Aphelion: la recensione di un futuro catastrofico terribilmente contemporaneo

Aphelion, il nuovo titolo Don’t Nod che, tra colonizzazione spaziale e crisi climatica, smette di essere un gioco per farsi profezia.

di Domenico Colantuono

Negli ultimi anni il nome Don’t Nod è stato sinonimo di giochi caratterizzati da una forte attenzione alla narrativa. Un’identità iniziata con Remember Me e affermata con Life Is Strange, titolo che ha segnato la firma stilistica della software house francese e ha segnato i successivi lavori dello studio.

Sebbene distanti per ambientazione e tematiche, titoli come Tell Me Why, Twin Mirror e Gerda sono accomunati da una struttura a bivi che incide sul corso della storia: un tratto distintivo che ha fissato sul nome di Don’t Nod un’etichetta diventata, col tempo, una sorta di gabbia creativa.

che hanno proposto diverse formule di gameplay e diversi approcci alla narrrazione. Tuttavia, nonostante il buon livello di questi lavori, il nome di Don’t Nod è tornato nuovamente sotto i riflettori con Lost Records, titolo che ripercorre la strada già segnata da Life Is Strange e si è posto come una sorta di suo successore spirituale.

Ecco perché quando Aphelion è stato annunciato durante l’Xbox Showcase del giugno scorso, ha attirato l’attenzione di tanti, che si sono chiesti quale strada avesse intrapreso Don’t Nod e soprattutto come ci avrebbe spezzato il cuore questa volta.

Dopo aver esplorato in lungo e largo il pianeta di Persephone in compagnia di Ariane e Thomas possiamo dire che Don’t Nod non solo ha deciso ancora una volta di uscire dalla sua comfort zone, ma è stata in grado di distaccarsi completamente da questa, offrendo un’esperienza non paragonabile ad alcuno dei suoi lavori passati e in grado di toccare tematiche che vanno ben oltre le esperienze personali dei singoli protagonisti, espandendosi a problematiche sociali e politiche che affrontiamo ogni giorno.

A valorizzare questo realismo narrativo vi è la collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea – ESA – che ha permesso di conferire un’inedita autorevolezza a tematiche urgenti come il cambiamento climatico, la colonizzazione spaziale e l’impatto predatorio dell'uomo sugli ecosistemi. Grazie a questo supporto tecnico e concettuale, la narrazione evita le semplificazioni e i cliche in cui sono caduti tanti altri videogiochi che hanno provato a toccare tali tematiche. La presenza dell'ESA trasforma la finzione in una proiezione verosimile, trattando l'espansione umana tra le stelle non come un'avventura fantastica, ma come una questione di responsabilità scientifica e politica che riflette specularmente le crisi del nostro presente.

Cambiamento climatico e colonizzazione spaziale. Una trama attuale

Siamo nell’anno 2062, la terra sta diventando un pianeta inabitabile a causa dei cambiamenti climatici incontrollati.
Le catastrofi naturali, come piogge torrenziali, inondazioni e innalzamento delle temperature hanno reso la popolazione globale un’enorme orda di migranti climatici costretti a rifugiarsi in basi situate sulle alture della Groenlandia.

L’ESA e altre organizzazioni spaziali hanno scoperto la presenza di un nono pianeta ai confini del sistema solare, Perspehone, che rappresenta la migliore, se non unica, possibilità di salvezza per l’umanità.

Hope-01, la prima missione con equipaggio dell’Agenzia Spaziale Europea, con a bordo i due astronauti Ariane Monclair and Thomas Cross, viene inviata per valutare il grado di abitabilità del pianeta.
Tuttavia, una volta entrati nell’atmosfera di Persephone, la loro astronave ha un guasto che li costringe a un atterraggio di fortuna che divide i due astronauti.
Durante il loro percorso per ricongiungersi e completare la loro missione verso la Sorgente, area che secondo i calcoli è fondamentale per l’abitabilità del pianeta, i due protagonisti si trovano a fare i conti con i segreti e i pericoli che Persephone custodisce.

