Dragonkin: The Banished - Recensione del nuovo ARPG di Eko Software su Xbox Series X

Oltre l'ombra di Diablo: come la matematica della Griglia Ancestrale ridefinisce i confini del genere

di Simone Rampazzi

Il panorama degli Action RPG isometrici somiglia oggi a un ecosistema dominato da pochi, enormi predatori che hanno stabilito regole ferree fin dalla metà degli anni novanta. Titoli come Diablo IV e Path of Exile hanno tracciato solchi così profondi da rendere quasi impossibile per le produzioni indipendenti trovare uno spazio che non sia quello della semplice imitazione.

Eppure Dragonkin: The Banished si inserisce in questo mercato con una consapevolezza strutturale sorprendente, preferendo la sperimentazione meccanica all'ostentazione del budget. Eko Software non cerca di competere sul piano della magniloquenza visiva, ma punta tutto sulla riscrittura dei sistemi di progressione. È un approccio che ricorda l'epoca d'oro delle produzioni "mid-tier", dove l'assenza di risorse illimitate costringeva gli sviluppatori a inventare nuove grammatiche di gioco.

Resta da capire se questa focalizzazione sulla logica interna sia sufficiente a sostenere un'esperienza che deve necessariamente confrontarsi con la fluidità estrema dei vertici della categoria.

Dragonkin: una storia interessante e dagli ottimi spunti

La visione che sostiene l'intera impalcatura di Dragonkin: The Banished affonda le radici in un conflitto millenario che definisce non solo l'atmosfera ma l'obiettivo stesso del giocatore. Il mito dell'Eterno e la caduta dei Drachilles, esseri di luce trasformati in mostri dopo l'esilio nell'abisso di Draamundis, fornisce la base per il sistema di corruzione che minaccia di divorare il mondo. In questo scenario il giocatore assume il ruolo di una nuova recluta dei Dragon Hunters, un corpo d'élite nato per un compito brutale e definitivo: rintracciare i signori dei draghi che sono fuggiti dalle profondità per sigillare una volta per tutte le brecce che collegano la terra all'abisso. Lo scopo ultimo è un'operazione di sterminio chirurgico e bonifica territoriale, dove ogni missione di ricognizione serve a indebolire le difese dei grandi rettili e a estirpare la piaga che infesta regioni come le paludi di Jaxara.

Questa missione di salvezza non si limita al campo di battaglia ma trova la sua massima espressione nella ricostruzione di Montescail. L'hub cittadino non è un semplice menù di pausa, ma rappresenta materialmente la rinascita della civiltà sotto i colpi del giocatore. Potenziare la città significa dare una casa ai sopravvissuti e trasformare un rifugio di fortuna in una fortezza inespugnabile capace di sostenere lo sforzo bellico. La meta-progressione urbana è un elemento di design brillante, poiché lo sviluppo di Montescail è condiviso tra tutti i personaggi dell'account, facilitando la crescita degli eroi secondari. Esiste però un contrasto voluto tra il progresso della comunità e quello del singolo, dato che il potenziamento del proprio Wormling (il famiglio per essere più precisi) e le armature specifiche restano legati all'eroe corrente. 

Questa differenza di passo crea un ostacolo per chi ama gestire più personaggi, poiché ogni nuovo cacciatore richiede una scalata individuale per ottenere l'equipaggiamento draconico necessario. Questo equilibrio richiama la gestione strategica del rifugio già vista in classici come Darkest Dungeon, dove la sicurezza della base è l'unica difesa contro l'orrore esterno.

Più difficile di Tetris ma molto appagante: come funziona il gameplay di Dragonkin?

Il vero cuore dell'innovazione risiede nell'Ancestral Grid, un sistema che sostituisce i tradizionali alberi delle abilità con una griglia che richiede un approccio quasi ingegneristico. Il giocatore non si limita a selezionare poteri, ma deve interpretare la grammatica delle keyword. Ogni frammento possiede etichette specifiche come Active, Core o Aura che ne determinano la compatibilità spaziale.

