Ride 6 Recensione: il festival su due ruote convince davvero?

Torna la simulazione di Moto di Milestone: Ride 6 diventa un festival!

di Fabio Fundoni

Ride 6: quanto è affascinante il nuovo festival?

Ride 6 è il nuovo capitolo della serie motociclistica di Milestone, in arrivo su PC, Xbox e PlayStation 5. Per l’occasione abbiamo acceso il motore della console Sony e abbiamo impugnato il DualSense per dare gas e farvi leggere la recensione di Ride 6! L'idea di fondo è sempre molto affascinante: creare un titolo per appassionati di moto che permetta di riempire il proprio garage virtuale con tantissimi bolidi del presente e del passato. Ride 6 porta in dote un sistema di gioco collaudato e un modello di guida simulativo che, di episodio in episodio, ha cercato di migliorarsi.


Si parte creando un alter ego e veniamo subito accolti dal festival Ride Fest, una delle maggiori novità di Ride 6. Proprio come in Forza Horizon stiamo partecipando a un maxi spettacolo dove dovremo dedicarci a tantissimi eventi per riuscire a primeggiare contro gli altri piloti e diventare una vera leggenda delle due ruote. Smorziamo subito gli entusiasmi, perché a differenza del titolo automobilistico di PlayGround Games, Ride 6 non ha una base free roaming, ma l'idea del festival è rappresentata da un hub in cui spostarsi nelle varie schermate e scegliere il da farsi. Dedicarsi alla carriera, acquistare abbigliamento tecnico, fare una visita ai concessionari di moto, sia nuove che usate, correre una gara veloce, sfidare gamer di tutto il mondo con completo cross play e via dicendo.

Insomma, il sistema rimane statico come nei precedenti episodi, ma guadagna in colore e atmosfera. La carriera, che è il fulcro del gioco, propone una serie di eventi in cui gareggiare, divisi per categoria e sbloccabili in base ai risultati ottenuti. Si parte da gare basiche per riuscire ad accumulare punti che danno accesso a competizioni sempre più impegnative e sfidanti. Ad esempio potremo competere in sezioni specifiche (scooter, SBK, stradali e via dicendo), dove troveremo gare veloci, superpole, sfide testa a testa, eventi endurance e campionati, sia classici che endurance. Ogni prova può essere superata raggiungendo un risultato minimo o completo, ad esempio potrebbe bastare arrivare tra i primi cinque per passarla, ma essere primi assoluti ci darà un maggior numero di punti che renderanno accessibili nuove sezioni. In contemporanea vedremo crescere la nostra fama e relativo livello di pilota, metteremo soldi da parte e consolideremo il rapporto con la marca della moto con cui abbiamo gareggiato, andando a guadagnare sconti su futuri acquisti. Se avete giocato ai precedenti episodi, risulta chiaro come il sistema sia molto simile a quelli passati, per quanto l’offerta sia un po’ più varia.

Campioni reali e carriera: le novità incidono davvero?

A tutto questo si aggiunge la presenza di dieci campioni che hanno fatto la storia del motociclismo: Casey Stoner, Troy Bayliss, James Toseland, Guy Martin, Tyler O’Hara, Thomas Chareyre, Niccolò Canepa, Peter Hickman, Skyler Howes e Ian Hutchinson. Naturalmente ognuno di loro ha la propria specializzazione, con Stoner, Bayliss e Toseland in sella a super sportive, Guy Martin maestro delle naked e via dicendo. Ognuno di questi piloti ha un evento a lui dedicato, dove dovremo misurarci nella sua specialità sino a sfidarlo. La presenza di nomi altisonanti è una piacevole novità, ma all’atto pratico non va a impattare con la struttura del gioco.

