Recensione Bloodstained: Ritual of the Night

Il ritorno in auge di Koji Igarashi

di Simone Rampazzi

Dai tempi di Symphony of the Night molti di noi aspettavano con pazienza di veder tornare in auge uno dei franchise che più ha segnato la nostra infanzia videoludica. Castlevania aveva lasciato a casa i suoi tratti distintivi per andare al ballo delle debuttanti vestito da action-hero in terza persona, ma dal momento in cui abbiamo visto online la campagna Kickstarter, dedicata a Bloodstained, un moto di rinnovata speranza si è fatto strada nei nostri cuori, soprattutto perché a metterci le mani in pasta era nientemeno che Koji Igarashi in persona. Al netto di quello che leggerete all’interno dell’articolo, il gioco in questione può essere tranquillamente definito come l’erede spirituale di Castlevania, un regalo fatto a tutti a quei fan che avevano bisogno di ritornare indietro a quando vampiri e ammazza vampiri si davano la caccia su livelli a scorrimento bidimensionali.


DUELLI ALL’ULTIMO SANGUE

A livello di trama Bloodstained cerca di offrire al pubblico un’ambientazione intrigante, giacché alla fine del 1700 un gruppo di demoni attacca la Terra ma viene fermato da particolari cacciatori chiamati “shardbinder”, essenzialmente delle persone capaci di imbrigliare nel proprio corpo l’anima cristallizzata dei suddetti demoni per acquistarne il potere ed essere quindi in grado di combatterli potenzialmente ad armi pari.

La dura battaglia si concluse con la vittoria degli eroi, ma le numerose perdite seguite dai riti di purificazione degli “shardbinder” sopravvissuti aveva essenzialmente lasciato in vita due soli elementi della gilda: Gebel e Miriam. Peccato però che, anni dopo, il primo dei due si è risvegliato come posseduto dai demoni del suo passato, pronto ad attaccare nuovamente la Terra al fine di conquistarla. L’unico che può fermarlo è chiaramente Miriam, aiutata per l’occasione da un manipolo di sopravvissuti, ognuno avente un compito ben preciso sia a livello di trama, che di gameplay.

Partendo da una nave in balia del mare in tempesta, la nostra eroina comincia a sconfiggere i primi demoni andando alla ricerca di Gebel, lasciandoci scoprire livello dopo livello non solo le sopraffine doti da combattente a sua disposizione, ma anche tutta la risma di poteri a cui ella può accedere subito dopo aver acquistato un cristallo dell’anima dai nemici sconfitti. Andando avanti nel mondo di gioco scopriremo infatti che ogni demone può offrirci, in modo totalmente randomico (eccezion fatta per i boss), un cristallo del potere contenente una precisa abilità, che in seguito Miriam può equipaggiare per sfruttarlo in combattimento oltre all’utilizzo delle armi bianche. Il sistema è particolarmente interessante, lascia trasparire una scrittura ideologicamente molto articolata, soprattutto attenta a fare in modo che gli elementi non risultassero ripetitivi tra loro.

La suddivisione del potere dei cristalli cerca di coprire delle aree di competenza legata a poteri passivi, attivi e persino di supporto, grazie all’utilizzo di famigli autonomi che ci aiutano nel corso dell’avventura, promettendoci quindi non solo di equipaggiare Miriam con diversi oggetti a seconda del nostro stile di gioco, ma anche di creare vere e proprie build da gestire all’occorrenza per articolare meglio le battaglie a seconda del nemico che ci troveremo di fronte. Sembrerà una quisquiglia, ma il lavoro svolto nel caratterizzare il mondo di gioco ci ha lasciato piacevolmente sorpresi, proprio grazie alla profondità con cui ogni elemento riesca a trovare una posizione senza risultare scontato.


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OPERATORE: HO BISOGNO DI ARMI. TANTE ARMI

Oltre ai poteri citati poco sopra, Miriam ha veramente la possibilità di trovare (o craftare) un numero di armi incredibile, ognuna suddivisa abilmente sia per tipologia di attacco (veloce, pesante, distanza), che per tipologia di danno (taglio, esplosivo, magico). Lo stesso vale per corazze, elmi e anelli, un connubio di elementi veramente articolati pronti a offrire un discreto asset di situazioni pronte a farci superare ogni evenienza, a patto ovviamente che il giocatore sia pronto a comprendere a fondo le varie abilità che il nostro alter ego ha a disposizione.

Oltre a combattere Miriam può saltare, fare degli scatti all’indietro oppure scivolare in avanti, creando una vera e propria danza mortale che chiaramente, a seconda della difficoltà scelta per affrontare il gioco, decreterà il vostro livello di sopravvivenza da garantirvi un passaggio di sola andata fino alla fine dell’avventura. Trattandosi di un metroidvania per eccellenza, Bloodstained offre più livelli di esplorazione che si sbloccano a seconda delle abilità acquisite nel corso del gioco, per cui una zona può essere esplorata nuovamente in un secondo momento (magari dopo aver acquistato il potere del doppio salto) per raggiungere delle piattaforme superiori che celano preziosi tesori ricchi di oggetti necessari per il crafting.

A proposito di questo, tale funzionalità viene enfatizzata dalla presenza dell’alchimista Johannes, che ci permette di mischiare gli elementi trovati per creare qualsiasi oggetto presente nel gioco. Oltre a questo, il nostro alchimista di fiducia ci aiuterà a potenziare i cristalli del potere, oppure a confezionare dell’ottimo cibo da portare con noi da utilizzare al posto delle pozioni (che vedrete, più avanti, cominceranno a scarseggiare!). L’esorcista Dominique è invece un vendor in tutto e per tutto, ottimo perché ci permette di rivendere non solo gli oggetti extra, ma anche tutti i cristalli doppioni trovati durante il corso della nostra avventura.

Ad aggiungere ulteriore profondità all’avventura principale troviamo diversi NPC presenti nel nostro rifugio, che a tutti gli effetti cercano di offrirci diverse missioni secondarie utili più che altro a ottenere preziose ricompense extra. L’interfaccia di gioco è veramente semplice e intuitiva, ma se dobbiamo entrare nel merito di pregi e difetti, siamo costretti a sottolineare alcuni problemi tecnici di basso profilo: il primo riguarda la localizzazione, dato che sembra cambiare a seconda delle volontà del gioco senza un motivo preciso, mentre il secondo riguarda proprio la stabilità dell’applicazione, dato che su Xbox One si è più volte chiuso l’applicativo lasciandoci un vero retrogusto di amaro in bocca che nemmeno immaginate. Il motivo di tanto dissapore è presto detto: Bloodstained non usa un sistema di salvataggio automatico, pertanto se non penserete voi manualmente a salvare, il gioco vi porterà all’ultima posizione nota eliminando tutti i progressi ottenuti in precedenza.