SAROS Recensione — Housemarque firma la miglior esclusiva PS5 del 2026

Il successore spirituale di Returnal evolve il roguelike con un sistema di eclissi dinamico, progressione più accessibile e un gunplay da manuale

di Manuel Le Saux

Per capire davvero cosa sia e cosa rappresenta SAROS, bisogna partire innanzitutto da chi lo ha creato. Dietro al progetto c’è Housemarque, uno studio che negli anni si è costruito una reputazione solidissima grazie a un approccio molto preciso, basato su gameplay evoluto, ritmo serrato ed una capacità rara di fondere azione pura e atmosfera.

Il punto di svolta del team è arrivato proprio con il predecessore di SAROS, Returnal, un titolo che ha segnato un passaggio importante non solo per lo studio, ma anche per il panorama delle esclusive PlayStation. Con quel gioco, Housemarque ha dimostrato di poter gestire produzioni più ambiziose, portando su Playstation 5 un’esperienza intensa, difficile e fortemente identitaria, capace di distinguersi per il suo mix di shooting, roguelike e narrazione frammentata.  Ed è proprio da quella base che nasce SAROS.

Ma fate attenzione, sarebbe un errore considerarlo un semplice seguito spirituale semplificato, perché questo titolo è molto di più.

SAROS e Housemarque: dalle origini di Returnal a una nuova visione

Siamo di fronte ad una naturale evoluzione, dove il gioco viene totalmente rielaborato con maggiore consapevolezza, ampliando le possibilità e introducendo nuove idee. Il cambio di passo si percepisce subito, con un approccio più strutturato, con meccaniche più interconnesse e con un'esperienza nel complesso più rifinita.

SAROS rappresenta la maturazione di un’idea, meno legata alla rigidità del roguelike puro e più orientata verso un’esperienza che valorizza sia la sfida che la costruzione progressiva del giocatore e, soprattutto, più accessibile. 

SAROS si presenta fin da subito come un titolo che vuole lasciare il segno, sia per il suo approccio narrativo che per le meccaniche di gioco. Non è semplicemente uno shooter, né un roguelike puro, ma è una fusione di generi che punta tutto su atmosfera, tensione e progressione intelligente. Il risultato è un’esperienza che riesce a essere impegnativa senza risultare frustrante, accessibile senza diventare banale.

In SAROS c’è stata una cura maniacale per ogni dettaglio, che va dal world building, alla direzione artistica, passando per il ritmo delle sessioni. Tutto sembra costruito con un obiettivo preciso, ossia tenervi incollati al pad e spingervi sempre a riprovare dopo ogni  morte. 

Storia e narrativa di SAROS: un universo oscuro costruito per frammenti

La narrativa di SAROS è uno degli elementi più intriganti dell’intero pacchetto. Senza fare spoiler inutili, il gioco ci catapulta in un universo oscuro e misterioso, dove il concetto di tempo, identità e realtà stessa viene messo costantemente in discussione.

Il protagonista, Arjun Devraj, si ritrova intrappolato in un ciclo apparentemente senza fine, in un mondo segnato da un evento cosmico devastante, di nome Carcosa, e con un’eclissi perenne che ha trasformato tutto ciò che conosciamo. Non si tratta solo di un elemento estetico, ma di un vero e proprio motore narrativo che influenza ogni aspetto del gioco.

La storia non viene raccontata in modo tradizionale e dimenticatevi lunghe cutscene esplicative, perchè SAROS preferisce suggerire, lasciare indizi, frammentare il racconto in piccoli pezzi che sarete voi a dover ricomporre. Documenti, dialoghi criptici, ambientazioni evocative, tutto contribuisce a costruire un mosaico narrativo affascinante.

Quello che colpisce è il senso costante di scoperta, dove ogni run non serve solo a migliorare il proprio equipaggiamento o a potenziarsi, ma anche a capire qualcosa in più su ciò che sta accadendo. E quando i pezzi iniziano a combaciare, la soddisfazione è enorme. Detto questo non mi soffermerò oltre sul comparto narrativo per non rovinarvi la sorpresa.

Armatevi, potenziatevi e partite!

