Captain Tsubasa 2: World Fighters, vincere il mondiale non è un sogno - Recensione

Il secondo capitolo esaudisce il desiderio di Tsubasa di raggiungere la vetta nel World Youth.

di Antonio Armento
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Captain Tsubasa 2: World Fighters si è fatto attendere per ben 6 anni, un tempo non brevissimo per proseguire le mirabolanti imprese di quel Giappone under 20 di cui i componenti prospettano una carriera professionistica di tutto rispetto. Tsubasa Ozora è un simbolo di crescita, un giovane così talentuoso da attirare le attenzioni dell'ex centravanti della nazionale brasiliana, ovvero Roberto Hongo (conosciuto da noialtri come Roberto Sedinho).

Eh già perché nonostante il remake della serie del 2018, nel nostro Bel Paese Captain Tsubasa è conosciuto come Holly e Benji - Due fuoriclasse ed è difficile scollarsi di dosso un'etichetta così nostalgica, nonostante sia pressocché impossibile che due future stelle possano esordire nella nazionale giapponese con dei nomi prettamente inglesi. Sorvolando sulla questione appellativi, possiamo dire che il prodotto di Tamsoft rimane fedele al primo capitolo (di cui potete leggerne di più qui) e porta avanti con estrema precisione gli eventi che hanno reso Tsubasa e compagnia bella dei veri esempi del calcio giapponese.

L'opera di Yōichi Takahashi ci fa capire l'importanza dello sport, della sana rivalità e soprattutto dell'amicizia in un contesto sportivo che unisce ogni atleta del mondo: insomma, uno spokon (manga sportivo) per eccellenza. Ed è quello che riviviamo con Captain Tsubasa 2: World Fighters che, grazie a tante piccole attenzioni, ci riporterà sul campo di gioco fin dai momenti in cui il protagonista si trasferirà in Brasile e affronterà uno dei suoi rivali più forti, ovvero Carlos Santana.

Prima di iniziare, facciamo una piccola precisazione: essendo World Fighters il seguito diretto di Rise of New Champions, sarebbe ideale non cominciare direttamente dal secondo capitolo. Il prodotto è fortemente fan service e vi perdereste il filo conduttore. Del resto, se avete già letto tutto il manga, allora non fatevi alcun tipo di problema. 

Dal Brasile verso il sogno della Coppa del Mondo

Raggiungere livelli professionistici non era facile (almeno negli anni '80) per un calciatore giapponese, un Paese che non brillava certamente nel nobile sport del calcio. Per questo motivo il sogno era più sentito e Tsubasa desiderava semplicemente recarsi nel Paese del suo mentore, il Brasile, per diventare quel fuoriclasse in grado di alzare la fatidica Coppa del Mondo. Ed è proprio da qui che prenderanno piede le vicende di Captain Tsubasa 2: World Fighters, ma da un punto di vista diverso, ovvero del nostro alter-ego. 

Così come avveniva in Rise of the New Champions, il nostro primo compito è quello di creare un calciatore in grado di competere con i più grandi, partendo proprio dall'aspetto che più ci sconfinfera (ma questo non è assolutamente fondamentale per essere bravi, ma solo più cool). Potremo dunque personalizzare i tratti somatici, la voce, le esultanze (c'è anche quella di Cristiano Ronaldo) e scegliere le tecniche da eseguire in campo (sbloccabili durante la prima parte della modalità storia, ma ci torneremo). 

Una volta pronti, faremo ovviamente la conoscenza di un ragazzo, un prodigio che strinse amicizia con il suo pallone, che conobbe molti amici e rivali e con cui strinse solidi legami attraverso scontri ardui e appassionanti. Ordunque, noi saremo uno di quelli e ci trasferiremo nella sua squadra, il San Paolo. E il tutto verrà narrato in modo interattivo, rispondendo dinamicamente a quasi ogni conversazione e che ci porterà a conoscere i personaggi delle varie nazionali (e non solo) presenti in gioco. 

Di per sé la storia è raccontata dettagliatamente, con tonnellate di dialoghi fedeli alla controparte animata, che ci faranno immergere completamente nelle vicende. Un aspetto decisamente apprezzabile, a maggior ragione che in altri videogiochi anime questa caratteristica viene ridotta all'osso o semplicemente affrontata in modo molto marginale. Però, anche il "troppo storpia": infatti, le vicende a volte sono troppo prolisse, con dialoghi infiniti e momenti estremamente diluiti.

Intendiamoci, essere precisi nel raccontare una storia è un fattore che apprezziamo, ma dobbiamo sempre ricordarci che ci troviamo dinnanzi a un videogioco e il giocatore deve sentirsi "l'anima della festa calcistica". Almeno il gameplay è appagante a modo suo, anche se dovreste mettere da parte le ferree regole calcistiche: non ci sono falli, né calci di punizioni e le rimesse laterali le conterete con il contagocce. Il gameplay di Captain Tsubasa 2: World Fighters risplende nella spettacolarità delle azioni, come se ci trovassimo dinnanzi a un picchiaduro con la palla tra i piedi, in cui faremo dei buchi nella rete durante un goal (distruggendo anche alcuni scenari) e rovesciate così impegnative che ci faranno svegliare con i dolori alle ossa il giorno successivo (per fortuna i nostri campioni non sentono la stanchezza).

Prima di ogni partita della modalità storia, andremo nello spogliatoio. Qui potremo visualizzare le informazioni degli avversari e personalizzare la squadra, tra cui anche decidere la formazione e la posizione dei vari giocatori. Ogni episodio chi chiederà anche di completare alcuni obiettivi secondari che andranno a sbloccare nuove possibilità di dialogo e tecniche speciali da assegnare al nostro personale avatar. Quest'ultimo aspetto è molto importante poiché ci permetterà di essere più incisivi, anche se saremo limitati nell'uso delle abilità più forti e dovremo capire bene su quali aspetti far sviluppare il nostro campione.