Probabilmente si poteva spingere su qualche interazione maggiore con piloti di questo calibro, ma resta il fatto che Milestone ha aperto una strada che in futuro potrà ampliarsi e rendere più accattivante la carriera. Circuiti e veicoli disponibili sono aumentati, così come le categorie di motociclette. Potrete guidare su una quarantina di piste tra cui ce ne sono molte che hanno fatto la storia del motociclismo mondiale (comprese quattro dedicate all’off road) e lo farete con una lista di moto che supera i 340 modelli. Per la gioia degli amanti delle due ruote, compaiono scooter, naked, sportive, supersportive, motard, enduro, sportive preparate per le gare endurance e le baggers, una novità graditissima anche se, a oggi, l’unico loro costruttore disponibile è Indian. La scelta è davvero ampia e la presenza di un negozio di moto usate lascia ben sperare per il futuro, con Milestone che potrebbe regalarci svariate chicche.


Naturalmente il fulcro dell’esperienza di gioco di Ride 6 è in pista, grazie a un modello di guida soddisfacente e simulativo, marchio di fabbrica made in Milestone che, negli anni ha saputo migliorarsi passo dopo passo. Questa volta potrete switchare liberamente tra il modello Pro e quello Arcade, con il secondo decisamente più accessibile e in grado di far divertire anche i giocatori occasionali che non vogliono perdere troppo tempo a imparare il comportamento di ogni motocicletta. Il pezzo forte rimane la guida Pro e per prendere confidenza c’è la scuola guida brandizzata Bridgestone, estremamente puntuale nel spiegare quello che serve a ogni pilota virtuale, dalla gestione di gas e freni sino all’elettronica.

Il “ride-play” va a braccetto con la fisica e regala emozioni e soddisfazioni al gamer che è disposto a spendere tempo e impegno per riuscire a dominare un sistema dove si intrecciano le specifiche delle singole moto con relativi pezzi di ricambio e settaggi, le particolarità dei circuiti e le condizioni metereologiche. Rispetto al precedente episodio ho trovato i controlli più reattivi, soprattutto sulle sportive con meno cavalli. Freni e pneumatici funzionano decisamente bene, forse persino troppo sulle frenate in rettilineo, dove mi sarei aspettato reazioni più scomposte durante una inchiodata a massima velocità.  Ad ogni modo mi sto riferendo a situazioni che ho appositamente cercato per testare tutte le qualità del sistema di guida di Ride 6 e che difficilmente vi ritroverete a usare in gara, dove la frenata va, principalmente, di pari passo con la gestione delle curve.

I punti di forza di Ride 6: tantissimi contenuti e un ottimo modello di guida

A oggi, dovendo cercare il pelo nell’uovo, mi sento di dire che le baggers risultano un po’ troppo “leggere” da guidare. Non posso certo dire di avere avuto la fortuna di affrontare una giornata reale in pista con una Indian appositamente preparata, ma dopo tanti anni passati a guidare diverse cruiser pesantemente customizzate devo ammettere che mi sarei aspettato un’esperienza più “fisica” legata a questa tipologia di moto. Nulla che, comunque, Milestone non possa rivedere in futuri aggiornamenti. Giocando su PS5, Ride 6 gode del DualSense con feedback aptico e dei suoi grilletti adattivi che restituiscono al giocatore le sensazioni date da freni e acceleratore. Come ho già detto decine di volte in altre recensioni, Milestone è maestra nell’uso di questa tecnologia.  Più che nei precedenti episodi ho potuto "sentire" tramite il grilletto destro la differenza tra cambio manuale e automatico, con quest’ultimo che in alcune scalate di marcia va a far perdere un po’ di giri al motore con il risultato che il grilletto diminuisce di colpo la resistenza che esercita in pressione e restituisce una sensazione che richiama la realtà, davvero una chicca per appassionati.


Oltre a poter mettere mano a tantissime opzioni dedicate all’esperienza in pista, potete scegliere la bravura dei vostri avversari o lasciare il comando a una intelligenza artificiale che legge le vostre qualità e il vostro modo di guidare per mantenere il livello di sfida sempre adeguato. Il sistema funziona, nonostante qualche rara pecca. Infatti in un numero limitato di occasioni, durante la stessa manifestazione, senza che io abbia toccato nulla sulla mia moto, sono passato dal competere testa a testa con i miei avversari a vincere a mani basse una gara del lotto, per poi tornare alla successiva a lottare col coltello tra i denti per salire sul podio. Inoltre rimane il problema che, a volte, i piloti mossi dalla IA fanno ingressi decisamente aggressivi ai nostri danni, rischiando di farci finire fuori strada o persino cadere. Questo succede principalmente quando la nostra traiettoria non è perfetta, ma sarebbe molto più realistico un comportamento più attento. Intendiamoci, certe situazioni accadono più raramente che in passato e il problema è secondario, ma il sogno sarebbe vederle diminuire ulteriormente. 

