JoJo's Bizzare Adventure All Star Battle R torna il picchiaduro della famiglia Joestart

Questa è una JoJo Reference?

di Fabio Fundoni

E' davvero difficile non aver mai sentito parlare delle Bizzarre Avventure di JoJo, manga che dal 1987 continua imperterrito a mostrarci l'arte di Hirohiko Araki, autore capace di creare uno stile inconfondibile e amatissimo. Per sommi capi, parliamo di una saga generazionale che vede seguire, di capitolo in capitolo, le avventure della famiglia Joestart e le sue varie diramazioni contro nemici sempre più folli ed agguerriti. Se per alcuni anni JoJo è stato un prodotto quasi di nicchia (ehi, ho detto "quasi"), con l'avvento del web è diventato un fenomeno di massa anche grazie a decine e decine di meme, per non parlare delle ormai proverbiali "JoJo Reference", citazioni sparse un po' ovunque e che richiamano la saga e i suoi protagonisti. I nostri amati videogame hanno spesso attinto più o meno chiaramente dall'opera, basti pensare a Paul di Tekken che riprende la figura di J. P. Polnareff, Guile di Street Fighters che sembra essere stato separato alla nascita da Rudolf Von Stroheim o la marea di citazioni presenti in Persona 5. Resident Evil, Warcraft, Soul Calibur, Team Fortress e via dicendo: le JoJo Reference sono praticamente ovunque. Leggere JoJo o guardarne gli anime ci catapulta in un mondo fantastico a cui noi italiani dedichiamo sempre un occhio di riguardo visto l'amore di Araki per il nostro paese, tanto che tra i suoi protagonisti i nostri compatriotii sono tantissimi e una serie, Vento Aureo, è stata interamente ambientata lungo lo stivale. 

Punto forte della creazione di Araki sono i combattimenti, inizialmente più fisici e basati sulle onde concentriche, l'energia vitale gestita dal respiro e poi esplosi con l'intuizione degli stand, veri e propri alter ego spirituali dei protagonisti, dotati dei poteri più vari che la fantasia di Araki è stata capace di creare. Inutile usare questo spazio per andare a scavare oltre e come avrete ben capito quando si cita JoJo la mia anima da fan parte per la tangente, ma un punto rimane: se non avete nemmeno sentito nominare le Bizzarre Avventure di JoJo, l'unica spiegazione è che abbiate passato gli ultimi 35 anni pietrificati dentro a una pilastro. Si, questa era una JoJo Reference! Secondo voi un fenomeno simile poteva non approdare nel mondo dei videogames? Certo che no, tanto che il primo titolo è stato un JRPG apparso su Super Nes nel 1993, con la produzione che ha poi virato sul mondo dei picchiaduro. Arriviamo così, con un balzo degno di Will Zeppeli, al 2013 con l’uscita di JoJo's Bizarre Adventure: All Star Battle su PlayStation 3, titolo a incontri che metteva a fronteggiarsi personaggi presi da tutti gli archi narrativi dell’opera con alcune aggiunte. Nonostante il prodotto non fosse perfetto riuscì ad avere un discreto successo (ben più che discreto, in terra nipponica) che si è tradotto con la scelta di svilupparne una versione riveduta, migliorata e corretta per console di ultima e penultima generazione, compresi Nintendo Switch e PC, con il nome di JoJo's Bizarre Adventure: All Star Battle R che abbiamo testato su PlayStation 5 per capire la reale portata del lavoro dei CyberConntect2. 