Gameplay di SAROS: roguelike evoluto con loop di gioco sempre significativo

 Il cuore pulsante di SAROS è senza alcun dubbio il suo gameplay, ed è proprio qui che il gioco mostra tutta la sua forza. Non si limita a prendere in prestito le basi dei roguelike, ma le rielabora in modo più moderno, rendendole più fluide, accessibili e soprattutto più intelligenti, senza mai sacrificare la profondità.

Ogni partita si sviluppa attraverso run strutturate, durante le quali ci si muove in ambienti parzialmente generati proceduralmente, affrontando nemici sempre più aggressivi e raccogliendo risorse fondamentali per la sopravvivenza. Tuttavia, ciò che davvero distingue SAROS è il modo in cui gestisce la morte, non più come un punto di rottura frustrante, ma come una componente stimolante ed evolutiva dell’esperienza. Ogni sconfitta lascia qualcosa, che sia un miglioramento tangibile del personaggio, risorse utili per potenziare l’armatura o semplicemente regalare una maggiore padronanza delle meccaniche. Questo elimina quella sensazione di “ripartenza da zero” tipica dei roguelike più rigidi, come accadeva in Returnal, e rende ogni tentativo significativo e parte di una crescita costante.

Il risultato è un loop di gioco estremamente coinvolgente, che spinge a migliorarsi continuamente senza mai dare l’impressione di perdere tempo. C’è sempre un motivo per riprovarci, sempre una nuova variabile da testare, sempre una build diversa da costruire. 

Il gunplay è uno dei punti più alti dell’intera produzione. Le armi restituiscono un feeling immediato, preciso ed appagante, dove si riesce a percepire, anche grazie all’ottima integrazione del controller dual sense, ogni colpo messo a segno, dove ogni impatto è percepibile e ogni scontro richiede attenzione e controllo. Rispetto a Returnal, dove il ritmo era spesso più frenetico e basato sulla reattività pura, SAROS introduce una componente leggermente più strategica, dove il posizionamento, la gestione delle risorse e la lettura dei pattern assumono un ruolo ancora più centrale. Non si tratta mai di sparare a caso o in modo caotico, ma di interpretare da cima a fondo il combattimento.

A questo si aggiunge una mobilità estremamente rifinita. Schivate, dash e movimenti rapidi non sono semplici strumenti difensivi, ma diventano parte integrante dell’offensiva. Anche qui si percepisce una differenza rispetto a Returnal: se nel titolo precedente la mobilità era quasi esclusivamente orientata alla sopravvivenza, in SAROS diventa uno strumento più tattico, utile per costruire il proprio approccio agli scontri.

 

Un altro elemento che contribuisce in maniera decisiva alla qualità del gameplay è la varietà dei biomi, che rappresenta uno dei punti di distacco più evidenti rispetto a Returnal. Se in quest’ultimo le aree erano sì diverse tra loro, ma accomunate da una struttura di base simile, in SAROS ogni bioma cambia davvero le regole del gioco.

Non si tratta solo di differenze estetiche, perché qui cambiano il ritmo, la disposizione degli spazi, il comportamento dei nemici e le strategie necessarie per affrontarli. Ci sono biomi più aperti, che favoriscono il movimento e il controllo delle distanze, e altri più chiusi e oppressivi, dove ogni errore viene punito immediatamente. Alcune aree spingono verso un approccio aggressivo, altre richiedono pazienza e pianificazione. Questo costringerà ad adattarsi continuamente, evitando qualsiasi automatismo.

Inoltre, i biomi di SAROS dialogano in modo più diretto con le altre meccaniche di gioco, come l’evoluzione della run e i sistemi dinamici che ne influenzano l’andamento. Questo li rende parte attiva dell’esperienza, non semplici scenari.

Ed è proprio questa progressione più equilibrata rispetto a Returnal, gunplay solidissimo ma più ragionato, mobilità evoluta e biomi realmente trasformativi, a rendere il gameplay di SAROS così efficace. Tutto è costruito per funzionare in modo coerente, senza sbavature, dando vita a un’esperienza che riesce a essere al tempo stesso impegnativa, appagante e sempre diversa.