Due personaggi, due tipologie di gameplay

Aphelion non è il tipico gioco di Don’t Nod.
Al netto dell’assenza di scelte che impattino sugli eventi narrati, la più grossa novità è la presenza di due diversi approcci al gameplay strutturati attorno ai due personaggi.

I momenti con Ariane sono dedicate all’esplorazione delle ambientazioni del pianeta, con una serie di meccaniche legate all’arrampicata che ci aiuteranno a superare le colline e montagne di Perspehone. I capitoli con Thomas hanno un andamento più lento e focalizzato all’investigazione dei fatti accaduti sul pianeta.

I due gameplay si differenziano anche per le diverse attenzioni richieste al giocatore. Quando si controlla Thomas è essenziale tenere sotto controllo il livello dell’ossigeno della sua tuta, mentre nelle sessioni con Ariane è importante padroneggiare i suoi movimenti e il livello dell’equilibrio sui vari terreni del pianeta.

Entrambi gli astronauti potranno contare sulla stessa tipologia di attrezzatura, integrata nella tuta spaziale, che viene però usata in maniera diversa. Sia Thomas che Ariane hanno in dotazione un rampino che li aiuta a superare una serie di location, un pathfinder utile ad orientarsi sul pianeta e un lettore di frequenze EMP che aiuta a interfacciarsi con il campo elettromagnetico di Persephone.

Aphelion propone anche una serie di momenti stealth durante i quali dovremo superare una serie di aree senza farci scoprire dalla Nemesi, nemico cieco che è però dotato un udito sopraffino; cosa che crea non pochi problemi date che Persephone è un pianeta coperto di acqua e quindi ogni nostro passo può rivelare la nostra posizione.

Non manca poi una serie di collezionabili, inseriti abilmente nelle ambientazioni, che aiutano a fare maggiore chiarezza sui segreti che il pianeta cela.

Come si può evincere, Aphelion non punta a rinnovare o rivoluzionare il genere; guarda alle esperienze passate di Don’t Nod come Banishers e Jusant, proponendo delle meccaniche che forse avrebbero beneficiato di una maggior diversificazione e profondità, così come non avrebbe stonato la presenza di ulteriore equipaggiamento in loco, che sarebbe stata giustificato dalla trama del gioco.

Un mondo alieno tanto reale quanto terrificante

Sul piano tecnico Aphelion conferma la volontà di Don’t Nod di elevare l’asticella dei suoi prodotti, come già visto con Lost Records.

Visivamente siamo, forse, di fronte al miglior prodotto della software house. I modelli di Ariane e Thomas rasentano il fotorealismo e mostrano un’enorme attenzione alle espressioni facciali dei due personaggi.

Ma è nelle ambientazioni di Persephone, vero protagonista del gioco, che Aphelion stupisce.
Le distese e le montagne ghiacciate del pianeta sono state modellate con una cura monumentale che personalmente mi ha più volte portato alla memoria i fiordi norvegesi in inverno; località idealmente non lontana dalle Isole Svalbard, le lande islandesi o le sistese artiche che il team ha studiato e utilizzato per la costruzione dei vari ambienti di gioco.

Da sottolineare poi che Aphelion pone una forte attenzione anche alla gestione della luce solare, e al modo in cui questa reagisce con un pianeta ai confini del suo sistema, e alla composizione geologica del pianeta: due elementi che sono stati costruiti basandosi sui dati reali relativi agli oggetti trans-nettuniani e alle lune ghiacciate Europa ed Encedalo.

Aphelion è un gioco che dà il suo meglio se giocato con un buon paio di cuffie, possibilmente con audio 3D.
Persephone è un pianeta vivo e lo comunica tramite i suoi continui scricchioli e rimbombi dei ghiacciai o gli ululati del vento tra le composizioni rocciose.
Tutto riesce a trasmettere non solo un senso di profonda solitudine, ma anche l’ostilità intrinseca del pianeta.

L’unione del soundscape e l’attenzione alla ricostruzione ambientale mette subito in chiaro che Ariane e Thomas non sono esploratori di un mondo a loro disposizione, bensì granelli minuscoli e fragili perso in un ambiente titanico che è indifferente al loro passaggio.

