Scott Pilgrim EX: recensione di un amatissimo ritorno

Scott Pilgrim EX abbiamo provato la demo in anteprima

di Simone Marcocchi

Scott Pilgrim EX segna il ritorno videoludico di uno degli universi pop più amati, ma lo fa con un’identità nuova, più ambiziosa e sorprendentemente stratificata. Il progetto, pensato come una reinterpretazione moderna dell’immaginario di Scott, vuole ripresentare un beat ’em up di culto, nonostante la pellicola non abbia ricevuto le attenzioni del pubblico che avrebbe meritato. 

Sin dai primi minuti emerge chiaramente come l’esplorazione sia stata ripensata in chiave moderna. Non ci si muove più lungo corridoi laterali verso un boss finale, ma si entra in una città viva, densa di attività e piena di sorprese, dove ogni angolo può nascondere sfide secondarie, negozi inattesi o incontri che modificano il ritmo dell’avventura. Gli NPC assegnano incarichi che portano a scoprire anfratti nuovi della metropoli, mentre il sistema di progressione premia sia la curiosità sia la capacità di adattarsi ai ritmi mutevoli dei combattimenti. Ne nasce un beat ’em up che non sacrifica l’immediatezza del genere, ma vi innesta un’anima più ampia, quasi da gioco di ruolo d’azione.

La parte più importante dell’esperienza, naturalmente, rimane il combattimento. Combinazioni di attacchi diretti e potenti, movimenti fluidi e improvvisi cambi di ritmo, portano approcci molto profondi ai combattimenti: tra evocazioni, attacchi a distanza e abilità scenografiche, invitando a sperimentare e affinare il proprio stile. La narrazione, per quel poco che si è provato, pur mantenendo il tono irriverente tipico della serie, si spinge oltre il semplice pretesto per combattere. La città è precipitata in un turbine di gang rivali, creature fuori posto, aberrazioni temporali e situazioni ai limiti dell’assurdo. La missione di salvare i Sex Bob-omb diventa così l’innesco di una storia che si allarga, piega la linearità e introduce elementi di viaggio nel tempo che permettono di scoprire versioni alternative dei luoghi e dei personaggi. Questa struttura permette al gioco di mescolare combattimenti, esplorazione e momenti più narrativi senza perdere ritmo, creando un equilibrio che riesce a sorprendere anche i veterani della serie.

Il combat system diventa quindi un’estensione diretta dell’immaginario folle e mutevole di Scott Pilgrim: rapido, creativo, sempre pronto a introdurre un’idea nuova. La varietà di stili, abilità e tecniche permette di costruire approcci personali, rendendo ogni scontro un piccolo set cinematografico dove dare spettacolo. Allo stesso tempo, l’intreccio narrativo assume un ruolo più significativo, aprendo spiragli su realtà alternative e distorsioni temporali che arricchiscono la cornice narrativa con idee fresche e inattese. La progressione non è mai piatta, e alterna con naturalezza caos, ironia e momenti di scoperta.

A dare ulteriore personalità al progetto contribuisce lo stile visivo, vibrante e sfrontato, con un’estetica che amplifica colori, espressioni ed effetti speciali fino a farli diventare un’estensione naturale dell’ironia della serie. Tutto è costruito con un’attenzione certosina alla riconoscibilità dei personaggi, ma allo stesso tempo con la volontà di offrirli in una veste aggiornata, capace di valorizzarne i tratti iconici senza trasformarli in parodia.
Il risultato è una direzione artistica che accontenta tutti, relegando l'estetica ad una pixel art che mantiene intatta la sua energia nostalgica, ma viene spinta verso un’intensità cromatica e una vivacità espressiva che la rendono più moderna, più teatrale. Il gioco non copia lo stile dei fumetti né quello del film, ma sembra distillarne l’essenza trasformandola in un linguaggio visivo nuovo, immediatamente riconoscibile e pieno di carattere.