Nuove meccaniche: Modificatori di Carcosa, Matrice della Corazza e Frammento dell'Incubo 

Un’altro aspetto in cui SAROS dimostra tutta la sua ambizione, è nella stratificazione delle sue meccaniche più avanzate. Non si tratta di semplici sistemi accessori, ma di elementi che ridefiniscono in maniera concreta il modo in cui si affronta ogni singola run. I cosiddetti Modificatori di Carcosa, la Matrice della Corazza, il Quadrante del Mondo, il Frammento dell’Incubo e la possibilità di usare un Barriera, rappresentano il cuore più profondo e sperimentale del gameplay.

Partiamo dai Modificatori di Carcosa, probabilmente il sistema più imprevedibile e affascinante. Questi modificatori agiscono come alterazioni dinamiche della realtà di gioco, introducendo effetti che possono essere sia vantaggiosi che penalizzanti. Non si limitano a modificare parametri numerici, ma intervengono direttamente sul comportamento dei nemici, sulla fisica degli scontri o persino sulla struttura degli ambienti. La cosa più interessante è che non esiste mai una combinazione “ideale”; ogni run diventa un equilibrio instabile tra rischio e opportunità. Accettare un modificatore potente può significare esporsi a conseguenze impreviste, creando un sistema che premia il coraggio ma punisce l’improvvisazione.

La Matrice della Corazza, invece, è il fulcro della personalizzazione difensiva. Non si tratta di una semplice armatura con statistiche fisse, ma di un sistema modulare che permette di inserire e combinare diversi elementi per ottenere effetti specifici. In pratica, il giocatore può costruire una vera e propria “identità” difensiva: resistenza ai danni, rigenerazione, bonus condizionali o effetti reattivi durante il combattimento. La profondità di questo sistema sta nel modo in cui si integra con le altre meccaniche.

Una matrice ben costruita può sinergizzare ottimamente con determinati modificatori di Carcosa o compensare debolezze generate dall’eclissi. 

In SAROS la Barriera, altra novità rispetto a Returnal,  è il primo livello di difesa del personaggio: assorbe i danni prima che questi intacchino la salute. Finché è attiva, puoi permetterti qualche errore, ma una volta esaurita diventi immediatamente vulnerabile. Va quindi gestita con attenzione, perché è ciò che ti garantisce sopravvivenza negli scontri più intensi. 

Tra le intuizioni più riuscite di SAROS ci sono senza dubbio le aree ad alto rischio legate al cosiddetto “Frammento dell’Incubo”, zone che riescono a condensare perfettamente lo spirito più duro e imprevedibile del gioco. Non sono semplicemente sezioni più difficili, ma veri e propri spazi alterati, quasi “corrotti”, in cui tutto, dall’ambiente ai nemici, sembra rispondere a logiche diverse.

Ci si accorge subito quando si sta per entrarci: Il colpo d’occhio cambia, i colori si fanno più distorti, l’atmosfera diventa opprimente e anche il sonoro contribuisce a creare una sensazione di instabilità costante. È come se il gioco stesso vi dicesse che da questo momento in poi, ogni errore pesa il doppio.

All’interno di queste aree, infatti, la difficoltà non aumenta semplicemente in modo lineare, ma viene “stravolta”. I nemici non sono solo più forti, ma anche più aggressivi e meno leggibili, spesso accompagnati da modificatori che ne alterano comportamento e abilità. Allo stesso tempo, vi ritroverete ad operare in condizioni meno favorevoli, con risorse più limitate, efficacia ridotta di alcune abilità e una generale sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto alla situazione.

Ed è proprio questo squilibrio a renderle così interessanti. Le aree “Frammento dell’incubo” non sono pensate per essere affrontate con leggerezza, ma come una vera e propria scommessa. Il motivo è semplice: è qui che si nasconde una delle ricompense più ambite del gioco. Completare queste sezioni, o anche solo spingersi abbastanza a fondo, aumenta sensibilmente le possibilità di ottenere un frammento dell’incubo, una risorsa capace di cambiare radicalmente l’andamento di una run.

Naturalmente, il gioco non garantisce nulla. Ed è proprio questa incertezza a rendere ogni scelta carica di tensione. Entrare in una di queste aree significa accettare il rischio concreto di mandare in fumo una progressione costruita con fatica, in cambio della possibilità di ottenere un vantaggio enorme.