È doversoso soffermarsi sulla colonna sonora di Aphelion, scritta da Amine Bouhafa, già compositore della colonna sonora del film The summit of the gods.

La colonna sonora del gioco guarda ovviamente alle esperienze passate di Bouhafa, ma ha anche tantissimi riferimenti a – manco a dirlo – Interstellar e Alien, e punta trasmettere il senso di magnificenza sia del pericolo che della missione dei due astronauti.

Per fare ciò, Bouhafa si è affidato a due strumenti totalmente fuori dal comune.
Il Cristal Baschet, che secondo il compositore è uno strumento alieno poiché per essere suonato necessità di immergere le mani nell’acqua, dando dei suoni difficilmente ricreabili con altri strumenti.
Il secondo strumento è stato l’organo della chiesa di Saint Eustache; uno strumento enorme ma capace di sonorità leggere, in grado di riportare l’ambivalenza di Persephone, a volte accogliente, altre pericoloso.

Aphelion è la piena maturità di Don’t Nod

Aphelion è l’opera più matura di Don’t Nod e conferma che la software house non è più ancorata ad esperienze narrative basate sui sentimenti dei suoi protagonisti, ma è capace di trattare tematiche sociali e politiche più ampie e attuali accompagnandole con diversi sistemi di gameplay.

Ad avallare questa piena maturità vi è la collaborazione con l’ESA, vero pezzo forte della produzione, che agisce non solo come consulente d’eccezione ma anche come ponte tra realtà e fantasia.
Persephone e le sue lande ghiacciate non esistono, tuttavia l’attenzione con cui il pianeta è stato creato è basata su quanto già osservato sulla terra e nell’universo.

Camminando tra i ghiacciai di Persephone non si può non pensare che è esattamente così che sentiranno in futuro gli astronauti che metteranno piede su Europa, luna ghiacciata di Giove, Encedalo di Saturno, oppure sulla meno famosa ma più simile a Persephone, Ganimede: luna ghiacciata di Giove che possiede un proprio campo magnetico ed è formata da strati di acqua e ghiaccio che rendono la formazione della vita altamente possibile. Elementi che lo rendono l’osservato speciale della missione Juice dell’Agenzia Spaziale Europea.

Al netto della necessità di alcune migliorie al gameplay, è difficile trovare delle criticità in Aphelion, soprattutto se lo si considera come un momento di uscita dalla comfort zone per Don’t Nod che indica la strada per le esperienze future.

La maturità di Don’t Nod è riscontrabile anche nei riferimenti culturali a cui Aphelion si rifà. Vi sono gli ovvi richiami ad esperienze cinematografiche come La Cosa, Interstellar e Alien, ma anche la volontà di interfacciarsi con tematiche meno pop e più politiche.
Ariane e Thomas ci costringono a riflettere sugli effetti della New Space Economy, con aziende come SpaceX e Blue Origin che stanno ampliando l’impatto dell’antropocene ben oltre i confini terrestri.
Ma vi è anche il tema attualissimo dei cambiamenti climatici, che già oggi crea decine di milioni di migranti climatici, che non sono riconosciuti e protetti dalla Convenzione di Ginevra.

L’impatto dei cambiamenti climatici non è visibile in Aphelion, ma è onnipresente nelle email, nelle conversazioni, nei messaggi e nei ricordi dei due personaggi.
Non sappiamo se tra 36 anni saremo costretti a rifugiarci in delle basi in Groenlandia, ma sappiamo che già oggi in Bangladesh le zone costiere non sono più coltivabili per via dell’innalzamento dei mari, che il Laghi Ciad e d’Aral oggi sono delle pozzanghere o che il Kiribati sta già organizzando il trasferimento della sua intera popolazione altrove, diventando il primo paese a pianificare la sua morte geografica.

Quanto mostrato in Aphelion non è un “se”, ma un “quando”.
Un domani che non abbiamo ancora toccato del tutto, ma che stiamo pian piano costruendo e la cosa non può non farci sentire impotenti e terrorizzarci.