Directive 8020 – Recensione dell’horror cosmico di Supermassive games
Directive 8020 è l'unione tra Until Dawn e La cosa. Leggi la nostra recensione
Dopo averci donato una delle migliori esperienze horror con un taglio cinematografico con Until Dawn e perfezionato la sua formula con la The Dark Pictures Anthology, Supermassive Games è pronta a terrorizzarci di nuovo con Directive 8020.
Il titolo non segna solo il ritorno della The Dark Pictures Anthology dopo 4 anni, ma rappresenta anche la volontà della software house di trasformarsi ed evolversi strutturalmente e ludicamente.
Il nome di Supermassive Games è da sempre connesso ad esperienze a metà tra il cinema e il videogioco, ricche di Quick Time Events e un sistema di scelte che permette ai giocatori di influenzare l’andamento della trama e il destino dei vari personaggi.
Directive 8020 punta a cambiare tutto ciò proponendo un sistema di gioco che si distanzia dall’esperienza puramente cinematografica per tendere verso quella ludica.
L’Horror in salsa cosmica di Supermassive propone un ampliamento delle meccaniche di gioco accompagnando la telecamera in terza persona già introdotta negli ultimi titoli della software house a sezioni stealth, enigmi ambientali e segreti da scoprire.
Il risultato è un’esperienza che offre vibes da survival horror senza però abbandonare l’identità fortemente cinematografica dei titoli di Supermassive Games.
Directive 8020 o se volete La Cosa nello spazio
Directive 8020 segue il filone dell’avventura spaziale, che ultimamente sta decisamente avendo un revival, declinandolo in una salsa horror che si ispira deliberatamente a opere pop come La Cosa, Alien, Solaris o Odissea nello spazio.
La premessa narrativa è semplice ed immediata: la Terra sta morendo e l’umanità ha cercato e trovato nelle stelle la sua potenziale salvezza: Tau Ceti F, pianeta che si trova a 12 anni luce dalla terra e che sembra avere tutte le carte in regola per la terraformazione.
Due navi vengono mandate verso Tau Ceti F, La Cassiopea per dare il via al processo di terraformazione e la nave colonia Andromeda.
Il viaggio delle due navi fila liscio per 4 anni fino a quando, appena 72 ore prima di entrare nell’orbita del pianeta, la Cassiopea viene colpita da un meteorite che porta a bordo un’entità aliena.
Con il passare delle ore, i membri dell’equipaggio scoprono che l’entità ha la capacità di prendere le sembianze di qualsiasi cosa con cui entri in contatto. La scoperta crea un’enorme tensione sulla Cassiopea; la fiducia reciproca si incrina e la paranoia cresce a dismisura, tuttavia questo è solo l’inizio dell’incubo.
L’equipaggio della Cassiopea prova a mettersi in contatto con la Terra, ma si trova davanti al dilemma morale della direttiva 8020, secondo cui gli astronauti sono tenuti ad evitare qualsiasi possibilità che il pianeta Terra entri in contatto con qualunque tipo di agente contaminante alieno.
Un semplice protocollo di sicurezza che nasconde verità che l'oscurità dello spazio avrebbe dovuto tenere per sé.
Il gameplay di Directive 8020, più azione e meno cinema
Pad alla mano, Directive 8020 si distacca dalle tipiche produzioni di Supermassive games per abbracciare un approccio che guarda più al survival horror che alla formula dei film interattivi.
Siamo di fronte al sistema di gioco più evoluto che la software house abbia mai proposto. Resta alla base l’effetto farfalla che fa sì che le scelte fatte durante il gioco vadano ad influenzare i fatti narrati e la sorte dei personaggi, tuttavia in Directive 8020 questa meccanica è stata accompagnata da momenti ludici che aiutano a tenere sempre alta la tensione.
Il gioco si struttura attorno a 3 tipologie di sezioni di gioco: esplorazione, azione e dialoghi.
I momenti dedicati all’esplorazione ci permettono di analizzare le varie ambientazioni alla ricerca di documenti, registrazioni e segreti che aiutano a fare maggiore chiarezza sui tanti interrogativi che aleggiano intorno all’entità aliena, la missione e i membri dell’equipaggio.
Le sezioni dedicate all’azione propongono momenti di tensione pura, durante i quali bisogna superare una serie di aree senza farsi scoprire dall’entità aliena.
Ho apprezzato che tali sessioni stealth vanno gradualmente complicandosi con l’avanzare della trama. Infatti se all’inizio si parla semplicemente di superare un’area memorizzando il percorso del nemico, con l’avanzare dei capitoli ciò non basterà più poiché l’entità diventerà molto più coriacea e vi saranno anche oggetti da trovare o enigmi ambientali da risolvere.
