Crimson Desert Charting the Unknown Recensione PC: il DLC navale che porta Kliff oltre le coste di Pywel.
Navigazione, battaglie navali, immersioni sui fondali, case da personalizzare e nuove sfide action: l’espansione allarga il sandbox di Crimson Desert in ogni direzione, anche a rischio di sommergere il giocatore
Se pensavamo che Crimson Desert avesse già mostrato tutto quello che poteva offrire, la sua nuova espansione riesce nell’impresa di allargare ulteriormente i confini di un mondo che, già nella sua incarnazione originale, sembrava quasi voler mettere alla prova la nostra capacità di distrarci. Pywel torna così a essere protagonista quanto Kliff e i suoi compagni, ma questa volta lo sguardo si sposta oltre quelle coste che fino a oggi avevano rappresentato più un confine naturale che una reale promessa di avventura. Il mare diventa parte integrante dell’esperienza, introducendo una nuova dimensione esplorativa che si inserisce con sorprendente naturalezza all’interno della filosofia su cui Crimson Desert ha costruito la propria identità.
La via del mare
La navigazione non rappresenta soltanto un sistema alternativo per raggiungere nuove destinazioni. Avere a disposizione una propria imbarcazione, migliorarla e avventurarsi verso isole lontane cambia inevitabilmente il modo nel quale percepiamo le dimensioni di Pywel. L’orizzonte smette di essere una semplice decorazione per trasformarsi in qualcosa da raggiungere, mentre gli spostamenti vengono accompagnati da incontri, battaglie navali, risorse da recuperare e nuove zone da scoprire. È una sensazione perfettamente coerente con quanto avevamo già apprezzato nell’avventura principale: partire con un obiettivo preciso e ritrovarsi, parecchio tempo dopo, completamente assorbiti da qualcosa che inizialmente non avevamo neppure previsto di fare.
L’esplorazione prosegue inoltre sotto la superficie. Le immersioni consentono di raggiungere fondali, rovine sommerse e risorse altrimenti inaccessibili, introducendo anche la necessità di gestire il tempo trascorso sott’acqua e di procurarsi equipaggiamenti maggiormente adatti alle spedizioni più impegnative. È soprattutto la verticalità a beneficiare di questa aggiunta. Crimson Desert aveva già costruito la propria esplorazione intorno alla libertà di muoversi attraverso ambienti estremamente differenti, ma ora quella libertà sembra estendersi realmente in ogni direzione.
È forse questo il risultato più interessante dell’espansione. Non abbiamo semplicemente una nuova porzione di mappa riempita di attività, ma un ampliamento delle possibilità attraverso cui interagire con il mondo. Le imbarcazioni possono diventare qualcosa da sviluppare nel corso dell’avventura, mentre la ricerca di navi particolari, tesori e luoghi nascosti fornisce ulteriori motivazioni per abbandonare momentaneamente la storia principale e lasciarsi guidare dalla curiosità. Eppure il mare costituisce soltanto una parte delle novità. Anche la dimensione più personale dell’avventura acquista maggiore importanza.
La possibilità di costruire e personalizzare abitazioni, intervenire sui propri possedimenti e approfondire le relazioni con alcuni personaggi spinge Crimson Desert ancora più vicino a quella curiosa idea di seconda vita virtuale che già caratterizzava l'esperienza originale. Non siamo costantemente obbligati a essere guerrieri impegnati a risolvere i problemi del mondo. Possiamo fermarci, dedicarci ad attività apparentemente insignificanti, occuparci di ciò che abbiamo costruito oppure semplicemente decidere che per qualche ora la nostra prossima grande battaglia può aspettare.
Naturalmente resta intatta l’anima action che sostiene l’intera produzione.
Nuove sfide permettono di tornare a mettere alla prova un sistema di combattimento che rimane spettacolare e straordinariamente ricco di possibilità, soprattutto quando abbiamo ormai acquisito sufficiente familiarità con le numerose opzioni offensive a disposizione. Dopo molte ore trascorse nell’avventura principale, affrontare nemici maggiormente impegnativi significa utilizzare consapevolmente abilità, mobilità, equipaggiamento e combinazioni che nelle prime fasi potevano sembrare quasi eccessive. L’espansione parte proprio dalla consapevolezza che chi arriva fin qui conosce ormai le regole del gioco e può quindi essere messo di fronte a situazioni più elaborate.
Il tanto... stroppia?
Rimane anche quella particolare sensazione di abbondanza che rappresenta contemporaneamente uno dei maggiori pregi e uno dei difetti più evidenti di Crimson Desert. Il gioco continua ad aggiungere sistemi, possibilità e attività senza preoccuparsi troppo di quanto possa diventare enorme l’insieme. Con l’espansione questa caratteristica viene ulteriormente accentuata. Navigazione, immersioni, gestione delle imbarcazioni, esplorazione, abitazioni e nuove attività finiscono per sovrapporsi a una struttura che certamente non aveva bisogno di ulteriori contenuti per essere definita imponente.
A volte si rischia ancora di sentirsi sommersi dalle possibilità, ma è ormai evidente che questa esuberanza faccia parte della personalità stessa del gioco.
Tecnicamente rimane poi difficile non fermarsi qualche volta semplicemente a osservare ciò che ci circonda. Il passaggio dagli ambienti terrestri alle distese marine permette alla direzione artistica di giocare con panorami differenti, mentre acqua, condizioni atmosferiche, illuminazione e distanza visiva contribuiscono a restituire ancora una volta quella sensazione di trovarsi all'interno di uno spazio enorme anziché davanti a una successione di aree costruite esclusivamente intorno alle missioni. Il succo però resta lo stesso del gioco principale, un enorme sandbox in cui perdersi per ore, giorni e mesi e certamente altri contenuti arriveranno in seguito. Sono storie degne di un grande gioco, ma certamente figlie di un MMO che vuole essere single player e ci riesce alla grande.