Ci siamo presi qualche giorno, prima di scrivere queste righe, in modo da poter provare sia il gioco in singolo che il multiplayer online, così da trovare i server a pieno regime e colmi di contendenti. Come era ovvio, l’offerta di gioco non cambia più di tanto, alla base abbiamo sempre un picchiaduro a incontri che vede, però, le proprie meccaniche rinnovate e raffinate, per quanto non rivoluzionate. Partiamo dal roster che si attesta a 51 personaggi, guadagnando tutti i DLC della versione originale e regalando nuove chicche come Speedwagon, Pet Shop e Diego Brando, tutti perfettamente caratterizzati. Ancora una volta il lavoro di resa dei protagonisti è semplicemente certosino a partire da fattezze, pose, animazioni (davvero ottime) e doppiaggio giapponese (ma tutti i testi sono in italiano). Questo si riflette in game, dove movimenti e stile di combattimento risultano perfettamente cuciti sui lottatori e vanno a creare character squisitamente unici e  estremamente differenziati rispetto al resto dei lottatori. Facile capire che questo si traduca in una enorme varietà e che prima di aver imparato a dominare ogni personaggio, passerete tantissime ore di gioco. Giocando è abbastanza chiaro che alcuni risultino maggiormente facili da padroneggiare nell’immediato, mentre altri paiono avere una marcia in più rispetto alla media, vedi Dio Brando in versione dotata di stand o il presidente Valentine.

Un gameplay a cavallo tra onde concentriche e stand

Il set di comandi si basa su colpi base e mosse speciali utilizzabili tramite apposite combinazioni (mediamente semplici), super colpi legati a una barra da far caricare, parate, schivate e le novità di questo remake: la possibilità di usare una breaker per fermare le combo avversarie e il poter portare in combattimento un personaggio di supporto. Interessante questa ultima opzione, perché in base al personaggio che sceglieremo avremo un utilissimo compagno da richiamare un numero limitato di volte per infliggere danni o usare un'ulteriore opzione di breaker. Facile capire come tutto questo inserisca nuove possibilità di personalizzazione, visto che oltre ai tanti protagonisti da scegliere si scatena un sistema di incroci e abbinamenti molto intrigante. Rispetto all'originale il gameplay è quindi migliorato? Si, ma senza riuscire a fare un reale salto di qualità. Rimane la possibilità di attivare o no una modalità di “combo facile con super mossa” gestibile con la pressione continuata di un solo tasto e le novità danno una certa profondità in più, ma non siamo ancora ai livelli dei migliori esponenti del settore, con situazioni troppo spesso caotiche, meccaniche abbastanza basilari e qualche saltuaria imprecisione nelle collisioni. Migliora però il frame rate che si fissa sui 60 FPS rendendo più fluida tutta l’azione e ancor più gradevole l’impatto grafico che risulta estremamente ben fatto grazie a un ottimo utilizzo del cell shading, soprattutto parlando dei combattenti. 

Più anonime le arene che sebbene prese dalle ambientazioni originali, risultano mediamente vuote, nonostante in alcune ci siano elementi di disturbo che potrebbero ferire i contendenti, a dare ulteriori fattori da tenere in considerazione nella battaglia. Ad ogni modo il lavoro svolto dal punto di vista grafico è positivo, così come per l’audio, e si va a inserire in un contesto che si traduce in una cascata di citazioni e situazioni che faranno la gioia degli appassionati. Ma, a conti fatti, JoJo's Bizzare Adventure All Star Battle R riesce davvero a soddisfare a pieno i fan della saga? La risposta è, più che mai, un “ni”. Osservare i propri eroi è una vera gioia per gli occhi, vederne i movimenti e coglierne le frasi classiche, magari anche quelle personalizzate in base all’avversario, sono tutti elementi che concorrono a una grande operazione di “service”. Le modalità di gioco, invece, lasciano abbastanza a desiderare dal punto di vista del contesto. Ci si può allenare, guardare modelli e bozzetti, ascoltare voci e musiche, modificare alcuni elementi dei personaggi sbloccando colori e via dicendo, combattere in una modalità arcade che ci vedrà affrontare otto avversari uno dopo l’altro o cimentarci a sfidare una serie di nemici infiniti, insomma nulla di eclatante. C’è poi l’All Star Battle che dovrebbe rappresentare il succo del single player e che invece risulta una occasione ampiamente gettata alle ortiche. Ogni stagione di JoJo è stata riprodotta in una o più sezioni, dove ci limiteremo a combattere battaglie appartenenti alla trama o altre inventate di sana pianta così da creare delle situazioni del tipo “e se fosse successo questo?”. 