Affrontarle richiede quindi lucidità e consapevolezza. Non basta essere bravi nei combattimenti, ma serve anche capire quando si è pronti, quando vale la pena rischiare e quando invece è meglio tirare dritto. Perché in SAROS, e in particolare in queste zone, la differenza tra una scelta coraggiosa e una imprudente è spesso sottilissima.

Ed è proprio qui che il gioco dà il meglio di sé, dal momento che vi ritroverete davanti ad una decisione, e dove solo voi sarete i responsabili delle conseguenze.

L'Eclissi: la meccanica che trasforma il mondo di gioco in tempo reale

L’eclissi in SAROS non è solo un elemento estetico o narrativo, ma una meccanica centrale che ridefinisce in modo profondo l’intero mondo di gioco. È una presenza costante, quasi opprimente, che evolve nel corso della run e che trasforma progressivamente ogni aspetto dell’esperienza, dal comportamento dei nemici alla struttura stessa degli ambienti.

Nel “mondo normale”, prima che l’eclissi raggiunga i suoi stadi più avanzati, il gioco mantiene un equilibrio relativamente stabile. I nemici sono leggibili, gli spazi permettono una gestione più controllata degli scontri e il giocatore ha margine per pianificare, esplorare e costruire la propria progressione. Non si tratta mai di un’esperienza semplice, ma esiste una coerenza nelle regole che consente di adattarsi e migliorare con una certa gradualità.

Con l’arrivo dell’eclissi, però, questo equilibrio inizia a incrinarsi. Il mondo cambia, e lo fa in maniera tangibile. Le ambientazioni si fanno più ostili, non solo visivamente ma anche funzionalmente: nuove anomalie compaiono, alcune aree si trasformano, mentre altre diventano più pericolose da attraversare. Non è raro trovarsi davanti a situazioni che, pochi minuti prima, non sarebbero mai esistite.

I nemici, a loro volta, subiscono mutazioni evidenti. Non sono semplicemente più forti ma diventano più aggressivi, più veloci, sparano proiettili corrotti e sono spesso dotati di pattern meno prevedibili o di abilità aggiuntive che costringono il giocatore a rivedere completamente il proprio approccio. Anche gli scontri più familiari assumono un tono diverso, più teso, meno controllabile.

La differenza tra proiettili normali e proiettili corrotti incide direttamente sulla barriera e sulla salute.

I proiettili normali vengono assorbiti dalla barriera, che protegge completamente la salute finché è attiva, e questo permette un margine di errore più ampio e una gestione più controllata degli scontri.

I proiettili corrotti, invece, sono molto più pericolosi, perché non solo danneggiano la barriera, ma possono oltrepassarla parzialmente, colpendo la salute anche quando la protezione è ancora attiva. Inoltre, tendono a indebolire la barriera stessa, rendendola meno efficace.

Il risultato è semplice: contro i proiettili normali puoi permetterti qualche errore, mentre quelli corrotti richiedono precisione assoluta, perché mettono subito a rischio la sopravvivenza. 

La differenza più marcata tra il mondo “normale” e quello sotto l’effetto pieno dell’eclissi sta proprio nella perdita di stabilità. Dove prima c’era controllo, ora c’è incertezza. Dove prima si poteva pianificare, ora bisogna reagire. È un cambiamento che non si limita ad aumentare la difficoltà in modo lineare, ma introduce una vera e propria trasformazione delle regole.

Ed è qui che emerge il vero impatto sulla difficoltà. L’eclissi non rende il gioco semplicemente più impegnativo, ma lo rende più imprevedibile. Non potrete più fare affidamento solo alla memoria o all’esperienza accumulata, ma dovrete adattarvi continuamente a nuove condizioni. La pressione aumenta, gli errori si pagano più cari e il margine di recupero si riduce sensibilmente.

Allo stesso tempo, questa escalation non è mai fine a sé stessa. L’eclissi vi spingerà fuori dalla vostra comfort zone, e vi obbligherà a sfruttare ogni sistema di gioco in modo più consapevole. È una meccanica che amplifica tensione e difficoltà, ma anche soddisfazione.

