, le parti OT (mod per braccia, gambe e testa) e l'energia OT (la valuta di gioco da utilizzare per l'acquisto di carte, ovvero update momentanei).

Una volta che saremo entrati nel portale, ovvero la via d'accesso per tuffarsi dal livello umano in un altro (tramite lo sciacquone del WC), saremo pronti ad affrontare nemici sempre più pericolosi in base alla profondità del sottomondo. Ciascun livello è composto da uno o più piani, senza dimenticarsi delle aree di approdo in cui si possono acquisire dei vantaggi momentanei e limitati (come il ripristino dell'energia e l'aumento della forza combattiva). 

Il tempo a disposizione per completare un dungeon è estremamente limitato e, quando termina, Davy si ritroverà inerme e vulnerabile: questo vuol dire che il game over piomberà sulle nostre teste in pochissimo tempo. L'obiettivo ordunque rimane quello di potenziare il nostro eroe nel modo più efficiente possibile, scegliendo accuratamente anche lo Scontrino al fine di imparare una tra le tre abilità zombi proposte. Ed è proprio sotto questo aspetto che Stupid Never Dies incrocia maggiormente la strategia del genere roguelite: scegliere upgrade poco appetibili o focalizzarsi solo all'aumento dell'abilità combattiva potrebbe portarci a un facile game over, probabilmente generato da una guardia facile da rompere.

Fatto sta che ogni viaggio nel dungeon durerà pressappoco 10 minuti, forse qualcosina in più avanzando nelle vicende principali del gioco. Ogni piano dunque ci conduce a quello successivo, che può essere la stanza del boss, quella d'approdo o semplicemente un'area ricca di cattivoni da sconfiggere. Altro aspetto da considerare è la scelta della strada più adatta una volta abbandonata l'area di approdo: qui dovremo essere bravi a considerare il nostro equipaggiamento, il livello abilità che abbiamo raggiunto, le trasformazioni all'attivo (ci arriveremo presto) e le ricompense che potremo ottenere saltando qualche piano di troppo.

Fare il passo più lungo della gamba, tuttavia, potrebbe rappresentare un'arma a doppio taglio: scontrarsi con un boss di qualche livello superiore al nostro non è mai saggio, quindi scegliere con cura è la caratteristica che rende Stupid Never Dies un titolo più strategico di quello che si potrebbe pensare. 

Mi butto a capofitto!

L'obiettivo dei ragazzi di GPTRACK50 sembra essere (almeno all'apparenza) più semplice del previsto: creare un protagonista "stupido" (e chi meglio di uno zombi?) che possa attaccare, poi attaccare ancora e infine continuare appunto ad attaccare anche subito dopo che si viene colpiti. E da questo punto di vista dobbiamo dire che Stupid Never Dies colpisce nel segno: potremo infatti effettuare degli attacchi rapidi e facilmente concatenabili con quelli speciali, che faranno barcollare il nemici o causare degli effetti indesiderati.

Oltre a picchiare come fabbri (nel dungeon Davy è decisamente più veloce), potremo mordere il nucleo di un nemico d'élite e utilizzare il suo stile: in parole povere, ci si trasforma in un mostro del tutto nuovo per poter sfruttare azioni e abilità diverse. Ogni stile ha ovviamente un limite di utilizzo e man mano che scenderemo nei vari piani quest'ultimo diminuirà: più volte acquisiremo questo potere e più lo faremo crescere nel tempo, migliorando al tempo stesso le caratteristiche bonus. E la scelta è parecchio ampia quanto randomizzata, nel senso che ogni run all'interno del dungeon sarà sempre diversa e ci vorrà anche una buona dose di fortuna per ottenere le trasformazioni che sappiamo utilizzare al meglio. Lupo mannaro, Arpia, Ciclope o Fata delle Nevi sono solo alcune delle forme di Davy, ma non vi sveleremo null'altro per non rovinarvi l'esperienza globale.

Stupid Never Dies punta fortissimo su questa caratteristica e, così facendo, offre al giocatore svariate possibilità di abbattere i vari mostri nel sottosuolo. Il gameplay, in tal senso, risulta parecchio variegato anche se non cambierà poi di molto nella sua forma generale: però è divertente diventare un Lich e rievocare i nemici uccisi come un esercito di scheletri. 

Bisogna riconoscere che completare un dungeon può rivelarsi parecchio divertente, però è anche vero che alla lunga questa formula inizia a sentire il peso della ripetitività. Nonostante un impegno smisurato nel volerla snellire, con vari upgrade da sbloccare e altri da trovare nel dungeon, potenziare al massimo Davy per fargli affrontare battaglie sempre più impegnative ci costringe a immergerci più del dovuto in quel water, e qualcuno potrebbe anche accusare una certa stanchezza da questa routine.

Il sistema di combattimento è appagante anche se la mancanza di un lock sugli avversari ci ha dato qualche problema in determinati combattimenti. Gli sviluppatori hanno altresì implementato un tasto che posiziona la telecamera dietro le spalle e un puntamento automatico, ma crediamo che non sia abbastanza: la sensazione di non riuscire a colpire qualche villain (soprattutto quelli posizionati più in alto) era viva in ogni discesa nell'abisso mostruoso.

Un centro commerciale ricco di opportunità

Tra un'immersione e un'altra potremo dedicare del tempo a organizzare, sviluppare o incorporare nuovi innesti al nostro putrescente zombi. Anche qui, la scelta ci permette di sfruttare abilità inedite e upgrade automatici delle statistiche: rintracciare gli innesti all'interno del dungeon diventerà fondamentale per la corretta evoluzione di Davy. Il centro commerciale ci delizierà anche con nuove "attrazioni", tra cui il Bessie Burger dove acquistare carte abilità, il laboratorio del Doc per poter esaminare il database degli abomini, o il tablet di Davy per scoprire i vari retroscena della vita della nostra amata, tra post sui social o pagine segrete del suo diario.

Insomma, Stupid Never Dies è stato progettato con cura, il tutto animato da uno stile che richiama i graffiti e la Doodle Art, ovvero un'arte creativa composta da scarabocchi e pattern geometrici. E questa componente visiva si sposa magnificamente con le vicende di Davy, facendoci un po' immaginare il mondo visto dagli occhi di uno zombi. Oltre a un ingegnoso character design, Stupid Never Dies eccelle nella musica punk, che si sposa brillantemente con tutta la sua direzione artistica.