Un frammento leggendario posizionato senza rispettare questa compatibilità semantica diventa un nodo inerte, trasformando l'ottimizzazione in un puzzle logico dove la risonanza tra i pezzi è più importante della loro rarità individuale. Questa profondità si estende al Wormling, che smette di essere una semplice mascotte per diventare il catalizzatore delle build. La scelta dell'elemento del drago (Fuoco, Ghiaccio, Fulmine o Veleno) deve entrare in risonanza con la griglia del cacciatore: un Oracle basato sull'elettricità raggiunge il suo pieno potenziale solo quando il Wormling attiva proc di vulnerabilità o riduce i cooldown delle abilità con la stessa keyword.

Il ritmo del gameplay è controllato dai portali per spostarsi da un luogo a un altro e culmina nel sistema delle Chaos Hunts. Questo è il vero loop finale, dove il giocatore personalizza le spedizioni scegliendo biomi, boss impegnativi come il Toxic Lord e tipologie di ricompense. Qui il gioco evolve in una forma di target farming strategico: biomi specifici come le Plains diventano essenziali per raccogliere i materiali necessari alla forgiatura delle armature draconiche, i set più potenti del gioco che richiedono un impegno costante nel crafting. La raccolta degli oggetti non punta sulla quantità esasperata, ma sulla ricerca di modificatori specifici, rendendo l'endgame un esercizio di precisione matematica supportato dal damage tracker integrato per verificare l'efficacia di ogni minima variazione nella griglia.

L'esperienza acquista ulteriore spessore nella modalità cooperativa, sia locale che online fino a 4 giocatori. La stabilità del codice su Xbox Series X permette una gestione fluida delle sinergie di gruppo, dove le griglie dei diversi cacciatori possono integrarsi per scatenare combo elementali devastanti. Sebbene la difficoltà scali in modo percettibile con l'aumentare dei partecipanti, il sistema mantiene una leggibilità sorprendente anche nelle situazioni più affollate.

La sensazione di gioco cambia radicalmente in base alla classe scelta, passando dalla brutalità fisica del Barbaro alla gestione tattica dei fulmini dell'Oracle, mentre il cavaliere e il tracker offrono solidità difensiva e supporto tramite summon come i raptors. Questa varietà, unita alla complessità delle Chaos Hunts, garantisce una longevità che va ben oltre la semplice campagna principale.

Come funziona su Xbox Series X?

Sotto l'aspetto estetico l'utilizzo dell'Unreal Engine 5 garantisce una resa visiva moderna e pulita, con scenari che spaziano dalle paludi corrotte a vette innevate con buona varietà cromatica. La localizzazione in italiano, presente sia nell'interfaccia sia nei sottotitoli, permette di seguire con precisione le sfumature della trama e le descrizioni tecniche della griglia senza alcuna barriera linguistica.

Tuttavia il level design evidenzia una struttura piuttosto lineare, dove le mappe si configurano spesso come corridoi che guidano il giocatore verso l'obiettivo senza concedere molto spazio alla deviazione esplorativa. È una scelta funzionale che permette di mantenere un framerate stabile e una gestione fluida della telecamera anche nelle situazioni più affollate, ma che potrebbe risultare limitante per chi ama perdersi nel mondo di gioco. La versione Xbox Series X si comporta egregiamente, offrendo tempi di caricamento ridotti e una risposta dei comandi immediata sia con lo schema di movimento classico sia con quello più moderno.

Un elemento cruciale emerso durante le sessioni di gruppo riguarda la comunicazione tra giocatori, che risulta non solo importante ma essenziale per la riuscita delle missioni più avanzate. Coordinare l'attivazione delle abilità per innescare le sinergie elementali richiede uno scambio costante di informazioni, rendendo l'uso di chat vocali o sistemi di messaggistica esterni una necessità tattica piuttosto che un'opzione secondaria.