Dimenticate tuttavia una progressione dinamica, il tutto avverrà in modo molto meccanico e non avremo modo di eseguire allenamenti personalizzati o migliorare le varie statistiche semplicemente compiendo alcune attività. Ed è un peccato, poiché la modalità storia di Captain Tsubasa 2: World Fighters è arricchita da scenari secondari che ci parlano di eventi esterni agli episodi principali e storie di collegamento per stringere relazioni ancora più profonde. Ma questi eventi verranno semplicemente raccontati: a noi resterà "l'amaro" compito di visionarli, senza possibilità di essere giocati... un vero peccato!

Bucare la rete nel vero senso della parola!

Essendo Captain Tsubasa 2: World Fighters un videogioco basato sul calcio, le regole restano pressocché inalterate (a parte i brutti falli che l'arbitro non fischierà nemmeno per scherzo). Come doveroso che sia, si corre, si scatta e si smarcano i vari rivali con i dribbling, per poi arrivare in porta ed effettuare uno di quei tiri da farci restare a bocca aperta. Come vi anticipavamo, dimenticatevi le strategie degli altri giochi calcistici, i passaggi filtranti e gli uno-due: Captain Tsubasa 2: World Fighters si basa principalmente sul tempismo, sul momento giusto in cui fare pressione sul tasto corrispondente per saltare la difesa e sbaragliare il portiere.

E questo aspetto è importante non solo nella fase offensiva ma anche in quella difensiva: infatti, potremo caricare un apposito indicatore ed entrare in scivolata per rubare la palla, a meno che l'avversario non riesca ad attivare a sua volta una controffensiva. Ma non dilunghiamoci, la fase di tiro sarà quella in cui vi verrà l'acquolina in bocca, quel momento in cui Tsubasa Ozora effettuerà un Drive Shot e abbasserà i PS del portiere avversario. 

E le fasi con il portiere, che potremo giocare in prima persona, sono estremamente divertenti. Dopo ogni tiro avversario, si dovrà fare attenzione alla traiettoria della palla e ruotare lo stick del controller per scegliere la direzione in cui parare. Qualora prevedessimo perfettamente il tiro, perderemo pochissimi PS indipendentemente dalla potenza del tiro: e ci siamo molto divertiti a fallire miseramente (non sempre, sia chiaro).

Captain Tsubasa 2: World Fighters modifica leggermente il combat system, ehm scusateci, il sistema di gioco ed eliminando (in un certo senso) la barra V-Zone, un potenziamento della squadra in Rise of New Champions attivabile dopo una serie di dribbling e contrasti riusciti. Al suo posto ci sono le Super mosse, potenti tecniche finali studiate appositamente per ogni calciatore: quando li vedremo brillare vuol dire che avranno raggiunto il 100% e saranno pronti ad attivare una tecnica speciale, come un Super tiro nel caso degli attaccanti o i Super Dribbling per quel che concerne i centrocampisti. 

Insomma, il gameplay risulta parecchio divertente, ma a tratti l'abbiamo trovato fin troppo confusionario, soprattutto quando i giocatori attiveranno in continuazione le super mosse che, qualora fossimo particolarmente bravi nel tempismo, potremo contrastare e rendere inefficienti. A essere onesti, avremo gradito che il titolo diventasse più tecnico nella sua natura arcade e che si respirasse maggiormente il calcio giocato: ma quello che fa, lo fa bene e probabilmente i fan del primo capitolo non ne resteranno delusi. 

Cosa c'è oltre la modalità storia?

Dopo aver completato il primo itinerario con tanto di festeggiamenti finali (ormai lo sappiamo un po' tutti a questo punto), sbloccheremo due diverse modalità in cui affrontare battaglie in scenari "what if?", ovvero cosa sarebbe successo se invece di "quei match" il Giappone ne avesse giocati altri. Si tratta dunque di una strada alternativa che segue lo schema della precedente, senza introdurre nulla di diverso nella sua formula, a parte storie inedite non presenti nel manga (con la supervisione dell'autore Yōichi Takahashi). A chiudere il cerchio ci pensa l'Episodio Rivali, ovvero dei match amichevoli che si posizionano narrativamente nelle vicende principali. Per sbloccarli occorrerà soddisfare determinati requisiti nei vari episodi che abbiamo precedentemente affrontato. 

Uscendo dalla modalità storia, purtroppo, non ci rimane molto da giocare in single player e saremo limitati a disputare match singoli con la CPU o con un amico sul divano. Avremo sicuramente gradito una modalità torneo oppure una "survival" in cui disputare sequenzialmente vari match con le oltre 20 squadre, tra club e nazionali.

A rendere tutto più appetibile potrebbe pensarci il multiplayer che, ahinoi, non abbiamo avuto modo di provare nella fase di recensione. L'online dovrebbe garantire una buona dose di sfida grazie alla possibilità di scontrarsi con avversari sempre più agguerriti e conquistare diversi trofei. Anche qui, bisognerà vedere quanto verrà supportato questo comparto, a maggior ragione dell'assenza di modalità single player degne di nota (a parte una discreta, seppur non breve, modalità storia).

Tecnicamente Captain Tsubasa 2: World Fighters non ha mai mostrato il fianco e ci ha garantito una fruizione rock solid a 60 fps su PlayStation 5. Graficamente non è sempre eccelso, con texture dei calciatori talvolta un po' sgranate che ci hanno ricordato la risoluzione di una generazione passata. Nulla si può dire sulle cutscene, davvero incredibili e in linea con l'anime originale.