Grounded, nuovi lidi, stessa eccellenza – Recensione PS5

La recensione della versione PS5 del titolo Obsidian Entertainment, l’action-RPG in chiave survival che si avventura su nuove piattaforme senza perdere un briciolo del suo smalto

di Jacopo Retrosi

Recensire Grounded su PlayStation 5 è quanto di più semplice si possa chiedere. Cosa dire dell’opera di Obsidian Entertainment che non sia già stato espresso sin dal suo debutto in early access nel 2020? E cos’altro aggiungere nei confronti di una piattaforma che vanta tutta la potenza necessaria per sfoggiarne al meglio la “minimale” veste grafica in tutta la sua gloria?

Se stessimo parlando della versione Switch potremmo parlare dei tagli fatti per rendere il titolo fruibile sul piccolo schermo della console ibrida, ma su PS5 non sono stati necessari interventi, né manca alcuna funzionalità od orpello che non troviamo già altrove. Pertanto, se l’ammiraglia Sony è la vostra unica alternativa e siete già informati a sufficienza su Grounded dalle sue trascorse apparizioni, qui trovate il pacchetto completo, la medesima esperienza già acclamata altrove, non potete sbagliare e potete tranquillamente passare al prossimo articolo. 

Se invece volete saperne di più su questa magica avventura, Grounded si presenta come un survival open world in prima persona, ambientato in un giardino in cui i nostri teenager protagonisti si sono ritrovati loro malgrado miniaturizzati, e ora devono trovare un modo per tornare a casa mentre sopravvivono alla sete, alla fame e alle insidie di un micromondo di insetti affamati pronti a sbranarli alla prima occasione, tra acari, ragni, zanzare e altre mostruosità normalmente non più grandi del nostro mignolo.

Un survival, come già asserito, fatto di crafting e base building con i materiali recuperati in giro, vuoi germogli, ciottoli, ghiande, ma anche parti di coleottero, che però si gioca come un action-RPG. La componente di sopravvivenza può infatti essere ridotta in favore di un’esperienza più lineare e fruibile, dando così maggior respiro alla nostra creatività e alla nostra capacità di esplorare il tanto minuscolo quanto immenso all’atto pratico mondo di gioco. 

Il giardino è come una giungla dove altissimi fili d’erba oscurano il sole e piccole pozzanghere diventano laghi profondi, una siepe si trasforma in un intricato labirinto tridimensionale e una buca in un enorme cratere, il tutto popolato da una vasta selezione di forme di vita, alcune amichevoli nei nostri confronti, altre decisamente più aggressive.

Un rapporto mutevole, che condividiamo a nostra volta, dato che da ogni animale, pianta, minerale e quant’altro potremmo ricavare una nutrita selezione di mobilia, pezzi d’equipaggiamento, utensili, armi, accessori, materiali avanzati e molto altro, non c’è spazio per i sentimenti. Il nostro punto di partenza non è che una piccola accetta fatta con ciottoli e brandelli di tessuto erboso intrecciati, per arrivare a costruire interi palazzi con tutte le comodità del caso, circondati dai trofei ottenuti dalle prede abbattute, neanche fossimo in Monster Hunter. 

L’unico neo dell’esperienza che ci ha tormentato sin dalle prime battute è un inventario veramente piccolo per ospitare tutte le risorse trovate in giro e quelle che necessariamente si devono sempre avere con sé, come attrezzatura e cibo. Sì, è possibile creare ceste e scaffali per mettere gli eccessi al sicuro, ma quando ci si trova in giro è un lusso che non si possiede e non sembrano esserci modi di espandere lo zaino al di là di qualche abilità che incrementa le dimensioni dello “stack”.

E mentre ci facciamo strada nel mondo di Grounded si dipana la storia, di quelle che si prendono poco sul serio, in stile Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi”, che ci vedrà seguire le tracce del professore matto che ha disseminato il giardino di laboratori e stazioni di ricerca in cerca di risposte ma soprattutto di una cura. Gran parte della vicenda è narrata tramite appunti e audiolog, ma si lascia seguire volentieri, merito anche della vena ironica che permea ogni battuta. 

Il tutto condito da una splendida veste grafica che ci fa davvero sentire minuscoli. Il giardino non è solo un ambiente vasto, ma anche molto variegato, ricco di biomi che normalmente neanche ci verrebbe in mente di avere sotto i nostri piedi. Una cura certosina che troviamo riposta anche nelle creature che lo popolano, sgambettanti abomini che risultano tanto “scientificamente accurati” quanto alieni e mostruosi, tanto che c’è un’opzione nel menù per “disattivare” i ragni e renderli appena un ammasso informe e scolorito.

Anche gli effetti sonori sono stati lavorati con perizia, regalando versetti e ruggiti iconici a ogni creatura, cosa che aiuta a identificarli dalla distanza. Un dettaglio che aiuta parecchio, visto che il gioco può farsi molto difficile in determinate circostanze e ritrovarsi inseguiti da uno sciame di ragni è un’esperienza elettrizzante, con la colonna sonora che pompa brani di tensione di ad hoc. Normalmente invece regna la quiete, con motivetti che aiutano a calarsi nella parte; non è un Pikmin a caso, ma abbiamo davvero apprezzato l’atmosfera creata durante le nostre scorribande. E non dimenticate: il tutto può essere vissuto online assieme ad altri tre amici, anche in cross-play.