SAROS vs Returnal: tutte le differenze concrete

Mettere a confronto SAROS e Returnal è inevitabile, ma ridurre il primo a semplice “evoluzione” del secondo sarebbe decisamente limitante. Le differenze sono concrete, strutturali e soprattutto intenzionali, in quanto SAROS non prova a replicare la formula, ma a rifinirla e ad ampliarla in modo più moderno e accessibile.

La prima grande differenza riguarda la gestione della progressione. In Returnal, ogni morte comportava una perdita quasi totale dei progressi, con una struttura fortemente punitiva tipica dei roguelike più puri. SAROS, invece, introduce un sistema molto più equilibrato, dove ogni run contribuisce in modo tangibile alla crescita del giocatore, sia in termini di abilità che di potenziamenti permanenti. Questo non rende il gioco più facile, ma lo rende più coerente e meno frustrante.

Un altro elemento chiave è il ritmo di gioco. Returnal era spesso frenetico, quasi claustrofobico nei suoi combattimenti serrati e continui. SAROS alterna meglio le fasi, dove momenti di esplorazione più ragionata si intrecciano con scontri intensi, creando un pacing più vario e strategico. Avrete più spazio per pianificare, osservare e adattarvisi.

La differenza più evidente, però, sta nelle meccaniche centrali. Dove Returnal si basava principalmente su shooting e mobilità, SAROS introduce il sistema dell’eclissi, che modifica dinamicamente il mondo di gioco durante la run. Questo elemento aggiunge una componente di imprevedibilità e adattamento costante che nel titolo precedente era meno marcata.

Anche il sistema di build e personalizzazione è stato ampliato in modo significativo. Le armature in SAROS non sono semplici potenziamenti, ma veri e propri strumenti di gameplay che cambiano radicalmente l’approccio del giocatore. In Returnal, le variazioni erano più legate alle armi e agli artefatti; qui, invece, la costruzione della build è più profonda e flessibile.

Infine, va sottolineata una differenza importante nell’accessibilità generale.

Returnal era volutamente ostico e poco incline a compromessi.

SAROS mantiene una sfida elevata, ma introduce sistemi che rendono l’esperienza più leggibile e meno punitiva, senza snaturare la tensione tipica del genere.

Comparto tecnico e sonoro: PS5 sfruttata al massimo

Dal punto di vista tecnico, SAROS è una gioia per gli occhi. La versione PS5 sfrutta molto bene l’hardware, offrendo prestazioni solide e una qualità visiva di alto livello.

Le ambientazioni sono ricche di dettagli, con un uso magistrale di luci e ombre che contribuisce a creare un’atmosfera unica. L’eclissi permanente regala scorci visivi davvero suggestivi, con contrasti forti e colori che oscillano tra il freddo e il surreale.

Il level design è intelligente, dove ogni area è costruita per stimolare l’esplorazione senza risultare dispersiva. Anche quando si torna in zone già viste, c’è sempre qualcosa di diverso grazie alle variazioni procedurali.

Ottimo anche il lavoro sulle animazioni, sia del protagonista che dei nemici. Tutto è fluido, reattivo, preciso. Nei momenti più concitati, il gioco riesce comunque a mantenere una chiarezza visiva fondamentale per non perdere il controllo della situazione.

E poi c’è il supporto al DualSense, che aggiunge un ulteriore livello di immersione. 

Il comparto sonoro di SAROS è semplicemente straordinario. La colonna sonora accompagna perfettamente ogni fase del gioco, alternando momenti più ambientali a tracce più intense durante i combattimenti.

La musica non è mai invadente, ma riesce sempre a enfatizzare le emozioni giuste. Nei momenti di esplorazione, crea un senso di mistero e inquietudine; durante gli scontri, aumenta la tensione in modo naturale.

Gli effetti sonori sono altrettanto curati, dove ogni arma ha un suono distintivo, ogni nemico è riconoscibile anche a orecchio. Questo non è solo un dettaglio estetico, ma un elemento che influisce direttamente sul gameplay, aiutando il giocatore a reagire più velocemente.

Il doppiaggio è convincente e ben recitato, contribuendo a dare spessore ai personaggi e al mondo di gioco.