Rainbow Six: Siege

di Roberto Vicario
Parlare di un gioco come Rainbow Six: Siege in un momento delicato come questo non é sicuramente semplice; cerchiamo tuttavia di lasciare da parte i fatti di cronaca e concentrarci su quella che é la nostra passione, il videogioco. Tre giorni in quel di Londra ci hanno permesso di toccare con mano la versione finale del titolo sviluppato da Ubisoft, che basa gran parte della sua esperienza di gioco sulla forte cooperazione tra gruppi di cinque persone per attaccare o difendere determinati obiettivi strategici. Come é andata ve lo raccontiamo all'interno della nostra recensione.



Una squadra da risistemare...



Vogliamo essere come sempre del tutto sinceri con voi: questo nuovo Rainbow Six non ci ha per nulla convinto. Quello che alla base poteva essere uno sparatutto competitivo e collaborativo dalla forte componente strategica, si é invece rivelato un prodotto carente e debole sotto tantissimi aspetti. Forse troppi.

Partiamo dalle cose positive o che comunque ci hanno fatto apprezzare, in parte, il nostro giocato. Affrontato con il giusto gruppo di persone, con una buona comunicazione e provando ad imbastire delle tattiche di approccio e di difesa che studiano la mappa di gioco, il titolo regala qualche momento estremamente soddisfacente.

Nel corso della nostra esperienza abbiamo imbastito tattiche intriganti, come ad esempio quella di posizionare delle breach charge in due punti differenti della casa, facendo irruzione contemporaneamente per provare a disorientare i nemici. Oppure, in difesa, restando accovacciati dietro un angolo cercando di ascoltare i movimenti dei nostri avversari, e provando a decifrare la loro zona di irruzione.


La serietà della compagine italiana durante il press tour (un grazie ad Andrea Porta per il bellissimo montaggio).

Sotto questo aspetto, Rainbow Six: Siege regala sicuramente il meglio di se. La natura del titolo porta i giocatori a vivere un'esperienza fortemente cooperativa, distante (questa volta in positivo) da molti altri prodotti presenti attualmente sul mercato. Peccato però che gli sviluppatori abbiamo sprecato l'efficacia del cuore pulsante, con una serie di decisioni piuttosto incomprensibili sotto l'aspetto dei contenuti e delle meccaniche.

Le modalità di gioco principali saranno principalmente tre: simulazioni, Caccia ai terroristi e multigiocatore. La prima di queste tre é una sorta di single player in cui attraverso dieci scenari - ambientati, tra l'altro, all'interno delle dieci mappe presenti nel gioco - apprenderemo le basi del gameplay sfruttando dieci differenti tipologie di specialisti. Situazioni, che ci serviranno anche per prendere confidenza con alcune delle varianti che riprenderemo poi nel PvE e nel PvP.

Inoltre, portando a termine queste sfide, verremo ricompensati con dei crediti che potremo sfruttare per sbloccare gli specialisti che più preferiamo all'interno dell'apposita schermata. Per aumentare la quantità di crediti potremo anche scegliere di effettuare la simulazione con un grado di difficoltà più alto. In tutto i livelli di difficoltà sono tre: normale, difficile e realistico, con quest'ultimo che ci é sembrato decisamente troppo sbilanciato rispetto agli altri due.

Una volta completate le simulazioni, si sbloccherà una missione chiamata “articolo 5” che farà da collante tra la modalità per giocatore singolo ed il PvE chiamato “caccia ai terroristi”. In questa variante cinque giocatori potranno sfidarsi all'interno di alcune mappe in cinque modalità differenti: tra cui estrazione ostaggio, difesa ostaggio, disinnesco bomba e altre ancora.



