Dynasty Warriors: Origins – Le visioni dei quattro eroi, la recensione del DLC 

L’espansione dell’ultimo musou di Omega Force e Koei Tecmo, quattro avventure extra ideali se avete apprezzato il gioco base, ma un po’ costose rispetto a quanto offerto 

di Jacopo Retrosi

Esattamente un anno fa, Dynasty Warriors: Origins reimmaginava la formula del musou per eccellenza. Non più la ricostruzione di eventi e battaglie chiave, idealizzate ed esagerate a dismisura, con protagoniste le figure storiche più importanti dei Tre Regni, ma una loro nuova interpretazione, resa possibile grazie all’intervento di un eroe senza nome. L’esecuzione è più o meno la stessa, ma cambia l’approccio, cosa che ha reso il titolo alquanto inusuale rispetto ai suoi predecessori.

Per quanto fittizio, lo scenario proposto da Origins ripercorre piuttosto fedelmente quanto accaduto durante quei sanguinosi anni di conflitto, e ciò significa che più di qualche beniamino ha abbandonato il palco anzitempo. In loro soccorso interviene il DLC “Le visioni dei quattro eroi”, disponibile tra alcuni giorni su tutte le piattaforme (compreso Switch 2).

L’idea è scendere al fianco di personaggi che per svariati motivi sono stati travolti dalle circostanze, donando loro una seconda chance per realizzare le proprie ambizioni. Una serie di “what-if” slegati dalla campagna principale, per approfondire legami mai esistiti o appena abbozzati, e trastullarsi in ulteriori schermaglie 1-contro-1000 che tanto piacciono ai fan del genere.

Nello specifico, potremo fraternizzare con Zhang Jiao, Dong Zhuo, Yuan Shao e Lu Bu. Le quattro avventure sono indipendenti l’una dall’altra e potremo accedervi in qualunque momento dalla locanda non appena disponibili. Il livello di difficoltà sarà equilibrato a quello di Ziluan al momento dell’avvio, potremo portarci dietro tutto il nostro equipaggiamento e tornare con il bottino accumulato, compresi nuovi gingilli, ragion per cui non è necessario ricominciare daccapo per apprezzare appieno i contenuti dell’espansione.

La prima “visione” è l’unica che si sblocca relativamente presto nella storia, subito dopo la repressione dei Turbanti Gialli. È anche probabilmente la più emblematica del pacchetto, con Zhang Jiao che riprende le redini delle sue truppe dopo le barbarie che hanno intaccato i valori della sua rivolta, ed evidenzia il trend di questo DLC: Ziluan che salta a bordo della nave che affonda, rimettendo tutti in riga.

Le sue motivazioni sono sempre molto vaghe. In linea forse con il personaggio, non proprio invece con il suo ruolo di “Guardiano della Pace”, visto che ci inimicheremo mezzo continente. Gli episodi che hanno segnato la fine degli eroi protagonisti sono infatti stati caratterizzati dalla formazione di grosse coalizioni contro il nemico comune, che ora ci toccherà sgominare quasi da soli.

Non è il massimo voltare le spalle ai compagni di ventura, ma se non altro ci attendono alcuni degli scontri più impegnativi e spettacolari del gioco. Le interazioni sono come al solito molto piacevoli, anche se si riducono inevitabilmente ai monologhi del nostro interlocutore, mentre il repertorio del giocatore è circoscritto ad annuire in tante sfumature diverse. In qualche modo si è comunque partecipi alle conversazioni, ma continua a far sorridere la soluzione narrativa adottata dagli sviluppatori. Non che a Ziluan serva davvero perdersi in quattro chiacchiere.

Sul campo di battaglia la vita è semplice. Migliaia di soldati da affettare con combo pirotecniche, ufficiali da studiare un secondo prima di buttargli addosso ogni singola mossa speciale in canna, basi da conquistare, alleati da proteggere... La formula musou resta tanto basilare quanto d’intrattenimento, e Origins si conferma una delle sue migliori applicazioni.

Le visioni sono composte da una manciata di eventi connessi da riassunti testuali che elucubrano su quanto avviene off-screen nel mentre (tagliando materiale buono per altri combattimenti). Poiché non potremo muoverci liberamente sulla mappa di gioco, il titolo propone come diversivo le “battaglie strategiche”, che spezzano le campali più grandi in azioni di guerriglia contro plotoni isolati. Trionfare ci garantirà l’eliminazione di uno o più generali dallo scontro finale, meno rinforzi da cui guardarsi le spalle e accesso alle “tattiche segrete”, versioni potenziate e monouso delle regolari tattiche della propria guardia personale. Non è il nuovo Empires, ma apprezziamo la varietà.

Tra le altre novità, abbiamo Zhuhe a farci compagnia, e potremo inoltre sceglierla come partner; un nuovo albero delle abilità, esclusivo del DLC, con relative sfide; una nuova rarità di armi, ancora più potenti, e due tipologie inedite, l’arco e il dardo di corda, che aggiungono ulteriori opzioni al nostro arsenale (anche se continuo a preferire la doppia picca NdR). Poco altro da segnalare, se non un paio di nuove ambientazioni, costumi e musiche di sottofondo.

E qui giace il problema di quest’espansione. La qualità dell’esperienza non si discute, ma per un esborso pari a metà del gioco base ci saremmo aspettati molta più carne sul fuoco. Completare le singole visioni richiede tra le due e le tre ore circa e non offrono particolare rigiocabilità. Pertanto, bastano un paio di pomeriggi per restare a secco. Poco rispetto al pacchetto originale.