Recensione Arise - A Simple Story

La Divina Commedia secondo Piccolo Studio

di Simone Rampazzi

Non tutte le avventure videoludiche cercano di porsi degli obiettivi ambiziosi. A dimostrare questa tesi, nel corso degli ultimi anni, sono stati diversi piccoli studi di sviluppo che hanno realizzato giochi in grado di saper attirare l’attenzione di un pubblico diversificato, senza dover necessariamente far uso di un budget da tripla A, magari accompagnato da una grafica mozzafiato o da uno stile di gioco dinamico e coinvolgente.

I cosiddetti “walking simulator” hanno colpito il cuore di molti videogiocatori e non ci sorprende che Arise: A Simple Story faccia altrettanto con la sua semplicità visiva e ludica, proprio perché nella sua anima celata da una grafica cartonata, e da un gameplay facile e intuitivo, si nasconde un racconto ricco di metafore.


L’INIZIO DEL VIAGGIO

L’avventura immaginata da Piccolo Studio ha inizio in un mondo anonimo, privo di connotazioni temporali o dettagli che possano farci intendere nomi, cose o luoghi relativi ai protagonisti presenti sulla scena.

Sappiamo soltanto che una tribù sta celebrando un rito funebre dell’uomo che poi diventerà il nostro alter ego, tant’è che non appena le sue ceneri trapassano nell’aldilà veniamo accolti da una sorta di limbo, una terra colorata dove il tempo e lo spazio diventano due variabili sospese capaci di essere comandate con il “semplice” utilizzo del nostro controller. 

L’inizio del viaggio è incerto come le stesse informazioni fornite durante il preambolo: non sappiamo qual è la nostra meta, o perché siamo qui, ma andando avanti capiamo che ogni passo, scalata o salto fanno parte di una riscoperta della nostra vita, un percorso composto dalle tappe che hanno segnato l’esistenza del nostro alter ego dalla sua infanzia alla vecchiaia, costellato da frammenti che potranno essere scovati nell’ambientazione per scoprire alcune parti importanti del passato del protagonista.


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In una storia suddivisa in dieci atti, la nostra avventura procede con un ritmo lento e posato, che viene dosato con abilità dagli sviluppatori che finiscono anche per inserirci componenti di forte impatto emotivo. Ecco così che guardando a fondo nelle ambientazioni cominciamo a scoprire un lato parallelo da interpretare, una sorta di modalità con cui gli stessi autori hanno cercato di trasmetterci determinate situazioni della vita facendo semplicemente uso dei colori e dell’ambientazione.

Come detto poc’anzi, Arise: A Simple Story inizia come una passeggiata in una valle fiorita piena di colori, ma andando avanti si trasforma in una discesa verso una parte più tenebrosa, quasi dolorosa oseremmo dire, dove sarà difficile tenere da parte i sentimenti qualora siate in possesso di una piccola dose di empatia.

La forza del ricordo è la vera colonna portante del gioco, accompagnata da una colonna sonora così naturale e delicata che sembra poter in qualche modo far parte della vita di ognuno di noi. Non importa come, o quando, ma veramente si rivela uno degli accompagnamenti musicali più riusciti per un walking simulator come questo.


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DIRETTO E CONCISO

Come anticipato più volte nel corso dell’articolo, abbiamo parlato di walking simulator sebbene nella formula videoludica vengano inserite situazioni, o stratagemmi, che cercano di elevarlo a qualcosa di più di una semplice interazione passiva. Il nostro alter ego può essere mosso all’interno del mondo di gioco, può saltare, arrampicarsi e può perfino morire, sebbene la disposizione dei checkpoint si riveli molto generosa, quasi da far risultare la morte inutile insomma.

Con il semplice uso dello stick analogico destro ci è possibile mandare avanti o riavvolgere le lancette del tempo, un sistema che cerca di abbozzare un piccolo puzzle solving ambientale, facilmente intuibile una volta padroneggiato il sistema di controllo e utilizzabile, in più riprese, giusto qualora abbiate voglia di scovare tutte le memorie nascoste del protagonista nascoste nell’ambientazione.

Basti pensare che gli autori hanno immaginato anche un diverso modo di intendere il gioco cooperativo, giacché due persone che vorranno condividere l’avventura presentata da Arise: A Simple Story potranno farlo semplicemente dividendosi ai comandi uno del protagonista, e l’altro dell’incedere del tempo. Chiaramente questa modalità serve il fianco a una semplicità disarmante, che però in qualche modo può essere perdonata vista la potenza emotiva del racconto.

Non saremo davanti a un gioco pensato per durare tanto, d’altronde stiamo parlando di appena cinque ore giusto nel caso che avremo la volontà di esplorare ogni anfratto, ma il titolo di Piccolo Studio è un viaggio creativo di notevole impatto, un’avventura che non ci capitava di giocare sin dai tempi di Last Day of June.

Graficamente ci troviamo di fronte a una produzione che non cerca di strafare sul fronte tecnico, lasciando che le immagini morbide vengano delineate da uno stile cartonato, quasi abbozzato nelle forme proprio per conferire una leggerezza visiva al racconto, coadiuvato dalle ambientazioni comunque ben realizzate.