Il divertimento, anche in questo caso, sarebbe assicurato se non fosse per dei limiti legati al matchmaking e all'intelligenza artificiale dei nemici che vanno ad intaccare la qualità dell'esperienza. La cosa che abbiamo trovato più assurda é l'impossibilità di poter scegliere la mappa di gioco, dovendoci affidare sempre e comunque ad un matchmaking che sceglie luogo e modalità in maniera casuale, con l'aggravante di una rotazione che ci ha spinto sempre verso le solite tre mappe. Inoltre, una volta in gioco, l'I.A. ha più volte rivelato dei bachi non da poco con nemici che vedevano i nostri specialisti dietro i muri o peggio ancora con movimenti innaturali dei corpi (ve lo immaginate un terrorista che fa il moonwalk?).

Purtroppo però a farci storcere maggiormente il naso é stata senza ombra di dubbio la modalità PvP. A livello di giocabilità, come vi abbiamo spiegato all'inizio, il titolo é anche intrigante, ma dopo diverse partite compiute, le prime magagne strutturali sono venute a galla. Anche in questo caso la rotazione delle mappe era completamente inesistente, tanto che siamo dovuti ricorrere alla creazione di una lista personalizzata per poter vedere altre location di gioco.

Inoltre, rispetto a quello che si é visto qualche tempo fa, il fattore di distruzione é stato sensibilmente ridimensionato. Non si può più fare breccia dai tetti, e anche tra i pavimenti solo in alcune zone é possibile creare un buco all'interno del quale infilarsi. Al di la delle scelte fatte in ottica di ottimizzazione tecnica, a venire limitato é anche il gameplay stesso che non vanta più tutta quella libertà di irruzione che era stata più volte paventata dagli sviluppatori.

Gli stessi specialisti - 20 in tutto, cinque per ogni corpo speciale - hanno alti e bassi in termini di utilità. Ogni corpo antiterrorismo avrà due attaccanti e due difensori da sbloccare a suon di crediti. Peccato che al di là dell'abilità particolare (offensiva o difensiva), il fattore di personalizzazione sia troppo risicato. Il numero di armi selezionabili e i gadget che si possono montare sono davvero pochi e questo pregiudica la possibilità di rendere un po più personale lo specialista preferito.

Non dimentichiamoci poi delle modalità di gioco. Una volta entrati nel multiplayer avremo la possibilità di giocare partire libere o classificate, con quest'ultime che si sbloccheranno solamente dopo aver raggiunto un certo grado di esperienza. Le alternative sono solamente tre, davvero troppo poche e soprattutto soffrono di un grosso limite: nel corso del nostro provato solamente una partita é finita per l'effettivo compito che ci era stato chiesto (disinnescare bombe o liberare un ostaggio in caso di attacco), con le restanti che sono sempre scivolate sul ben più facile obiettivo di eliminare la squadra avversaria.



Ma se questo può essere un fattore sicuramente soggettivo, é invece decisamente oggettivo il poco senso di rewarding che ti da il gioco. La presenza di così pochi contenuti, rende sicuramente difficile da assimilare lo stesso concetto di crescita. Non si sbloccano nuove armi, nuovi attachments o particolari modalità alternative. L'unico motivo che vi spingerà a giocare sarà per guadagnare crediti e arrivare così a sbloccare tutti gli specialisti presenti nel gioco. Infine, abbiamo trovato inspiegabile e senza logica, il fatto che cinque poliziotti si debbano scontrare con altri cinque poliziotti. Una scelta probabilmente figlia dei recenti eventi, ma che non ci può far riflettere sul fatto che questo Rainbow Six avrebbe probabilmente meritato una finestra di lancio più rilassata e meno influenzata da componenti esterne che, di sicuro, ne hanno in parte snaturato l'essenza.

Infine, giusto per citare un altro elemento che rispetto alla visione originale del gioco é venuto a mancare, abbia trovato allo stesso tempo assurdo il fatto che manchi una mappa (almeno per la squadra attaccante)...in fondo stiamo parlando di forze speciali...

Ma questo é un muro portante?



Abbiamo già accennato qualcosa nella prima parte della nostra recensione, ma vale la pena spendere qualche altra parola su un comparto tecnico che, esattamente come avrete ormai intuito dal tono della nostra review, si attesta sugli stessi livelli degli altri comparti.