In una manciata di sfide andremo a completare i pannelli che saranno ravvivati da alcuni modificatori a inizio battaglia, come avere la difesa diminuita, l’attacco aumentato e via dicendo. Ecco, non vi è praticamente nulla che riporti a dovere la trama e il contesto delle situazioni, lasciando tanto amaro in bocca a chi avrebbe gradito rivivere con maggiore enfasi trame che hanno fatto la storia del fumetto giapponese. La presenza di alcune missioni segrete da portare a termine per sbloccare vari bonus, non aiuta più di tanto a migliorare la situazione. Rimane a consolarci il multiplayer online dove possiamo sfidare utenti da tutto il mondo. Se prima dell’apertura dei server la situazione era ovviamente desolante, con l’uscita del gioco nei negozi fisici e digitali ci siamo ritrovati a combattere a ritmo serrato e, sorpresa delle sorprese, nonostante il titolo abbia ricevuto tantissime critiche per la mancanza di rollback, il sistema che va a coprire eventuali ritardi di input, abbiamo registrato, giocando con una connessione a fibra ottica, una situazione davvero confortante. In decine e decine di sfide ci è capitato solo una volta di avere problemi di stabilità, mentre tutte le altre, la partita è filata liscia, sia che fossimo in modalità amichevole che competitiva. 

JoJo's Bizzare Adventure All Star Battle R è un buon picchiaduro, soprattutto se siete JoJo-maniaci come il sottoscritto, ma resta il fatto che alcune scelte fanno si che non si sia davanti a quello che poteva essere il gioco “definitivo” legato al brand. Un occhio di riguardo maggiore verso una modalità “storia” e una ulteriore pulizia del gameplay avrebbero potuto fare miracoli, ma rimane comunque il fatto che per chi ama Jotaro, Joseph e compagnia bella, il gioco vale la candela, anche per la scelta di metterlo in vendita al prezzo budget di 50 euro circa. 

Una piccola digressione musicale

A margine della nostra recensione, spendiamo qualche riga per il discorso "nomi" che ormai accompagna JoJo da tempo. Come molti di voi sapranno, Araki è un grandissimo appassionato di musica e sin dagli albori della saga ha utilizzato come spunto per i nomi di personaggi e stand, band e brani a lui graditi. Più JoJo è diventato famoso, più sono iniziati a sorgere problemi di diritti d'autore tanto che, sia in All Star Battle che negli ultimi anime, alcuni personaggi hanno dovuto cambiare nome storpiando l'originale o variandolo in toto.

Per fortuna alcuni si sono salvati dalla mannaia dei marchi registrati, ma altri lasceranno l'amaro in bocca ai fan di vecchia data. Fermo restando che ogni variazione non è assolutamente colpa di nessuno se non del fatto che in origine Araki forse non si aspettava di raggiungere il successo mondiale e di affrontare simili problemi, se da un lato il boston terrier Iggy mantiene l'omaggio all'inossidabile Iggy Pop, lo stand Foo Fighters diventa un più innocuo F.F., si salva (e ne siamo sollevati) Jean Pierre Polnareff, ma Acideecy per non suonare troppo simile agli AC/DC diventa Esidesi (questa non la capirò mai…) e via dicendo, con tantissime citazioni che sono andate perse o quasi.

Emblematico il caso dei fratelli Oingo Boingo (qui presenti solo come comparse nei menù) che, per non incorrere nelle ipotetiche ire dello studio legale dell'omonima band di Richard Elfman, sono diventati… Zenyatta Mondatta, pari pari al titolo di un famoso album dei Police. Perché Araki evidentemente perde il pelo ma non il vizio. E noi lo amiamo così. Ah, tanto per gradire, quando il manga di JoJo iniziava a macinare successi sulla collana intitolata Action della Star Comics, il gruppo musicale tedesco Mr. President usciva con il brano "JoJo Action". Un omaggio? O un casuale contrappasso? Fate voi. Fatto sta che che tutto quello che ruota attorno alle Bizzarre Avventure di JoJo è appunto… bizzarro!