Forza Horizon 6 e Giappone: che meraviglia!
Il racing di Playground ci porta in Giappone tra corse e turismo
E infine, Giappone fu. Un corteggiamento lungo 6 capitoli e 14 anni, un inseguimento per le strade di mezzo mondo, dal Colorado alla confine tra Italia e Francia, dal Regno Unito all’Australia fino al Messico prima di mettere piede, anzi, di posare gli pneumatici sull’asfalto giapponese. Ma il Giappone era da sempre nel destino di Playground Games, sia per la mai doma richiesta degli appassionati di portare il Festival tra le strade del Sol Levante, sia per la natura di racing game con ambizioni da simulatore turistico che Forza Horizon si porta dietro fin dal primissimo capitolo. E oggi non c’è nessun altro paese al mondo che sia entrato nell’immaginario come il Giappone, meta di milioni di turisti ogni anno al punto che i luoghi simboli dell'isola, i templi e i viali di petali di ciliegio sono diventati familiari a tutti, anche a chi non ci è mai stato di persona. Come la New York delle serie TV degli anni ‘90.
Con la differenza che il Giappone ha da sempre un rapporto privilegiato con le 2 e le 4 ruote, un paese con una cultura motoristica verace (come l’Italia in fondo) in cui il rombo dei motori è presente tanto nella DNA che nelle manifestazioni culturali. Initial D, il celebre manga motoristico di Shuichi Shigeno adattato poi in anime e OAV, non solo è una delle tante opere d'intrattenimento che hanno raccontato il Giappone al mondo fuori dai propri confini, ma è anche ispirato a una sottocultura underground davvero esistente fatta di elaborazioni meccaniche, eccessi estetici e gare clandestine in notturna, tra vicoli o tornanti. Un motoristico con velleità turistiche e una paese con immaginario così peculiare e legato al mondo dei motori, insomma, non potevano far altro che incontrarsi in una felice unione.
Forza Horizon 6 è l’apice della saga
Il limite che Forza Horizon si porta dietro da qualche capitolo è quello di aver azzeccato la formula quasi perfetta così presto lungo il suo percorso al punto che le migliorie applicabili non sono poi molte. Il valore aggiunto diventa dunque l’ambientazione, ma ancora più di luoghi e biomi è il legame che si stringe tra il tipo di racing che è Forza Horizon e le strade che accolgono gli eventi del Festival a fare la differenza. E forse non c’è luogo migliore sulla Terra per ospitare un gioco che ha fatto propria la filosofia della Mini-Italia, il parco divertimenti in cui lo stivale è condensato e dalla torre di Pisa si vede il Colosseo. Se nel racconto di chi ci è stato “modernità e tradizione coesistono”, in Forza Horizon spesso sono a distanza di due curve e funziona così bene perché è al contempo è un’esagerazione di una conformazione che comunque caratterizza il Giappone, ma che si incastra anche alla perfezione col tradizione approccio della saga.
Se Forza Horizon 5 coi suoi torridi scenari messicani aveva di fatto segnato l’inizio della next gen di Xbox Series X, Forza Horizon 6 dimostra che questa gen può ancora togliersi soddisfazioni prima del tramonto, ma anche che il PC ha segnato un balzo in avanti che toccherà alla prossima gen colmare. Mentre su console la differenza tra le due modalità grafiche, Prestazioni e Qualità, si è ulteriormente assottigliata, su PC con una buona scheda grafica so può godere di un tripudio di effetti che esaltano ulteriormente abbacinante bellezza del Giappone di Playground Games. Tokyo e dintorni più che raffigurati sono celebrati: è impressionanti fermarsi in un punto qualunque e osservare la fedeltà dei dettagli che si estendono ai diversi strati di asfalto sul manto stradale, ai rampicanti sotto le colonne delle sopraelevate, i condizionatori e le vetrine dei negozietti curatissime anche nei vicoli più remoti.
Capo non ci sono, sono in ferie in Giappone
In questo processo di adattamento, dunque se il territorio già di suo si presta alla formula di Forza Horizon, fatta di un crescendo di gare sempre diverse tra loro. tra drift sui passi montani e corse notturne dove oltre agli avversari si aggiunge il traffico, salti su versanti innevati e off road tra le risaie, è la formula stessa di Forza Horizon 6 ad allargarsi per valorizzare ancora di più luoghi e scenari. Concretizzando quella vocazione turistica che dà sempre contraddistingue la saga, Forza Horizon 6 la trasforma in modalità giocabile e attività sul territorio. L’apprezzabile aggiustamento alla componente narrativa (soprattutto nei toni) ci porta questa volta a essere contemporaneamente piloti piloti wannabe e turisti per caso in terra del Sol Levante. Gli eventi del Festival ci vedono partecipare in questa occasione nei panni ambizioso dilettante che si trova a farsi largo verso gare e braccialetti sempre più esclusivi. Il Festival però non è il solo motivo che ci spinge in Giappone e il tempo libero va suddiviso tra gare e gite turistiche con gli amici tra i luoghi da cartolina della gigantesca mappa di gioco. Per cavarsela in Giappone però serve anche qualche quattrino, facilmente guadagnabile attraverso le missioni di consegna: un piccolo furgoncino da rider e via per le strade di Tokyo a derapare per la gioia dei clienti (oh, contenti loro!). Come spenderli? Beh, restaurando vecchie proprietà, ovvio.
Forza Horizon 6 ha due anime. C’è quella più caciarona, esagerata, tamarra fatta di gare sempre più esagerate, estreme, al confine dello stunt finchè lo stunt arriva davvero ed è un mecha alto 7 piani che corre fuori dal finestrino. Poi c’è quella più riflessiva che regala scorci inaspettati da osservare accostando in una piazzola, gite fuoriporta e un assaggio filtrato attraverso lo schermo della vita quotidiana dell'automobilista giapponese. Forza Horizon 6 estende anche la natura di racing al massimo delle possibilità, flirtando con altri generi e inglobando persino un angolo di gestionale, con la fase di amministrazione delle proprietà ormai diventata un city builder in miniatura. Forza Horizon 6 è un Forza Horizon all’ennesima potenza, che ha rafforzato i suoi pregi e limato i difetti: le cut-scene sono ancora forzate e più in generale tutto il contro narrativo ogni tanto trasmette un po’ di imbarazzo empatico, mentre (ma questo a mio soggettivo parere) la fotografia è ancora un po’ fredda e figlia di uno sguardo “americano” (o da produzione standard Netflix, per far capire cosa intendo), però su questo versante si leggono numerosi apprezzamenti da utenti locali per il feeling che la trasposizione digitale trasmette, perciò si può derubricare il tutto a mio problema di gusto e passare oltre.
Chiudo con un nota su un dettaglio forse triviale, ma che per me esemplifica perfettamente la filosofia di Forza Horizon 6: nel menù dell’IA (chiamata Anna) c’è l’opzione per impostare il pilota automatico. Sembra un’opzione stupida, che senso ha un gioco di guida che si guida da solo? Sorprendentemente, diversi, incluso osservare come la CPU gestisce le auto più complesse da domare: ma soprattutto, sedersi sul sedile del passeggero e gustarsi il panorama che scorre fuori dal finestrino.