Rispetto al provato di presentazione dell'E3 dello scorso anno, sono innegabili i passi indietro fatti dal motore grafico sia per quanto riguarda la mera qualità visiva, ma soprattutto sotto l'aspetto della distruttibilità dell'ambiente di gioco. Su quest'ultimo elemento abbiamo già espresso le nostre considerazioni, e quindi é bene concentrarsi su un comparto visivo che purtroppo ci ha lasciato con l'amaro in bocca.



Rispetto a quanto visto un anno fa, la qualità delle texture, gli effetti particellari e i modelli poligonali di molti oggetti che riempiono le mappe di gioco, hanno subito una netto ridimensionamento. Sensazione che viene ulteriormente amplificata dal fatto che la nostra prova é stata effettuata sulla versione PC del gioco con configurarazione dei dettagli su "ultra" (il massimo disponibile). Non bisogna poi dimenticare una serie di fastidiosi bug che ci sono capitati durante la nostra prova, alcuni in grado di impattare in maniera significativa sull'esperienza di gioco. Tra questi i due più gravi sono alcune compenetrazioni poligonali (che in alcuni casi hanno reso visibile il nostro personaggio da dietro una parete) e un problema legato al drone che si usa ad inizio partita che, cadendo fuori dalla mappa di gioco, diventa inutilizzabile (su un team di cinque giocatori, é capitato anche a quattro contemporaneamente). Quest'ultimo problema va a spostare di molto gli equilibri della partita soprattutto perché in assenza della già citata mappa, non sapere dove sono dislocati i terroristi o comunque sapere dove può trovarsi il nostro obiettivo, avvantaggia tantissimo la squadra in difesa.

Decisamente più valido ci é sembrato il comparto sonoro che, al di là di una colonna sonora abbastanza insipida, grazie alla campionatura dei suoni e alla loro diffusione, riesce a dare un'idea a chi sta giocando di dove possano trovarsi gli avversari, trasformando così l'audio in una componente importante sotto il profilo strategico.

Il team si aggiorna


A distanza di qualche giorno dall'uscita ufficiale di Rainbow Six, abbiamo potuto tirare un piccolo sospiro di sollievo. Molti dei problemi e dei bug evidenziati durante la nostra prova (come quello del drone che cade fuori dalla mappa) qui sono stati sistemati. In linea generale anche i server hanno funzionato in maniera più che discreta, con solamente qualche saltuaria disconnessione che non ci ha minimamente preoccupato.

Purtroppo però, allo stato attualmente rimangono due grossi limiti che avevamo già fiutato durante la nostra esperienza al review event. Giocare questo Rainbow Six: Siege da soli é la cosa più insensata che qualsiasi tipo di giocatore possa fare. Se non avete un gruppo di amici con cui cimentarvi in questo tipo di esperienza videoludica, lasciate perdere l'acquisto.


Inoltre, speriamo che in futuro venga migliorato anche il matchmaking e le opzioni di scelta date al giocatore. Se da una parte escludere le modalità di gioco ci permette di non entrare in quella tipologia di partite, lo stesso non si può dire delle mappe che troppo spesso vengono selezionate incrociando le preferenze di tutti i giocatori e trasformando quasi in un'impresa riuscire a giocare su quelle che vogliamo noi. Un più classico sistema di votazione non sarebbe stato per nulla disprezzato.

Ultima menzione per quanto riguarda i contenuti. Sappiamo perfettamente che molto arriverà in futuro gratuitamente e, proprio per questo, vi promettiamo che seguiremo il progetto nel corso dell'anno con degli aggiornamenti nel momento in cui sarà necessario farli. Al momento però questo Rainbow Six: Siege rimane un diamante piuttosto grezzo. Un'impostazione e una struttura potenzialmente validissima, ma con dei contenuti piuttosto poveri e una realizzazione tecnica troppo altalenante che in parte é andata ad inficiare il gameplay stesso. Siamo curiosi di capire come si evolverà la situazione nei prossimi mesi.