I dialoghi di Directive 8020 rappresentano sicuramente l’elemento più familiare per i fan dei giochi di Supermassive Games. Le scelte e decisioni che prenderemo durante le conversazioni andranno ad influenzare le relazioni tra i vari personaggi, le sorti di questi e i fatti narrati.
La maggiore attenzione al gameplay fa sì che Directive 8020 sia un’esperienza totalmente diversa rispetto ai titoli precedenti della software house, anche perché ognuno di questi 3 momenti ludici può portare alla morte di uno dei personaggi o a comprometterne comunque le condizioni.
Per esempio; durante l’esplorazione di un’ambientazione mi sono perso qualche dettaglio e ho finito per lasciare indietro uno dei membri dell’equipaggio. Oppure, mentre cercavo di superare l’entità, questa ha ucciso uno dei personaggi, il tutto senza un checkpoint per tentare di nuovo la scena.
Insomma, in Directive 8020 è decisamente complicato portare tutti a casa sani e salvi, ecco perché gli sviluppatori vengono in nostro aiuto con il sistema di punti di svolta; che permette di riavvolgere le decisioni prese e scegliere diversamente, rendendo molto più flessibile la ramificazione della trama.
Si tratta di una meccanica controversa poiché va a minare quello che è il pilastro portante del gioco, tuttavia rappresenta un ottimo strumento per evitare la perdita di personaggi derivata da errori durante i quick time events o le sezioni stealth.
Inoltre, le conseguenze delle nostre scelte non sono sempre subito visibili, quindi in tanti casi non ha senso provare a cambiare la scelta fatta poiché questo significherebbe dover ripetere anche 3 o 4 ore di gioco.
Il comparto tecnico di Directive 8020
Anche sul piano tecnico siamo di fronte all’esperienza meglio riuscita di Supermassive Games.
Directive 8020 è il primo gioco sviluppato con Unreal Engine 5 e dedicato unicamente alle console current gen, e la cosa è visibile sin da subito nei modelli poligonali dei vari personaggi – con alcuni decisamente meglio riusciti di altri – che hanno un alto livello di dettaglio e riescono ad evitare l’effetto uncanny valley.
Tuttavia è nella costruzione della sua atmosfera che Directive 8020 brilla. I corridoi e le sale della Cassiopea godono di una gestione dell’illuminazione fantastica che aiuta a creare una certa tensione quando le luci si spengono.
Ogni nostro passo è poi accompagnato da un sound design che favorisce l’immersione grazie a dei suoni ambientali capaci di far venire i brividi e che dà il suo meglio con un paio di cuffie 3D.
Da sottolineare poi la presenza del doppiaggio in italiano, cosa che è sempre ben gradita e permette una migliore immersione nei fatti narrati.
Un accenno va fatto alla regia di Directive 8020, che rompe le regole della narrazione proponendo una trama non lineare che riesce continuamente a stuzzicare l’attenzione del giocatore.
Quasi ogni capitolo parte presentando i fatti da una prospettiva futura, buttando il giocatore in avvenimenti in medias res per poi riportarci nel presente.
Così facendo Directive 8020 gioca con il giocatore e la sua comprensione dei fatti narrati, stuzzicandolo con una narrazione frammentata.
Directive 8020 è l’horror cosmico che mancava?
Directive 8020 è sicuramente il gioco più ambizioso e completo che Supermassive abbia mai sviluppato e segna una decisa evoluzione per la software house britannica.
La scelta di proporre un’esperienza molto più ludica che cinematografica è sicuramente figlia della volontà di arrivare a un pubblico più ampio.
Tale scelta è visibile anche nei riferimenti culturali che il gioco fa propri.
L’intera minaccia aliena guarda all’horror cosmico di Lovecraft, che i giocatori hanno imparato a conoscere grazie a tanti altri giochi negli ultimi anni, ma vi sono anche riferimenti al cinema horror di Solaris, Alien, Event Horizon e ovviamente La Cosa.
Nonostante il gameplay proposto non brilli per novità, rappresenta un passo importante per Supermassive Games e secondo me è da apprezzare che il team non abbia voluto strafare in tal senso, evitando di far sentire spaesati i fan di lunga data che sono più legati allo stile del film interattivo.
In un momento storico in cui l’industria guarda sempre più allo spazio come ambientazione per le prossime esperienze, facendo leva su tematiche attuali come il cambiamento climatico e la colonizzazione spaziale, Supermassive Games ha deciso di proporre la cosa in formato horror.
Il risultato è un horror dal sapore cinematografico che risulta fresco e familiare allo stesso momento che, soprattutto, segna il ritorno della The Dark Pictures Anthology nel migliore dei modi.