Ride 6: cosa poteva renderlo migliore?

Segnalo altri due elementi che potrebbero essere migliorati senza particolari sforzi, il primo è legato al sistema di rewind che, ancora una volta, può essere disattivato o attivato senza via di mezzo. Il risultato è che o si gioca in maniera totalmente realistica o si può riavvolgere il tempo infinite volte e ripetere una breve porzione di gara che non ci soddisfa. Certo, ognuno potrebbe mentalmente porsi un limite di utilizzo, ma avere delle opzioni preimpostate aiuterebbe l’autoregolamentazione, in modo da non abusare dell’aiuto. Potendo magari scegliere di avere tre o cinque rewind a sessione potrebbe far avere comunque un “salvagente” in situazioni al limite, vedi un pilota guidato dalla AI che ti sperona in una delle ultime curve della gara mentre sei in lotta per il podio. Onestamente non credo che servirebbero particolari stravolgimenti e l’esperienza ne gioverebbe. A

lla stessa maniera mi sarebbe piaciuto trovare la possibilità di eseguire delle prove libere prima di ogni evento della carriera, così da poter imparare a sfruttare al massimo la mia moto nelle specifiche condizioni della gara. Sebbene in alcune competizioni c’è una parte dedicata alle prove, in molte altre si viene immediatamente lanciati in pista, col risultato che per trarre il meglio dalla situazione si deve riavviare l’evento o ricreare il tutto in modalità veloce, abbandonando la carriera e ricostruendo "a mano" una situazione identica. Ride 6 è un titolo che punta tutto sulla simulazione, dove i giocatori disposti a non usare aiuti alla guida possono trarre enormi soddisfazioni del riuscire a dominare un circuito o anche solo percorrere una curva in maniera perfetta: perché non inserire un'opzione a inizio gara che permetta di fare pratica, anche nelle competizioni più brevi?


Per concludere, parliamo del comparto tecnico, dove i ragazzi di Milestone hanno mostrato di aver preso ancora più confidenza con l’Unreal Engine 5 e l'aspetto generale è più vivo rispetto ai suoi predecessori, con un miglior utilizzo di colori e luci. Le moto sono tutte rese con dovizia di particolari, tolto qualche riflesso un po’ fuori posto, e sono una vera gioia per gli occhi degli appassionati che possono dedicarsi a guardarne ogni minimo dettaglio sfruttando l’ottimo photo mode. Su PlayStation 5 Ride 6 gira in 4K a 60 FPS (90 su PS5 Pro) e solo in rari casi ho notato la perdita di qualche frame, allo stesso tempo solo una volta mi è capitato di osservare un lieve bug grafico durante le decine di ore di test, segno che la casa di sviluppo milanese ha lavorato a dovere… anche se segnalo di aver subito un crash del gioco, ma è ovvio che a lancio ancora non avvenuto, qualche difettuccio può esserci e sicuramente arriveranno patch migliorative. Come sempre, la saga mostra davvero poca attenzione per i volti dei piloti e anche i testimonial famosi potevano meritare un po’ di attenzione in più… per fortuna ci pensano i bellissimi caschi a coprirne le teste per la maggior parte del tempo. Ottimo il sonoro, con i motori che restituiscono quasi sempre le sensazioni delle controparti reali. Inoltre c'è stata molta attenzione riguardo l'accessibilità con una modalità dedicata a chi ha problemi di daltonismo, la possibilità di gestire il campo visivo della telecamera e un gameplay studiato per poter giocare con una mano sola.

Alla resa dei conti Ride 6 è semplicemente il miglior Ride da giocare, ma allo stesso tempo è l'episodio che mostra una saga che fa un po' fatica ad evolversi, soprattutto per quanto riguarda gli elementi di contorno.